M5S, solo ingenuità politica?
Dopo aver ottenuti quasi undici milioni di voti ed essere diventato così la prima forza politica del Paese, il M5S fin dalle prime ore dopo il responso delle urne è sembrato procedere come un ubriaco che cerca inutilmente di inserire la chiave giusta nel buco della serratura.
Luigi Di Maio, deus ex machina del movimento, dopo la sbrigativa elezione dei presidenti del Senato e della Camera si deve essere illuso che le porte di Palazzo Chigi fossero oramai spalancate per accogliere lui ed il suo governo.
Capo politico del primo partito, senza però la maggioranza in Parlamento, Di Maio non si è reso conto che i mestieranti della politica gli stavano sbarrando il cammino con i cavalli di Frisia temendo soprattutto che attraverso il M5S potesse farsi strada quel cambiamento radicale che l’elettorato aveva sollecitato con il voto.
A temere più di tutti il cambiamento i rappresentanti residuali di una politica che per decenni ha vissuto su maneggi, sul baratto di poltrone, sugli accordi sottobanco, sulla difesa dei privilegi di casta.
Marpioni navigati ed agguerriti che sanno dove e come tendere le trappole agli intrusi che disturbano il loro vivacchiare, ricorrendo ad ogni mezzo e mezzuccio.
Ecco perché solo per inesperienza il M5S ha potuto credere alle ambizioni velleitarie di Salvini, politico consumato, che a parole fantastica di voler staccare la spina da Berlusconi e da FI.
È però da ingenui prestare fede alle parole di Salvini senza cogliere i segnali che avvalorano l’egemonia, per molti versi nebulosa, che Berlusconi esercita sulla Lega, una egemonia tale da far ingoiare a Salvini qualsiasi rospo.
Rospi che il segretario della Lega ingoia senza batter ciglio come, ad esempio, l’imbarazzo in cui lo ha messo la ridicola farsa che il padre-padrone di FI ha inscenata nella Loggia d’onore del Quirinale, oppure la stroncatura con i giudizi al vetriolo che Berlusconi ha espressi, a Termoli, sui danni ineluttabili che causerebbe al Paese un eventuale governo Lega-FdI.
Da parte di Salvini sempre e solo un fragoroso silenzio!
È pur vero che nei primi giorni della legislatura sembrava poter nascere una intesa tra Di Maio e Salvini come quella che aveva consentito di eleggere i presidenti di Camera e Senato.
È altrettanto vero, però, che in cambio del ritiro della candidatura del forzista Paolo Romani, Berlusconi, per bocca di Salvini, ha imposto al M5S la rinuncia alla candidatura di Riccardo Fraccaro alla presidenza della Camera, e la elezione al Senato di Maria Elisabetta Castellati, granitica berlusconiana, che appena insediata ha bacchettato il movimento asserendo che “sarebbe una ferita alla nostra democrazia emarginare Berlusconi”.
In quei primi giorni si era realizzata una consonanza di obiettivi, del tutto transitoria, che il M5S ha sopravvalutata anche perché proprio Salvini l’aveva disattesa facendo mancare i voti dei forzisti alla elezione di Fico.
Eppure, nonostante le molte palesi evidenze, dopo oltre quaranta giorni Di Maio sembra ancora speranzoso di poter formare un governo solo con la Lega, vagheggiando che Salvini si liberi di Berlusconi e di FI.
Una illusione inspiegabile che travalica i confini della ingenuità.
È invece solo ingenuità politica non cogliere, dietro la pressione di Berlusconi su Salvini per formare comunque un governo di CDX anche se di minoranza, la verosimile congettura che tra delegati berlusconiani e renziani siano in atto approcci per accordarsi sul possibile appoggio esterno del PD.
Una ipotesi questa che da un lato supererebbe il rifiuto di Salvini ad un governo con i Dem, e dall’altro permetterebbe al PD di lasciare l’Aventino e rientrare in gioco.
Ed a proposito del PD è incomprensibile la ostinazione del M5S nel corteggiarlo in alternativa alla Lega come possibile partner di governo.
Incomprensibile non solo perché per quaranta giorni dal Nazareno hanno ripetuto che loro si sarebbero schierati all’opposizione, ma soprattutto perché la dominante renziana del partito nega da sempre, senza se e senza ma, ogni possibile apertura al M5S.
Anche nelle ultime ore il capogruppo PD al Senato, il renziano Andrea Marcucci, ha ribadito: “la posizione del PD è nota da settimane e non prevede aperture nei confronti di possibili esecutivi del M5S e della Lega”.
Ora, sarà pur vero che la politica sia l’arte dell’impossibile, però dopo il primo round delle consultazioni condotte dalla presidente del Senato sembra proprio che M5S e Lega siano finiti in un vicolo cieco dal quale non si vede alcuno spiraglio di luce.
E così continua la ricerca della chiave giusta da inserire nel buco della serratura!