A questo punto è interessante valutare le conseguenze derivate dalla destabilizzazione e lo scioglimento del Patto di Varsavia avvenuto nel 1991 e quanto abbia influenzato la Comunità europea sia politicamente che economicamente su quei Paesi e viceversa.
La profonda destabilizzazione politica dell’Europa orientale aprì la strada principalmente ad un sistema economico di libero mercato e larvate forme di democrazia, ma anche a periodi di incertezza, di conflitti e di corruzione, poiché i vecchi sistemi di controllo collassavano e nuove élite emergevano in un contesto di scarsa regolamentazione, con l'espansione della NATO e dell'UE che andavano ridefinendo i confini di sicurezza europea. Non so se quei popoli immaginassero il reale ruolo che gli era stato riservato dall’agognato stile di vita occidentale. Il capitalismo aveva trovato altre vittime da sfruttare e da assoggettare agli interessi degli Usa e dei suoi alleati europei. Penso anche che il termine “guerra fredda” nella realtà quotidiana dei popoli occidentali venisse percepita come due pure e semplici zone sulle quali le due superpotenze esercitavano una forte influenza, con la caduta del muro di Berlino i politici occidentali gridarono alla vittoria: la Russia aveva perso la guerra e loro erano i vincitori e come tutti i vincitori si avventarono sulle loro prede. Scattò immediatamente il programma di ampliamento della NATO e della EU che dette inizio ad una profonda riorganizzazione politica ed economica di quei paesi che versavano in un grave stato di arretratezza con l’intento di assoggettarli gradualmente agli interessi economici (e militari) degli USA e dei membri della Comunità europea che vedevano spalancarsi nuove prospettive di arricchimento con l’apertura di nuovi mercati e milioni di nuovi consumatori. Questo sovvertimento non ha portato pace e prosperità per tutti ma ulteriori divisioni e una guerra inutile ed estremamente pericolosa.
Una massa di speculatori e profittatori invasero quei paesi acquistando a prezzi stracciati immobili pregiati; l’imprenditoria predatoria iniziò immediatamente a delocalizzare gli impianti sfruttando i bassi costi della manodopera lasciando nei vari stati occidentali, senza alcun preavviso, migliaia di famiglie senza lavoro inoltre le delocalizzazioni hanno ulteriormente facilitato ed ampliato l’evasione fiscale con le sue devastanti conseguenze per lo stato sociale e le fasce fragili delle popolazioni. Per questo l’Italia in particolare ha subito ulteriori colpi alla sua già vulnerabile economia: 16 milioni di poveri di cui 5.800.000 in povertà assoluta sono il risultato di tali scelte economiche dettate dal sistema capitalistico.
Un altro aspetto inquietante che si è andato sviluppando è la graduale affermazione del totalitarismo in molti paesi dell’est (e non solo) quando per principio e vocazione dovrebbe sventolare la bandiera della democrazia come “condicio sine qua non” per appartenere alla evolutissima EU: un’altra foglia di fico è caduta mostrando una realtà sostanzialmente diversa.
Perché assorbire tutti i paesi dell’ex Patto di Varsavia nella NATO? Alcuni membri NATO ex-comunisti (come Polonia, Ungheria, Rep. Ceca, Romania, Bulgaria) partecipano al programma di condivisione nucleare NATO, denominato "Nuclear Sharing", che distribuisce armi nucleari americane in paesi NATO come Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Turchia.
Questo programma è definito: “(…) un concetto politico della NATO di deterrenza nucleare, volto a coinvolgere alcuni suoi paesi membri nella pianificazione per l'uso di armi nucleari tattiche e strategiche. In particolare prevede la fornitura, agli Stati membri sprovvisti di un proprio arsenale nucleare, di armi atomiche da parte di uno dei membri che invece le detiene, al fine di fornire addestramento all'utilizzo di queste armi in caso di guerra.
Sia il Movimento dei paesi non allineati e sia critici all'interno dell'alleanza militare credono che la "condivisione nucleare" della NATO violi gli articoli I e II del trattato di non proliferazione nucleare (TNP), che vietano il trasferimento e l'accettazione, rispettivamente, del controllo diretto o indiretto sulle armi nucleari.”
Mi sembra che sia un “concetto” poco chiaro e soggetto a molteplici e talvolta pericolose interpretazioni.
Sono portata a pensare che lo scontro in corso tra Ucraina e Russia verta proprio su questo “concetto”: l’addestramento all’uso di armi nucleari e testate nucleari americane affidate alla custodia dei vari paesi confinanti con il territorio russo costituiscono una notevole fonte di preoccupazione per Putin che ben conosce quanto siano labili i trattati internazionali sottoscritti.
Anche Trump è molto preoccupato per la sicurezza dei confini del suo paese per questo ha attaccato militarmente il Venezuela, rapito il suo presidente (e la moglie) e lo ha trascinato dinanzi la Corte Federale di New York con l’accusa di narcotraffico e terrorismo. Per il democratico Presidente USA anche la Colombia, Cuba e il Messico costituiscono fonti di preoccupazione per le vite degli americani e per tranquillizzare i suoi connazionali e tutelare gli interessi delle multinazionali ha promesso che sistemerà militarmente anche quei disturbatori della stabilità economica e sociale statunitense. Il Venezuela possiede il più grande giacimento di petrolio del Sudamerica, pur essendo vischioso e sabbioso (i costi di estrazione e raffinazione sono molto alti) rimane comunque una risorsa che la Cina non deve toccare.
