Italia, terra di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori e di trasmigratoti, attualmente aggiungerei di poveri, di disoccupati, di giovani “trasmigratori”, di pensionati, di corrotti, di inquinatori, di schiavisti e di cattolici.
La scritta scolpita sul Palazzo della Civiltà italiana che si erge a Roma nel quartiere EUR è stata estrapolata dal discorso di Mussolini risalente al 2 ottobre 1935 in occasione dell’inizio dell’aggressione militare contro l’Etiopia. Le ultime campagne colonizzatrici italiane furono concentrate in Africa, iniziarono nel 1882 con l'invasione di Assab e si estesero con la presa di Massaua, portando alla creazione dell’Eritrea, seguirono Somalia e Libia (dopo la guerra italo-turca 1911-12) e, più tardi, con l'Etiopia (conquistata nel 1936) nacque la colonia denominata “Africa Orientale Italiana” (AOI). L’avventura imperialista italica si concluse definitivamente alla fine della seconda guerra mondiale con la perdita di tutti i possedimenti.
Vorrei soffermarmi sul paese di santi - il nostro calendario ne è la prova indiscutibile - per chiarire che non solo l’Italia ma tutto il mondo non è un luogo di santi.
Mi ha colpito in maniera particolare la santificazione di papa Woytila, “pastore” straniero che salì sul trono della chiesa cattolica il 28 ottobre 1978 e lo lasciò il 2 aprile 2005 dopo 27 anni di pontificato. Sono convinta che la scelta non fu casuale perché occorreva una forza che destabilizzasse l’impero del male che dimorava nell’Europa orientale e chi meglio di un papa polacco poteva servire allo scopo? Alla guida di uno “staterello” così forte ed universalmente ben radicato in tutte le società - soprattutto occidentali - forte di un patrimonio immobiliare unico al mondo, una banca fiorente dedita alle opere pie al modico interesse del 30% per i suoi esclusivi clienti privati che non volevano avere problemi con il fisco e le procure italiane e un’economia sorretta a getto continuo da fiumi di entrate esentasse in tutte le valute del mondo e donazioni varie (preferibilmente immobili e gioielli).
Dietro l’ormai scontato paravento della democrazia e della libertà si celavano interessi puramente materiali che avevano poco a vedere con i valori spirituali e cristiani di una religione di stato come quella cattolica romana.
Nella nobile impresa di salvare dal demone del comunismo l’Europa orientale il papa polacco si avvalse dell’opera angelica di un monsignore americano, Paul Marcinkus, passato alla storia contemporanea per la sua gestione dello IOR che fu al centro di enormi scandali finanziari negli anni '70 e '80.
Occorre ricordare alcuni fatti molto importanti che sono accaduti in quel periodo che sono legati principalmente alla figura di Marcinkus e alla gestione della banca vaticana.
Nel 1978 fu eletto papa Giovanni Paolo I – papa Luciani – che morì in circostanze poco chiare (ma non troppo) dopo soli 33 giorni. Voci mormorarono (in Vaticano vige il segreto più assoluto pena l’inferno) “che Marcinkus fosse coinvolto, forse per averlo sedato (un po' troppo) per impedirgli di ripulire le finanze vaticane, che includevano i fondi dello IOR”. Occorre ricordare che nel 1972 il monsignore entrò in contrasto con l'allora patriarca di Venezia Albino Luciani (poi papa Giovanni Paolo I) riguardo alla cessione da parte dello IOR del 37% delle azioni della Banca Cattolica del Veneto al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, senza avvisare i vescovi veneti.
Giovanni Paolo II confermò Marcinkus alla guida dello IOR nel 1979, proteggendolo dalle inchieste italiane, nonostante le pressioni per le sue connessioni con il Banco Ambrosiano, fallito nel 1982 con debiti enormi e collegamenti con la mafia. In quanto presidente dello IOR rimase invischiato nello scandalo del crack ma grazie al passaporto diplomatico vaticano, riuscì ad evitare il mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dal giudice istruttore della Procura di Milano Renato Bricchetti.
