A meno di un mese dall’inizio delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, l’Arena Santa Giulia continua a far discutere. Il torneo maschile di hockey ghiaccio, uno degli eventi più attesi dei Giochi, dovrebbe trasformare il nuovo impianto milanese nel centro nevralgico dell’attenzione mondiale. Eppure, a oggi, il palazzetto appare più simile a un cantiere che a una struttura pronta ad accogliere i migliori giocatori del pianeta.

Assegnati all’Italia nel 2019, i Giochi avrebbero dovuto beneficiare di un’arena moderna e pienamente operativa già da tempo. Invece, chi vi accede si trova davanti una “cattedrale nel deserto”: un edificio esteticamente imponente ma circondato da gru, terreni sconnessi e aree ancora da completare. All’interno, spalti quasi vuoti nonostante i prezzi ribassati e temperature rigide che sollevano più di un interrogativo sulla funzionalità dell’impianto.

Il recente test event di hockey, valido per la Coppa Italia, ha aggiunto un ulteriore elemento di imbarazzo. La partita Caldaro-Varese è stata interrotta per alcuni minuti a causa di un buco nel ghiaccio. Gli atleti hanno minimizzato l’accaduto, definendolo un inconveniente “normale” su piste appena realizzate, ma le rassicurazioni non bastano a dissipare i dubbi.

A preoccuparsi non sono solo gli appassionati: anche la NHL, che invierà le sue stelle alle Olimpiadi, osserva con crescente attenzione. La sensazione diffusa è che si stia correndo contro il tempo per evitare una figuraccia internazionale. Mentre qualcuno parla di “miracolo” imminente, molti preferiscono definirla per ciò che appare: una situazione che sfiora la vergogna.