Esteri

Trump 2028: l'assalto alla Costituzione

Ancora una volta, Donald Trump si fa gioco della democrazia americana. Lunedì, a bordo dell'Air Force One, il 45° presidente degli Stati Uniti ha escluso di candidarsi come vicepresidente nel 2028, ma ha lasciato volutamente aperta la porta a un suo terzo mandato: un atteggiamento che non è solo irresponsabile, ma pericolosamente anticonstituzionale.

Trump non smette di sfidare apertamente i limiti della legge fondamentale americana: il 22° emendamento vieta chiaramente a chiunque di essere eletto presidente più di due volte. Eppure, tra battute e "Trump 2028" stampate sui cappellini dei suoi seguaci, il presidente continua a insinuare che esistano scorciatoie legali per aggirare la Costituzione. Alcuni dei suoi alleati, come Steve Bannon, arrivano persino a proclamare piani per "aggirare" le norme costituzionali, definendo Trump uno "strumento della volontà divina". Una retorica da regime, non da politica civile... comunque credibile per una bella fetta di elettori americani!

Nonostante le sue affermazioni, i costituzionalisti escludono che Trump possa candidarsi anche come vicepresidente (facendo eleggere a presidente un burattino che poi si dimetterebbe una volta entrato in carica) perché, se non è idoneo a ricoprire la presidenza, la Costituzione lo esclude automaticamente anche come possibile candidato alla seconda carica dello Stato.

Eppure, su tale ipotesi, lui ci scherza su con la leggerezza di chi tratta le leggi come indicazioni, non obblighi. "Sarebbe troppo carino", ha detto, negando ironicamente ogni intenzione di aggirare il sistema. Ma il tono ambiguo e la persistenza delle allusioni lasciano aperta la porta a scenari grotteschi.

A questo punto, non si tratta più di speculazioni: Trump parla di un terzo mandato con entusiasmo - vantando a suo favore inesistenti risultati "migliori di sempre" -  osservando candidamente che non ha mai davvero pensato a combattere in tribunale per renderlo possibile. La serietà della sua dichiarazione si perde in un mare di dichiarazioni contraddittorie e giochi mediatici che finiscono per screditare la carica di presidente.

Lo Stato federale, costruito su regole chiare e limiti di mandato per evitare concentrazioni di potere, rischia di essere smantellata dalla volontà personale di un singolo, oltretutto un criminale. Il futuro del Partito Repubblicano è già confuso, con potenziali successori che si trovano a competere con un leader che rifiuta di lasciare la scena. Anche quando Trump parla dei suoi "grandi" collaboratori come Marco Rubio e JD Vance, non fa altro che sottolineare che loro possano godegfre solo do fama riflessa e che nulla sarebbero senza di lui.

È il momento di chiamare le cose con il loro nome: ciò che Trump sta mettendo in atto non è un programma politico, ma un'assalto sistematico ai principi fondamentali della democrazia americana. La Costituzione non è un ornamento da aggirare a piacimento; è la barriera tra la democrazia e l'autoritarismo. E Donald Trump, con le sue allusioni a un terzo mandato e le parole di Bannon che lo definiscono "strumento della volontà divina", ci ricorda quanto sottile sia il confine tra governo e spettacolo.

Se l'America non vuole diventare un laboratorio di escamotage legali e ambizioni personali, è ora che la Corte Suprema si ricordi che il suo ruolo è quello di difendere la Costituzione e non i desiderata di un criminale che, invece di servire il popolo, lo sta usando per arricchirsi.

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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