Il Festival di Sanremo non è soltanto un evento musicale, ma un appuntamento capace di unire generazioni, accendere emozioni e riflettere atmosfere che fanno parte della nostra cultura. In questa intervista Maria Teresa De Donato racconta il suo rapporto personale con il Festival, le sensazioni che prova nel seguirlo e il valore che attribuisce a uno degli spettacoli più iconici d’Italia. Uno sguardo autentico, intimo e sentito su ciò che Sanremo rappresenta oggi.

 Maria Teresa, cosa rappresenta per lei il Festival di Sanremo?

 Il Festival di Sanremo per me rappresenta una costante nel panorama culturale, artistico e musicale italiano. È una sorta di fiore all’occhiello della musica leggera italiana per tutti gli italiani nel mondo. 

 Ha un ricordo particolare legato alle serate del Festival nella sua vita personale?

 Iniziai a seguire il Festival di Sanremo da bambina, in un’era in cui la TV era immancabilmente in bianco e nero. L’aspettavo tutto l’anno e, quando arrivava, ero inchiodata davanti alla TV ad ascoltare le bellissime voci dei cantanti che vi prendevano parte. A prescindere da quali potessero essere le preferenze di ciascuno di noi, i testi delle canzoni erano significativi e si ricordavano facilmente, le musiche e i ritmi orecchiabili. Ogni anno partecipavano vecchi e nuovi talenti, ma soprattutto negli anni ’60 e ’70, si trattava sempre di cantanti e/o cantautori di grande spessore,  che ben rappresentavano la nostra tradizione melodica italiana.  Alcuni, al contrario divennero famosi per rompere con essa e spianare la strada ad un nuovo modo di fare musica, di fare spettacolo sul podio. Un esempio plateale è stato rappresentato proprio da Rita Pavone che iniziò a cantare da giovanissima all’eta di nove anni.  In un’era in cui gli artisti – anche nomi prestigiosi – cantavano immobili davanti all’asta con il microfono, lei si scatenava e, ispirata dai grandi cantanti e autori statunitensi dell’epoca, rompeva con la tradizione e si cimentava in ritmi e in testi di moda negli USA di quegli anni, ma lontani ancora decenni da noi e dalla nostra tradizione. Rita Pavone, Little Tony e anche Caterina Caselli sono stati assolutamente rivoluzionari da questo punto di vista. Potrei fare il nome di tanti altri grandi artisti, oltre a Vasco Rossi, Fornaciari, Jovanotti, Ramazzotti. La lista sarebbe lunghissima e, per ragioni di tempo e spazio, rimandiamo ad altra occasione. 

 Che emozioni prova quando segue Sanremo da casa?

 Pur non avendo alcuna competenza in materia di musica, riconosco un artista quando ha talento e ogni anno spero sempre che questo Festival possa scoprirne e presentarne di nuovi. In ogni competizione, perché questa sia realmente di valore e autentica, dovrebbe prevalere sempre la meritocrazia. Questo, comunque, è un principio che dovrebbe essere applicato in tutte le circostanze e in tutti gli ambienti. Detto questo, quando ascolto le canzoni di vecchi e nuovi talenti e riconosco il loro valore, la loro passione e la loro abilità vocale sono orgogliosa di loro e del fatto che, grazie a tante stupende canzoni, gli italiani siano famosi in tutto il mondo e che le canzoni di tanti nostri autori vengano cantate all’estero anche da persone che non hanno alcuna conoscenza della nostra meravigliosa lingua. 

 Quali aspetti del Festival le catturano maggiormente l’attenzione: le canzoni, le storie degli artisti, l’atmosfera del palco dell’Ariston?

 Credo sia importante la combinazione di tali elementi.  Tuttavia, sapere che proprio grazie al talento si è stati scoperti e si apriranno importanti porte infonde speranza e anche un certo ottimismo, sia negli artisti sia nel pubblico. 

 La musica ascoltata durante il Festival le ha mai ispirato sensazioni o immagini che poi ritornano nella sua scrittura?

 Certamente. A mio avviso il patrimonio musicale italiano – e non solo – ereditato negli anni è  diventato parte integrante del mio subconscio. Questo significa che la mia sensibilità culturale, musicale e personale è stata certamente influenzata già dal semplice ascolto della musica e dal cantare, da parte mia, determinate canzoni italiane. Vivo negli USA da oltre 31 anni: quando canto, ad esempio, “Mediterraneo” di Mango (altro straordinario cantante scomparso, purtroppo, prematuramente), sento un nodo alla gola e mi vengono le lacrime agli occhi... È chiaro, quindi, che queste sensazioni ed emozioni, anche profonde, si riflettono poi – consapevolmente o inconsapevolmente – anche nei miei scritti. 

 C’è qualcosa che attende ogni anno con più curiosità?

 L’ascolto di bella musica e di canzoni profonde.

 Secondo lei, perché Sanremo rimane un appuntamento così importante per il pubblico italiano?

 Preciso che non è stato sempre così. Sanremo ha anche vissuto, purtroppo, dei periodi di “decadenza”, per così dire, a causa di una serie di fattori che non sta a me valutare, anche perché, come ripeto, non ho le competenze per farlo. Credo comunque che, malgrado alcuni alti e bassi nei decenni, se consideriamo che il Festival di Saremo è stato istituito nel 1951, possiamo dire in tutta onestà che ha retto il passare del tempo, dimostrando a tutti gli effetti di essere un appuntamento importante per il pubblico italiano. Perché? Per le ragioni che ho spiegato: rappresenta una sorta di ‘fiore all’occhiello’ per tutti noi italiani, a prescindere dal vivere in Italia o nel resto del Mondo ed è anche, se vogliamo, un simbolo di unità nazionale, proprio come la nostra nazionale di calcio.  

 Il Festival è spesso un momento di condivisione: per lei lo è ancora oggi?

 Certamente. 

 Se dovesse descrivere il Festival con una sola parola, quale sceglierebbe e perché?

 ‘Italianità’, per le ragioni che ho elencato prima.

 Vuole lasciare un messaggio ai lettori in vista della prossima edizione del Festival?

 Volentieri. Continuiamo a guardare Sanremo, ad essere orgogliosi di questo importante evento che da generazioni accompagna il pubblico italiano e ad essere fieri del successo che ha, del fatto che tante delle canzoni presentate faranno il giro del Mondo, si classificheranno tra i primi posti non solo in Italia ma anche all’estero e verranno cantate con affetto e simpatia anche da milioni di persone che non parlano italiano.