I ministri dell'Ambiente dell'Unione Europea hanno raggiunto un accordo che annacqua l'obiettivo proposto per il 2040 per la riduzione delle emissioni che riscaldano il pianeta e definisce un nuovo piano climatico per il 2035. Ma l’accordo è stato possibile solo dopo che sono state concesse notevoli flessibilità e concessioni in altri ambiti politici (cime da tempo chiedono Italia e Germania), incentivi che inevitabilmente susciteranno critiche sul fatto che il disegno di legge sul clima del 2040 sia stato fatalmente annacquato. Dopo quasi 20 ore di negoziati, solo Polonia, Ungheria e Slovacchia hanno votato contro l’accordo. Belgio e Bulgaria si sono astenuti. Il vertice dei leader mondiali pre-COP30 si apre in Brasile il 6 novembre. Von der Leyen dovrebbe partecipare ai colloqui ad alto livello di venerdì.
Il piano, che è un requisito dell'Accordo di Parigi, stabilisce un nuovo obiettivo per ridurre le emissioni dell'UE tra il 66,25% e il 72,5% rispetto ai livelli del 1990 entro il2035. Secondo Hoekstra il commissario al clima, “questa è un’Unione in cui servono 27 Stati membri per ballare il tango ma siamo comunque riusciti a raggiungere un accordo”. Il commissario ha sottolineato l’estrema “unità” all’interno dell’Unione europea. “Abbiamo un mandato eccezionalmente forte che ci consente anche di chiedere di più agli altri”, ha aggiunto, in riferimento ai colloqui internazionali sul clima durante la Cop30 di Belém, in Brasile. Il commissario per il clima poi ha parlato dell'apertura sui biocarburanti, una battaglia portata avanti con forza dal nostro paese “Con l’Italia, come si può vedere nel testo del compromesso, abbiamo inserito un linguaggio specifico sul ruolo dei carburanti rinnovabili a zero e basso contenuto di carbonio nella de carbonizzazione dei trasporti”, ha affermato Hoekstra, aggiungendo che l’apertura ai biocarburanti arriva “sullo sfondo della revisione su cui presenteremo i risultati entro la fine di quest’anno”.
il Ministro Pichetto Fratin ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto. “La Commissione ha riconosciuto che le istanze che portavamo avanti come Italia e come gruppo di paesi uniti all’Italia erano rilevanti ed equilibrate”. Non tutti però reputano questo accordo in modo positivo, su tutti la Spagna. La ministra spagnola per il Clima, Sara Aagesen, ha sottolineato che l’obiettivo del 90% “resta giuridicamente vincolante” e che le clausole di revisione potrebbero anche portare a obiettivi “più ambiziosi". La Spagna ha combattuto per un testo più ambizioso, ma quello sul tavolo è comunque molto buono, anche se non è perfetto”, ha dichiarato, ricordando che si tratta di un compromesso tra sensibilità diverse. Secondo fonti autorevoli della commissione la vicepresidente esecutiva Teresa Ribeira, grande sostenitrice del Green deal e delle più rigorose norme ambientali, sarebbe letteralmente furiosa per la decisione. Ma allo stesso tempo il fatto che la stessa presidente della commissione Ursula Von der Leyen abbia fornito ampie aperture ad una revisione del Green deal, considerato da lei stessa come un favore alla Cina. D'altra parte i dati sugli effetti del green deal sull'industria europea sono allarmanti. Nel 2010 la produzione di acciaio nell’UE era di 173 milioni di tonnellate, nel 2023 è stata di 126 milioni di tonnellate (-27%). Nello stesso periodo l’occupazione nel settore siderurgico è diminuita di 100.000 unità. L’entrata in vigore della CBAM (il dazio ambientale introdotto per compensare la perdita di competitività dell’industria europea dovuta all’ETS) al 1.1.2026, con la scomparsa delle quote gratuite di CO2, metterà praticamente fuori gioco tutti gli altiforni europei da cui dipende ancora il 60% della produzione di acciaio in Europa e in particolare quello per l’auto. Se si fa la somma dei posti di lavoro persi nei settori energivori e di base dell’industria europea negli ultimi 10 anni, e se si comprende all’interno di questi anche il settore auto, non si è lontani da una perdita di oltre 600.000 addetti, ben superiori a quelli creati finora dalle industrie “verdi” di cui si hanno stime molto approssimative.
“C’è bisogno di un cambio vero, profondo, di una rivoluzione culturale aggressiva per la riscossa d’Europa che è in mano a funzionari che da decenni pensano di poterla cambiare con l’arroganza della supremazia ideologica e senza voler tornare sui loro passi neanche di fronte all’evidenza del fallimento. Questo tempo è finito”. Aveva detto l onorevole dell Ecr, Carlo Ciccioli della commissione Trans, dieci giorni fa in plenaria a Strasburgo e forse qualcosa in tale senso comincia davvero a muoversi
Inoltre le imprese ad alta intensità energetica hanno problemi di margini bassi dovuti all’alto costo dell’energia e al peso delle normative come ETS e CBAM, e ciò rende più difficile investire in tecnologie “verdi”. Il futuro di queste imprese in Europa è assolutamente incerto e molte sono a rischio di scomparsa. Ecco perché una revisione ad alcune regole è assolutamente ineludibile, come ribadito anche dal ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, la scorsa settimana in missione a Bruxelles, dove ha incontrato 6 commissari “Serve un cambio di passo a Bruxelles, un’offensiva contro l’impostazione ideologica del Green Deal che sta condizionando la crescita e la competitività del nostro continente. Serve agire ora!” aveva detto il ministro. Ed adesso questa decisione, che non è giuridicamente vincolante, ma definisce l'orientamento della politica climatica dell'UE per i prossimi cinque anni, sembra andare nella direzione auspicata dal governo italiano, in questi ultimi tre anni. L'intervallo è simile a una dichiarazione informale presentata dall'UE al vertice sul clima tenutosi a New York a settembre. I ministri hanno inoltre adottato un obiettivo giuridicamente vincolante per la riduzione delle emissioni nell'UE dell'85% entro il 2040. L'accordo prevede che un'ulteriore riduzione del 5% sia conseguita esternalizzando all'estero la riduzione dell'inquinamento attraverso l'acquisto di crediti di carbonio internazionali. I ministri hanno inoltre sostenuto un'ampia clausola di revisione che consente all'UE di adeguare in futuro il suo obiettivo per il 2040 qualora la politica climatica dovesse rivelarsi avere un impatto negativo sull'economia dell'UE. L'accordo prevede inoltre un rinvio di un anno per l'attuazione del nuovo mercato del carbonio dell'UE per il riscaldamento e le emissioni delle auto, che dovrebbe iniziare nel 2027. Ora la palla passa al Parlamento europeo, dove si sta consolidando una maggioranza trasversale favorevole ad una radicale modifica di alcuni dei provvedimenti più controversi del Green deal.

