Un nuovo tassello si aggiunge al complesso scenario di sicurezza del Sahel: la Russia ha confermato il proprio coinvolgimento nella difesa dell’aeroporto internazionale di Niamey, in Niger, teatro la scorsa settimana di un violento assalto rivendicato dallo Stato Islamico. L’episodio, che ha causato la morte di 20 aggressori e il ferimento di quattro soldati nigerini, evidenzia la crescente presenza militare russa nella regione.
Secondo la giunta al potere a Niamey, i “partner russi” hanno contribuito in modo determinante a respingere l’attacco. Il Ministero degli Esteri di Mosca ha parlato di un’azione congiunta tra il Corpo africano del Ministero della Difesa russo e le forze armate nigerine, condannando l’operazione jihadista. Lo Stato Islamico ha diffuso un video tramite l’agenzia Amaq, mostrando miliziani armati che sparano vicino a un hangar e incendiano un aereo prima di fuggire.
La giunta nigerina ha accusato Benin, Francia e Costa d’Avorio di aver sostenuto l’attacco, un’accusa che rischia di alimentare ulteriori tensioni diplomatiche. Il leader Abdourahamane Tiani ha visitato la base russa per ringraziare personalmente i militari di Mosca per la “professionalità” dimostrata.
La Russia, che raramente commenta le proprie operazioni nel Sahel, sta ampliando la sua influenza in una regione segnata da colpi di Stato e instabilità. Dopo l’isolamento seguito all’invasione dell’Ucraina, Mosca ha rafforzato i legami con diversi Paesi africani: truppe e istruttori russi sono stati segnalati in Burkina Faso, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Libia. Il Corpo africano russo ha ormai sostituito il gruppo Wagner, con l’obiettivo dichiarato di combattere il terrorismo e sostenere la stabilità regionale.


