La formazione FAD è nata per consentire a medici, infermieri e altri professionisti sanitari di aggiornare le proprie competenze in modo flessibile. Negli ultimi anni, però, si sta diffondendo un fenomeno che rischia di snaturarne completamente il valore: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per superare quiz ed esami finali senza aver realmente seguito il corso.
Il meccanismo è semplice. Le domande vengono copiate in un sistema di IA che fornisce rapidamente la risposta corretta o quella più probabile. In pochi minuti si completano test che dovrebbero certificare ore di studio e aggiornamento. Il risultato è un attestato valido e i relativi crediti ECM, ma spesso senza che vi sia stata una reale acquisizione di conoscenze.
Se questo comportamento è discutibile in qualsiasi professione, in sanità assume una gravità particolare. Medici e infermieri lavorano quotidianamente con persone fragili, assumono decisioni cliniche, gestiscono farmaci, emergenze e percorsi assistenziali. L'aggiornamento continuo non rappresenta una formalità burocratica ma uno strumento essenziale per garantire cure sicure e appropriate.
Quando un professionista ottiene crediti senza aver seguito il corso, il problema non è il mancato rispetto di una regola amministrativa. Il problema è che potrebbe trovarsi domani davanti a un paziente senza conoscere linee guida, procedure o novità terapeutiche che avrebbe dovuto apprendere proprio attraverso quella formazione.
L'intelligenza artificiale non è il nemico. Al contrario, può diventare uno straordinario supporto allo studio. Può spiegare concetti complessi, riassumere articoli scientifici, aiutare nella comprensione di protocolli e fornire esempi pratici. Diventa però uno strumento improprio quando viene utilizzata esclusivamente per aggirare le verifiche finali.
Il rischio è che si crei una generazione di professionisti con il curriculum formativo formalmente in regola ma con competenze reali inferiori a quelle richieste. Una situazione che contraddice lo spirito stesso dell'educazione continua in medicina.
I crediti ECM non dovrebbero essere considerati un obiettivo da raggiungere al minor costo di tempo possibile. Dovrebbero rappresentare la prova di un percorso di crescita professionale. Nessun algoritmo, nessun quiz superato con l'aiuto dell'intelligenza artificiale e nessun attestato stampato può sostituire la preparazione acquisita attraverso lo studio autentico.
Alla fine la domanda è molto semplice: si vuole accumulare crediti o diventare professionisti migliori? Per chi lavora accanto ai pazienti, la differenza non è teorica. Può tradursi in una diagnosi corretta, in un errore evitato o in una vita salvata. E questo vale molto più di qualsiasi certificato ottenuto con una scorciatoia.


