Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, è indagata per false dichiarazioni a un pubblico ministero. Il fascicolo riguarda la gestione del caso Almasri da parte del governo Meloni, e l'indagine è affidata alla Procura di Roma.

Il caso Almasri è uno schiaffo allo Stato di diritto e non può essere liquidato con qualche capro espiatorio di comodo. La liberazione di un ricercato dalla Corte Penale Internazionale non è una semplice svista burocratica, ma una vicenda gravissima che impone un’indagine completa sulla catena di responsabilità. Non basta guardare alla posizione di Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro Nordio: vanno verificate tutte le figure coinvolte, senza eccezioni.

In una democrazia seria, i ministri e chi occupa posti di governo dovrebbero essere i primi a farsi avanti per chiarire la propria condotta. Invece qui si è scelto di nascondere la polvere sotto il tappeto, arrivando a mentire in Parlamento e davanti all’opinione pubblica.

Altro che persecuzione giudiziaria o vittimismo politico: Nordio sta trascinando nel fango il ministero della Giustizia, riducendolo a un ufficio piegato agli interessi del momento. Il risultato è un’istituzione umiliata davanti alla giustizia internazionale e resa strumento di accordi opachi che Meloni e Piantedosi stringono con le autorità libiche per bloccare le partenze.

È uno scandalo che non si può coprire con la propaganda. La verità deve venire a galla, e chi ha responsabilità deve risponderne fino in fondo.