Ennesimo miracolo del governo Meloni: il nulla fatto manovra
"Il Parlamento ha approvato la Legge di Bilancio 2026. È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità.Proseguiamo nel percorso di riduzione dell'IRPEF per il ceto medio, nel sostegno alla natalità e al lavoro, nel rafforzamento della sanità pubblica e nel supporto a chi investe, produce e crea occupazione.Abbiamo lavorato per rendere strutturali misure già avviate e per rafforzare quelle che incidono realmente sulla vita quotidiana degli italiani, mantenendo fede agli impegni assunti.Un altro passo avanti per dare certezze alla Nazione e continuare a costruire un'Italia più solida, competitiva e capace di guardare al futuro con fiducia".
Questa l'allucinante e allucinata dichiarazione con cui la premier di Fascisti d'Italia, Giorgia Meloni, ha commentato la Manovra 2026 approvata quest'oggi in via definitiva alla Camera con 216 voti a favore (126 i voti contrari). Si tratta di una dichiarazione allucinante e allucinata perché questi, nella realtà, sono i contenuti dela nuova legge di bilancio.
Una manovra che tassa i molti, protegge i pochi e chiama tutto “equilibrio”
Chiamarla “legge di bilancio” è già un atto di generosità. Più correttamente, siamo davanti a un collage di misure disordinate che raccontano una verità semplice: lo Stato ha bisogno di soldi subito, e li prende dove è più facile, non dove è più giusto. I numeri di partenza sono già un campanello d'allarme: 10,5 miliardi di maggiori entrate contro 14,6 miliardi di maggiori spese. Il resto? Rinviato, spalmato, nascosto tra fondi svuotati e partite di giro. Altro che riforme strutturali.
Il feticcio del “taglio delle tasse”
Il taglio della seconda aliquota IRPEF dal 35 al 33% viene sbandierato come svolta epocale. In realtà costa quasi 3 miliardi l'anno e produce benefici modesti per i redditi medi, mentre i redditi alti vengono “sterilizzati” solo sulla carta, perché continuano a godere di mille altri canali fiscali agevolati. Un classico: si annuncia equità, si pratica marketing.
Rottamazione quinquies: il premio ai furbi
Torna anche la rottamazione, per l'ennesima volta. Debiti fiscali dal 2000 al 2023, interessi ridotti al 3%, rate lunghe e comode. Il messaggio è chiarissimo: pagare subito e pagare tutto è da ingenui. Chi ha evaso, ritardato o fatto finta di niente viene premiato. Chi ha rispettato le regole, ignorato. E lo Stato perde miliardi, ancora una volta.
Sanità: soldi sì, ma sempre insufficienti
Più fondi al SSN, certo. Ma spalmati negli anni e insufficienti rispetto all'inflazione sanitaria reale, mentre si taglia il fondo per i farmaci innovativi. Si finanzia la sanità pubblica con una mano e la si svuota con l'altra. È contabilità creativa applicata alla salute.
Pensioni: colpiti i lavoratori più deboli
Qui la manovra smette di fingere. Tagli ai lavoratori precoci e a chi fa lavori usuranti, stop al cumulo dei fondi per la pensione anticipata, TFR obbligatorio ai fondi anche per aziende più piccole. Tradotto: chi ha iniziato presto a lavorare e chi ha lavori pesanti paga il conto. I diritti diventano variabili di bilancio.
Tasse ovunque, a pioggia
Due euro su ogni pacco extra-UE sotto i 150 euro, aumento accise su sigarette, diesel e carburanti, RC auto più cara, Tobin Tax raddoppiata, ritenuta sulle fatture tra imprese. Una tassazione frammentata, regressiva, quotidiana, che colpisce consumi e lavoro reale, non grandi patrimoni o rendite strutturate.
Cultura, cinema e servizio pubblico: tagli chirurgici
Cinema tagliato di 200 milioni, RAI ridotta di 10 milioni. Non abbastanza per risanare, abbastanza per indebolire. La cultura resta sempre una voce sacrificabile, mentre si trovano risorse per armi, difesa e produzione militare, definite “strategiche”. Strategiche per chi?
Case, ISEE e distorsioni evidenti
L'innalzamento della soglia ISEE sulla prima casa fino a 200.000 euro nelle grandi città è l'ennesima misura che favorisce chi possiede già un patrimonio immobiliare, mentre gli affitti esplodono e la casa resta inaccessibile per chi non ha eredità alle spalle.
Il paradosso finale: lo Stato che si autofinanzia
PNRR e Fondo di Coesione usati per fare cassa, riserve auree dichiarate “del popolo” senza alcun effetto concreto, giochi a premi per finanziare il CONI. Lo Stato che gira soldi da una tasca all'altra e chiama tutto questo politica economica.
Questa manovra non è coraggiosa, non è riformista, non è equa. È una manovra di sopravvivenza, costruita per tenere insieme tutto senza risolvere niente. Colpisce lavoratori, consumatori e contribuenti fedeli, mentre continua a trattare evasione, rendita e poteri consolidati con estrema cautela. Il problema non è solo quanto si spende o quanto si tassa. Il problema è chi paga sempre e chi (quasi) mai. E anche questa volta, la risposta è fin troppo prevedibile.
E come se tutto questo non fosse già deprimente, c'è pure un altro aspetto negativo da sottolineare, riassunto così dall'onorevole Riccardo Magi: "La legge di bilancio, la più importante legge dello Stato, è stata di fatto esaminata da appena dieci senatori della Commissione Bilancio. Alla Camera dei Deputati è rimasto un solo ruolo: quello di passacarte. Se questo è il rispetto riservato alle istituzioni rappresentative e ai cittadini che eleggono i parlamentari, il Governo Meloni può anche mettere in vendita Palazzo Montecitorio!"
Per il verde Angelo Bonelli,
"questa è la manovra delle bugie perché voi siete un governo di bugiardi. Dovevate demolire la legge Fornero ma avete alzato l’età pensionabile. Dovete diminuire le tasse ma avete aumentato la pressione fiscale. Avete trasformato l’Italia in un’economia di guerra".
Per Elly Schlein, "è una manovra di promesse tradite. La prima preoccupazione degli italiani sono il carovita e le liste d’attesa per la sanità. Sono e cose che fanno la dignità quotidiana delle persone: mangiare e curarsi. Stiamo parlando che ci sono famiglie che stanno decidendo se ritardare il pagamento dell’affitto e il costo delle bollette e che ci sono 6 milioni di italiani che hanno rinunciato a curarsi. Una manovra che non è in grado di affrontare le prime preoccupazioni degli italiani è una manovra sbagliata. Di austerità e lo state anche rivendicando. Ma dopo tre anni di governo gli alibi sono finiti, il messaggio al governo è chiaro: non vi crede più nessuno".