Nell'ordine questo quanto postato dalla camerata fascista, Meloni Giorgia, nelle ultime ore, dimostrando ulteriormente che da quando ha perso il referendum, oramai ha completamente perso la trebisonda.
Prima dichiarazione:
"Quanto accaduto a Bologna è inaccettabile.
Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno.
Ma nulla può giustificare la violenza contro le Forze dell’Ordine. Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità: cercava lo scontro.
Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero Corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio".
In pratica, la fascistissima premier Meloni si inventa una realtà parallela per far credere a dei cerebrolesi - perché oramai chi le dà credito può essere solo gente priva di cervello - che le circa 20mila persone che ieri hanno riempito Piazza del Nettuno per ascoltare in religioso e commosso silenzio le parole della nipote di Abderrahim Fakir.
Questa disgraziata, provocatrice fascista, che indegnamente ricopre la carica di presidente del Consiglio, vuole incendiare le piazze perché oramai sa che non è più in grado di governare il Paese… dopo averlo SGOVERNATO per quattro anni. Nonostante il PNRR adesso non ha il becco di un quattrino neppure per l'ennesimo bonus con cui "dovrebbe" calmierare il prezzo del diesel che, pertanto, causerà l'ennesimo aumento dell'inflazione.
E non è finita qua.
La disgraziata ha pure avuto il coraggio, oltre cha la faccia come il …. per rilasciare anche quest'altra dichiarazione a ulteriore dimostrazione che ha completamente perso la testa:
"Leggo che alcuni esponenti dell’opposizione mi chiedono di prendere le distanze da un video realizzato con l’intelligenza artificiale, diffuso da un altro partito di opposizione, nel quale sono stata inserita a mia insaputa.
Lo faccio senza alcuna esitazione. Quel video non appartiene al mio modo di essere, né al mio modo di intendere il confronto politico. Ho sempre pensato che la politica debba misurarsi con le idee, con il consenso e con il voto dei cittadini, mai con l’intimidazione, con l’odio o con la rappresentazione violenta dell’avversario.
Proprio per questo, però, mi aspetto la stessa chiarezza da chi oggi mi rivolge questo appello.
Mi aspetto che gli stessi esponenti della sinistra trovino il coraggio di prendere le distanze quando un assessore del Partito Democratico arriva a evocare i fucili contro gli avversari politici. Mi aspetto la stessa fermezza quando autorevoli rappresentanti istituzionali della sinistra, davanti a vicende ancora al vaglio della magistratura, scelgono di alimentare un clima di contrapposizione che finisce per delegittimare le Forze dell’Ordine e offrire il pretesto a chi trasforma le piazze in luoghi di violenza.
La condanna delle parole d’odio, di ogni incitamento alla violenza e di ogni forma di intimidazione politica non può valere solo quando è utile alla polemica del momento. Deve valere sempre. Senza eccezioni. Senza doppi standard.
Considero da sempre la violenza, in qualsiasi forma si manifesti, una dimostrazione di debolezza e di insicurezza. Chi è davvero forte non ha bisogno di ostentarlo. È una convinzione che non cambierò mai.
Per questo continuerò a respingere ogni forma di odio e di violenza, a difendere il confronto civile e a rispettare il lavoro di chi serve lo Stato, anche quando significa assumersi la responsabilità di esporsi in prima persona.
Mi auguro che tutti abbiano lo stesso coraggio".
Poveraccia… la "signora" Meloni, da grande comunicatrice è addirittura diventata una povera mentecatta, nelle mani di un ex generale che si vuole reinventare Benito Mussolini e che le sta togliendo voti su voti ogni giorno che passa.
La dichiarazione con cui Giorgia Meloni ha preso le distanze dal video realizzato con l'intelligenza artificiale in cui compare anche lei contiene un passaggio che, forse involontariamente, apre una questione politica ben più ampia del caso in sé.
La presidente del Consiglio afferma di non riconoscersi in quel video, di respingere ogni forma di odio, intimidazione e rappresentazione violenta dell'avversario politico. Parole nette, condivisibili sul piano dei principi. Ma è proprio qui che nasce il corto circuito.
Se davvero quel contenuto fosse considerato da Meloni un attacco gravissimo alla propria immagine e un episodio incompatibile con il confronto democratico, la reazione politica più dura sarebbe stata un'altra: individuare il responsabile della diffusione del video, denunciarne pubblicamente il comportamento e, se ne avesse ravvisato i presupposti, intraprendere anche un'azione legale a tutela della propria immagine e della propria reputazione.
Una scelta del genere avrebbe avuto inevitabili conseguenze politiche.
Roberto Vannacci, in qualità di europarlamentare, avrebbe potuto invocare le tutele previste dal suo status parlamentare qualora fossero state ritenute pertinenti al caso. A quel punto la vicenda avrebbe assunto una dimensione istituzionale, coinvolgendo anche il Parlamento europeo nelle eventuali procedure previste per le immunità parlamentari.
È ciò che molti leader politici farebbero se l'obiettivo fosse quello di isolare definitivamente un avversario, rappresentarlo come incompatibile con il proprio progetto politico e segnare una distanza non solo personale, ma anche istituzionale.
Meloni, invece, sceglie una strada diversa.
Prende le distanze dal video, ma non dal suo autore. Condanna il metodo, ma evita accuratamente di trasformare la vicenda in uno scontro diretto con Vannacci. Non chiede conseguenze politiche, non ne invoca l'emarginazione e non lascia intravedere alcuna volontà di rompere i rapporti con lui.
È una scelta che può essere letta in molti modi, ma uno appare difficilmente ignorabile: Meloni sembra evitare qualsiasi iniziativa che possa compromettere definitivamente i rapporti con l'eurodeputato.
Per questo la sua dichiarazione assume un significato politico che va oltre il testo stesso. Nel momento in cui avrebbe potuto marcare una distanza definitiva da Vannacci, sceglie invece una posizione che, nei fatti, mantiene aperto ogni scenario futuro.
Naturalmente nessuno può affermare con certezza che esista già un progetto di alleanza tra Fratelli d'Italia e Roberto Vannacci. Sarebbe una conclusione che, allo stato, non trova conferme. Ma la scelta della presidente del Consiglio di non trasformare questo episodio in una rottura politica rappresenta un segnale che, inevitabilmente, non lascia altra interpretazione.
Perché, se davvero l'intenzione fosse stata quella di chiudere definitivamente ogni spazio politico nei confronti di Vannacci, questa vicenda avrebbe offerto l'occasione perfetta per farlo. Meloni ha scelto di non percorrere quella strada. Ed è proprio questa scelta, più ancora delle parole pronunciate, a costituire il vero elemento politico della vicenda.
E per ultimo, non bisogna dimenticare la cosa ancor più importante… non è possibile andare avanti per più di un anno in queste condizioni: o che si voti subito o che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenga per porre fine ad un clima che il governo sta spostando verso un colpo di Stato silenzioso per colpire le fondamenta della nostra democrazia.


