tre parole, una traiettoria: Zes, Alta Velocità, Pnrr. È il triangolo che, secondo Antonio Patuelli, presidente Abi, sta spiegando l’“accelerazione” del credito e del risparmio nelle regioni del Mezzogiorno, con ritmi superiori alla media italiana. In un’intervista a Il Mattino di Napoli, il banchiere lega numeri e infrastrutture, semplificazioni e investimenti pubblici: un mix che, se regge nel 2026, può fare la differenza su crescita, occupazione e attrattività industriale.
“Alla base di questa indiscutibile accelerazione” di di prestiti e depositi nelle regioni del Mezzogiorno, superiore alla media nazionale, “ci sono tre fattori: Zes, Alta Velocità e Pnrr”. Così il presidente dell’Abi Antonio Patuelli a Il Mattino commentando i dati sui prestiti nel Mezzogiorno (+1,5% contro la media nazionale dello 0,9%) al 30 settembre e quelli sui depositi (+4,1% rispetto a +1.9%).. “La Zes unica – spiega – già prima di essere articolata nell’attuale assetto aveva fatto intuire le sue enormi potenzialità specie sul versante della sburocratizzazione. Il secondo elemento è l’oggettiva constatazione che oramai il Sud è molto meno isolato rispetto al resto del paese perchè l’Alta velocità sul versante tirrenico ha indubbiamente accorciato le distanze e gli investimenti previsti tra Salerno e Reggio Calabria rafforzeranno questa tendenza. Ma è anche la dorsale adriatica a spingere ormai in questa direzione”: Infine il Pnrr: “la destinazione al Mezzogiorno di maggiori risorse attraversola clasuola del 40% ha dato i suoi frutti e si nota. E’ vero – concede il banchiere – che non tutte le regioni del Sud hanno margini di crescita uguali ma i dati relativi al credito denotano una vitalità non solo nelle aree economicamente più forti come Campania e Puglia ma anche in regioni come Calabaria o la Sicilia che sembravano più marginali”.
La prima leva è la Zes Unica, la Zona economica speciale che dal 2024 ricomprende le regioni del Sud: un perimetro unico che, nella teoria e nelle intenzioni, serve a togliere frizione amministrativa e a rendere più leggibili gli incentivi. Patuelli insiste proprio su questo: “La Zes unica… ha fatto intuire le sue enormi potenzialità specie sul versante della sburocratizzazione”. Tradotto: meno tempi morti e un canale più ordinato per autorizzazioni e investimenti, a partire dallo Sportello Unico Digitale. Una misura fortemente voluta da Raffaele Fitto ( ed inizialmente incredibilmente criticata) dipendente da una struttura ad hoc, la struttura di missione guidata brillantemente dall'avvocato Giosy Romano, che ha realizzato risultati record e sta diventando un vero modello per la crescita di tutto il paese.
La seconda leva è fisica, e si misura in minuti risparmiati: il Sud “meno isolato” grazie all’Alta Velocità sul versante tirrenico e all’effetto-corridoio che, pezzo dopo pezzo, ridisegna le distanze. Nell’intervista, Patuelli guarda avanti, citando gli investimenti previsti tra Salerno e Reggio Calabria: “Rafforzeranno questa tendenza”. E non solo: “Ma è anche la dorsale adriatica a spingere ormai in questa direzione”. Il messaggio è chiaro: quando la mobilità migliora, anche il capitale diventa più mobile (e più disposto a rischiare).
La terza leva è il Pnrr, soprattutto per un dettaglio che, nel dibattito pubblico, spesso viene citato ma raramente spiegato: la clausola del 40%. È il vincolo che impone di destinare alle regioni del Mezzogiorno almeno il 40% delle risorse “allocabili territorialmente”. Per Patuelli non è un tecnicismo: è una spinta reale e già visibile nei flussi, perché “la destinazione al Mezzogiorno di maggiori risorse attraverso la clausola del 40% ha dato i suoi frutti e si nota”.

