E così, mentre gli italiani cercano il cappotto dell'anno scorso e il riscaldamento resta spento “per responsabilità”, il governo Meloni ha scoperto che il nuovo confine da difendere è l'Artico. Sì, proprio lui: ghiaccio, orsi polari e pinguini (che non c'entrano nulla, ma fa colore). L'Italia, Paese a forma di stivale immerso nel Mediterraneo, ha deciso che il Polo Nord è praticamente dietro casa. Un attimo e ci arriviamo... magari in pedalò.

La nuova Strategia Artica Italiana è stata presentata da alcuni ministri del governo Meloni con tono solenne a Villa Madama, perché certe cose vanno annunciate con tutti i crismi: l'Artico è “un confine dell'Europa da proteggere”. Finalmente qualcuno che lo dice. Dopo secoli di distrazione, abbiamo capito che il vero pericolo non è l'erosione delle coste italiane, ma lo scioglimento di quelle groenlandesi. Priorità.

Dieci anni fa l'Artico era cooperazione, scienza, strette di mano tra ricercatori con il maglione norvegese. Oggi no: oggi è geopolitica dura, superpotenze, rotte commerciali, materie prime e Donald Trump che guarda la Groenlandia come un investitore immobiliare guarda un attico vista mare. E l'Italia, che nel documento presentato oggi si definisce con umiltà “un vicino lontano che si sta avvicinando”, ha deciso che è ora di smettere di guardare da lontano e iniziare a dire la sua. Da protagonisti, possibilmente.

Giorgia Meloni, dal Giappone (perché le grandi rivelazioni artiche funzionano meglio se annunciate dall'altra parte del mondo), ci rassicura: quello che succede nel Grande Nord riguarda tutti noi, il nostro benessere, la nostra prosperità e la nostra sicurezza. 

L'obiettivo è nobile: preservare l'Artico come area di pace, cooperazione e prosperità. Il tutto, ovviamente, con una robusta presenza Nato, perché non c'è nulla che favorisca la pace come qualche asset militare piazzato strategicamente tra i ghiacci.

Antonio Tajani entra in scena con il pragmatismo di chi vede l'Artico e pensa subito: export. La regione è ricca di materie prime? Bene. Ci sono nuove rotte marittime? Ottimo. Allora mobilitiamo le imprese. Missione imprenditoriale a Copenaghen, tavolo con grandi gruppi e PMI, difesa, energia, ambiente, spazio. Manca solo il prosecco artico e il pacchetto è completo. L'Italia non può restare indietro: se c'è qualcosa da internazionalizzare, noi siamo pronti. Anche a -30 gradi.

Il concetto è chiaro: cooperazione sì, ma fatturato pure. Anzi, soprattutto. Perché l'Artico sarà anche un luogo di ricerca scientifica, ma senza un buon piano export rischia di diventare solo un grande frigorifero inutile. L'unico punto oscuro rimane come tutto questo Bengodi possa esser sfruttato, visto che ancora l'isola è coperta dal ghiaccio... e non solo d'inverno. Ma tant'è...

Guido Crosetto alza ulteriormente la posta: il cambiamento climatico aprirà nuove vie di comunicazione che potrebbero incidere sul 40-50% dei passaggi a Suez. Tradotto: meno canali caldi, più canali freddi. E pensate cosa significa per i nostri porti, per le nostre aziende. L'Artico diventa improvvisamente una questione di logistica nazionale. Genova guarda il Polo Nord con occhi sognanti.

Certo, avverte Crosetto, non è una parte del mondo come le altre. C'è la Russia, che ha il confine più lungo e che, finita la guerra in Ucraina, potrebbe spostare lì risorse militari. Ma niente paura: anche la Nato si sta avvicinando, e Trump pure. Insomma, se c'è tensione, noi non vogliamo perdercela.

La conclusione è quasi poetica: l'Artico come “terra di nessuno” dove qualcuno deve costruire delle regole. E perché non noi? Non abbiamo accesso diretto, ma abbiamo peso, responsabilità e soprattutto una strategia aggiornata. In fondo, se non puoi arrivarci a piedi, ci arrivi con un documento di 40 pagine.

C'è un ulteriore aspetto di comicità nelle parole di Crosetto, rappresentato dal cambiamento climatico, sempre negato dalla destra fascista cui appartiene e che adesso è diventato strategico per il piano Artico.

In questa commedia dell'assurdo non poteva mancare la ministra Anna Maria Bernini, secondo cui l'Artico è il luogo dove l'Italia può dire la sua “da protagonista”. Politica estera, commercio, sicurezza, difesa, ricerca: tutto fuso insieme in un grande abbraccio istituzionale. La scienza non è mai stata così armata, e l'innovazione così ben scortata.

Morale: l'Italia ha deciso di giocare la partita artica. Con entusiasmo, con serietà, e con quella tipica sicurezza tutta nostra per cui, se il mondo cambia, noi arriviamo dieci anni dopo… ma con una strategia nuova di zecca. L'Artico trema. Non per il freddo: per l'arrivo dello stivale.