Il giorno di Natale per celebrare cristianamente l’evento ha ordinato di bombardare alcune zone nord occidentali e centrali della Nigeria per colpire alcune basi di terroristi colpevoli di aver massacrato comunità cristiane. I suoi consiglieri dovrebbero sapere benissimo che in Nigeria i terroristi ammazzano sia i cristiani che i musulmani, questi ultimi in quantità superiori. Le mire degli Stati Uniti sulla Nigeria non riguardano solamente la tutela degli interessi petroliferi delle compagnie americane, ma anche le risorse minerarie che recentemente sono state valutate come “ingenti”. Giacimenti di litio, oro e di altre terre rare sono state individuati in 10 Stati nigeriani, tra cui il Kwara, confinante con il Sokolo colpiti entrambi dalle bombe americane.
La triste storia della popolazione palestinese finirà come è stato programmato dalle multinazionali e non dal diritto internazionale: relegati nella zona desertica a morire di stenti e per gli attacchi dei coloni e dell’esercito israeliano.
Tutti questi eventi bellici finalizzati a garantire la sicurezza dei confini in realtà celano - ma non più di tanto - l’acquisizione delle risorse che si trovano in abbondanza principalmente nei paesi emergenti del Sudamerica e dell’Africa che sono i più vulnerabili in tutti i sensi e quindi facili prede. Gli Stati Uniti mirano ad imporre la propria supremazia economico-militare al resto del mondo, alla Casa Bianca interessa non solo utilizzare a basso costo le risorse naturali che si trovano nel mondo ma anche impedire, soprattutto alla Cina, di concludere contratti per lo sfruttamento a lungo termine dei giacimenti di petrolio e altre materie prime, soprattutto le terre rare, che sono necessarie per sviluppare tecnologie avanzate.
Stiamo assistendo alla fine di un’epoca fatta di illusioni, il programma imperialista globale sta avanzando senza troppe difficoltà, l’ultima minaccia ha colpito anche gli alleati europei della NATO infatti Trump ha manifestato chiaramente l’intenzione di occupare la Groenlandia che fa parte del Regno di Danimarca.
La Groenlandia, diversamente dalla Danimarca, non fa più parte dell'Unione Europea, la nazione ha cambiato il suo status in Territorio Speciale dell'Unione Europea, un territorio dipendente che ha una relazione speciale con uno stato membro dell'UE infatti il governo danese gestisce le relazioni estere in cooperazione con il governo della Groenlandia, quest’ultima rimane un membro del Consiglio d'Europa e della NATO.
ll principale argomento avanzato dall’amministrazione Trump è la sicurezza nazionale. La Groenlandia occupa una posizione geografica fondamentale tra Nord America ed Europa, lungo le rotte aeree e marittime dell’Artico e dell’Atlantico settentrionale. Con lo scioglimento dei ghiacci, queste rotte stanno diventando sempre più navigabili e quindi strategiche.
Gli Stati Uniti sono già presenti sull’isola con la base militare di Thule (oggi Pituffik Space Base), un’infrastruttura centrale per il sistema di allerta precoce antimissile, la sorveglianza spaziale e il controllo delle attività militari russe nell’Artico. Rafforzare o rendere permanente il controllo americano sulla Groenlandia significherebbe, nella visione di Trump, consolidare un vantaggio strategico in una regione destinata a diventare sempre più rilevante.
Inoltre la Groenlandia è ricca di minerali rari, terre rare, uranio e altre risorse considerate fondamentali per le tecnologie avanzate, dalle batterie ai sistemi di difesa, fino alla transizione energetica. Gli Stati Uniti dipendono in larga parte dalla Cina per l’approvvigionamento di molte di queste materie prime. Avere accesso privilegiato alle risorse groenlandesi ridurrebbe questa dipendenza e rafforzerebbe l’autonomia strategica americana. Tra l'altro la Groenlandia non possiede le tecnologie di ultima generazione che gli Usa avrebbero, per sfruttare al meglio le risorse minerarie.
Gli alleati della NATO possono tollerare che i palestinesi vengano trucidati per far posto alle speculazioni edilizie del genero di Trump ma la Danimarca non è disposta a farsi scippare i giacimenti groenlandesi. Il diritto internazionale non è in crisi, è stato disintegrato dalle ciniche campagne militari che gli Stati Uniti hanno condotto in tutto il mondo per decenni, direttamente o indirettamente, per vincere la competizione con la Cina e la Russia. Oggi ci troviamo di fronte ad un paese dotato di un esercito potentissimo che è disposto a calpestare anche tutti i trattati pur di soddisfare i propri interessi: non si era mai visto prima che un membro della NATO potesse scontrarsi con un suo alleato. La caduta dell’impero del male ha lasciato il posto ad un altro impero, quello del capitale.
"Si può vivere in questo mondo senza preoccuparsi del denaro? Non si può dirigere la Chiesa con le Avemaria".
Paul Casimir Marcinkus
Monsignore e banchiere del Vaticano
(con la benedizione di papa Wojtyla)