Il monsignore svolgeva il ruolo di "banchiere" della Chiesa, gestendo ingenti fondi con cinica spregiudicatezza. Sicuramente godeva della protezione di potenti gerarchie, inclusa quella del papa in carica. Questo sinistro personaggio è stato associato all’omicidio di Calvi e a sospetti di riciclaggio e copertura di attività illecite. Addirittura si ipotizzò anche un suo coinvolgimento nella scomparsa di Emanuela Orlandi ma nulla è mai ufficialmente emerso.
Solo molto tempo dopo, con papa Francesco, lo IOR è stato gradualmente ripulito e reso più trasparente, chiudendo conti irregolari e ponendo fine a certe pratiche piuttosto opache. E aggiungo che papa Francesco è stato l’unico a sopravvivere a tale riforma.
Ma è nel contesto della caduta “dell’impero del male” che emerge la complessità della relazione che intercorse tra i due principali protagonisti della vicenda che culminò con l’abbattimento del muro di Berlino: da parte del pontefice polacco vi fu senza dubbio un rapporto di fiducia verso un individuo “che gestiva finanze delicate ma che divenne simbolo di un'epoca opaca e controversa, tra grandi affari, misteri e accuse di coinvolgimento criminale” e lo mantenne alla guida dello IOR nonostante le pressioni internazionali. Infatti lo percepiva come “un protettore del potere vaticano e della sua finanza poco trasparente e come un uomo forte per gli affari della Chiesa in un periodo di grandi cambiamenti post-conciliari e geopolitici”. Penso che una frase pronunciata dallo stesso monsignore possa definirlo esaurientemente: “Il Vaticano non va avanti con le Ave Marie”. In quel periodo storico e per gli obiettivi di politica internazionale programmati dal papa in Vaticano valse la massima: “Il fine giustifica i mezzi”.
Non fu certo l’amore per la democrazia e la libertà a spingere il papa a destabilizzare il blocco comunista dell’Europa dell’est ma l’odio viscerale contro un’ideologia che aboliva la proprietà privata e poneva l’ateismo come forma di libertà da ogni condizionamento dal potere esercitato dalle religioni sulle popolazioni, compresa quella della chiesa cattolica profondamente legata alla nobiltà che aveva domnato per secoli; non dimentichiamo che l’ascesa al trono di re ed imperatori dipendeva dall’incoronazione da parte del pontefice pro tempore di Roma. L’episodio di Canossa è emblematico e la presenza di un cardinale presso le corti europee come primo consigliere dei monarchi era d’obbligo.
Marcinkus sarà la figura chiave della politica di papa Wojtyla contro il comunismo.
“Con Roberto Calvi, Marcinkus imbastisce una rete di società fantasma nei paradisi fiscali di mezzo mondo, dove arrivano fiumi di soldi. Forte della benedizione vaticana, Calvi allaccia relazioni pericolose con Michele Sindona e il giro della Loggia P2, di cui è affiliato. La scoperta della P2 nel marzo 1981 lo priva dei suoi padrini. Nello stesso anno viene condannato per reati valutari, e finisce nel carcere di Lodi, dove tenterà il suicidio perché doveva restituire decine di milioni di dollari ai peggiori criminali nostrani: il mafioso Pippo Calò e la banda della Magliana. Rimesso in libertà dopo la prima condanna in attesa del processo d’appello, Calvi chiede indietro allo IOR di Marcinkus i soldi "prestati", ma invano. Verso la fine dell’agosto del 1981 decide di andare a Roma per incontrare Marcinkus con il quale avvia una trattativa che lo condurrà a ottenere dagli alti dirigenti dello IOR Luigi Mennini e Pellegrino de Strobel il riconoscimento - con delle lettere di patronage - che le principali società beneficiarie dei maxi prestiti che produrranno il crac del Banco ambrosiano erano di proprietà dello IOR ma come contropartita Calvi e l’Ambrosiano sollevavano lo IOR da ogni responsabilità. Come se il passaggio di quei fiumi di soldi fosse opera della provvidenza.” Tutti conosciamo il tragico epilogo della vicenda.

