Nel cuore dell'Università di Salamanca, davanti a una platea accademica internazionale, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha pronunciato un discorso che va ben oltre la celebrazione di un titolo honoris causa. È un richiamo netto, quasi un monito, all'Europa e al mondo: senza diritto internazionale, senza cooperazione e senza diritti umani, il sistema globale scivola verso una pericolosa regressione.
E, soprattutto, è un discorso che si pone in evidente contrasto con la deriva sovranista che attraversa oggi l'Europa, incarnata anche da leader come Giorgia Meloni, sempre più allineati a una retorica di tipo “MAGA” che punta non a rafforzare l'Unione, ma a svuotarla dall'interno.
Il ritorno ai valori fondativi dell'Europa
Mattarella parte da lontano, dal 1951, dal Trattato della Comunità del carbone e dell'acciaio. Un'Europa “organizzata e viva”, dice, è indispensabile per mantenere relazioni pacifiche. Non un dettaglio storico, ma una bussola politica.
Il Presidente ricorda come quel progetto si intrecci con la Carta delle Nazioni Unite: divieto dell'uso della forza, uguaglianza sovrana degli Stati, promozione universale dei diritti umani.
Tre pilastri che oggi, denuncia, vengono progressivamente erosi.
Non è solo una crisi geopolitica: è una crisi di civiltà. Perché pace e diritti, insiste Mattarella, non sono separabili. Non esiste pace senza giustizia, né stabilità senza inclusione.
L'erosione del diritto internazionale
Il cuore del discorso è una denuncia lucida: negli ultimi anni si è assistito a una progressiva delegittimazione delle regole internazionali. Il divieto della guerra, scolpito nell'articolo 2 della Carta ONU, viene aggirato. Le violazioni dei diritti umani si moltiplicano. Le Corti internazionali vengono attaccate. Gli accordi sul controllo degli armamenti vengono smantellati.
Il risultato, nelle parole del Presidente, è una “terra di nessuno”, uno spazio senza regole dove tornano logiche di potenza, espansione e dominio.
È il ritorno, in sostanza, a un mondo pre-1945. Un mondo in cui la forza prevale sul diritto.
Il bersaglio implicito: il sovranismo europeo
Senza mai nominarli direttamente, Mattarella punta il dito contro i nuovi sovranismi. Parla di una “insofferenza crescente” verso le regole condivise e di un “presunto sovranismo assoluto” che ignora dove può condurre.
È qui che il contrasto con la politica di molti governi europei diventa evidente.
Mentre il Presidente richiama alla cooperazione multilaterale, una parte della destra europea – Italia compresa – lavora in direzione opposta: delegittimazione delle istituzioni internazionali, attacco alla magistratura e agli organismi di controllo,
esaltazione della sovranità nazionale come valore assoluto.
Una linea che riecheggia chiaramente la retorica trumpiana, quella del “prima noi”, che negli Stati Uniti si è tradotta nel disimpegno dagli organismi internazionali e nella messa in discussione degli equilibri globali.
In Europa, questa impostazione rischia di diventare un fattore di disgregazione interna.
L'Europa di fronte a un bivio
La domanda che Mattarella pone è semplice e radicale: cosa deve fare l'Europa davanti al declino del modello multilaterale?
Accettare una logica di competizione tra Stati? Oppure difendere e rilanciare il progetto cooperativo?
La risposta è netta: “Tocca all'Europa saper dire di no.” No all'espansione dei conflitti. No alla normalizzazione della guerra. No alla legge del più forte.
Un messaggio che suona come una smentita implicita delle politiche che, in nome della sicurezza o dell'interesse nazionale, accettano l'erosione progressiva delle regole comuni.
Guerre, crisi e ipocrisie
Mattarella richiama i principali scenari di crisi: dall'Ucraina al Medio Oriente, fino alle tensioni nel Golfo e denuncia un effetto collaterale gravissimo: mentre crescono le spese militari, si riduce l'attenzione verso le vere emergenze globali – clima, alimentazione, sanità, migrazioni.
È un rovesciamento delle priorità. Un tradimento, nei fatti, dei valori europei.
La libertà come conquista, non come dato acquisito
Il finale del discorso è rivolto ai giovani. Agli studenti europei che oggi vivono libertà – di studio, di movimento, di pensiero – che rischiano di essere date per scontate.
Ma non lo sono.
Quelle libertà sono il frutto di un progetto politico preciso: l'Europa unita. E possono essere messe in discussione da chi alza muri, invoca chiusure identitarie e riduce gli spazi di cooperazione.
Il vero scontro: Europa contro disgregazione
Il messaggio di Salamanca è chiaro: oggi non è in gioco solo una linea politica, ma il destino stesso dell'Europa.
Da una parte c'è l'Europa dei padri fondatori, del diritto internazionale, della cooperazione, dei diritti. Dall'altra c'è una deriva sovranista che, dietro la retorica della “nazione”, rischia di smantellare proprio ciò che ha garantito pace e prosperità per decenni.
In questo senso, le parole di Mattarella suonano come un avvertimento: chi indebolisce le istituzioni comuni, chi attacca le regole condivise, chi flirta con modelli politici che guardano a Washington più che a Bruxelles, non sta difendendo l'Europa.
Sta contribuendo a smontarla.
E, come ricorda il Presidente citando Seneca, senza una rotta chiara non esistono venti favorevoli. L'Europa quella rotta ce l'ha già.
La domanda, oggi, è se qualcuno stia cercando deliberatamente di cambiarla.


