Board per la Pace con a capo Trump? E' stato autorizzato dalla Risoluzione ONU 2803 ...
La risoluzione 2803 adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 17 novembre 2025 contiene disposizioni per la governance transitoria della Striscia di Gaza in seguito alla guerra di Gaza .
La risoluzione incorpora il piano di pace di Gaza presentato da Trump e - innanzitutto - determina che "Gaza sarà governata da un comitato palestinese tecnocratico e apolitico, responsabile della gestione quotidiana dei servizi pubblici e delle amministrazioni comunali per la popolazione di Gaza.
Questo comitato sarà composto da palestinesi qualificati ed esperti internazionali, con la supervisione e la supervisione di un nuovo organismo internazionale di transizione, il "Board for Peace), che sarà presieduto dal Presidente Donald J. Trump, con altri membri e capi di Stato da annunciare, tra cui l'ex Primo Ministro Tony Blair.
Questo organismo definirà il quadro e gestirà i finanziamenti per la riqualificazione di Gaza fino al completamento del programma di riforme dell'Autorità Nazionale Palestinese." (link)
Subito a seguire (art. 10) la Risoluzione 2803 prevede l'attuazione del "piano di sviluppo economico di Trump per ricostruire e rivitalizzare Gaza sarà elaborato convocando un gruppo di esperti che hanno contribuito a far nascere alcune delle fiorenti città moderne miracolose del Medio Oriente."
"Hamas e altre fazioni concordano di non avere alcun ruolo nella governance di Gaza, direttamente, indirettamente o in qualsiasi forma. ... I partner regionali forniranno una garanzia per assicurare che Hamas e le fazioni rispettino i loro obblighi e che la Nuova Gaza non rappresenti una minaccia per i suoi vicini o per la sua popolazione."
A riguardo, oltre al Board for Peace" il Consiglio di Sicurezza ONU autorizza (art. 15) "gli Stati Uniti a collaborare con i partner arabi e internazionali per sviluppare una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) temporanea da dispiegare immediatamente a Gaza. L'ISF addestrerà e fornirà supporto alle forze di polizia palestinesi di Gaza, e si consulterà con Giordania ed Egitto, che vantano una vasta esperienza in questo campo."
"Questa forza rappresenterà la soluzione di sicurezza interna a lungo termine."
L'iniziativa del Board for Peace ha dei precedenti come le autorità di transizione incaricate dalle Nazioni Unite , come quelle della Nuova Guinea occidentale ( UNTEA ), Cambogia ( UNTAC ), Slavonia orientale ( UNTAES ), Kosovo ( UNMIK ) e Timor Est ( UNTAET ).
L'istituzione formale del consiglio è stata annunciata il 15 gennaio 2026. Subito a seguire, si è insediato il Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza, sotto la presidenza di Ali Shaath, un ingegnere civile dell'Autorità Palestinese, esperto in pianificazione e logistica.
Secondo i termini del piano di pace di Gaza, il finanziamento per la ricostruzione della Striscia di Gaza deve provenire da un fondo fiduciario sostenuto dalla Banca Mondiale.
Nel Consiglio di Sicurezza ONU, hanno votato a favore USA, Algeria, Guyana, South Korea, Pakistan, Panama, Sierra Leone e Somalia, ma anche Francia, Regno Unito, Danimarca, Grecia e Slovenia, con Russia e Cina astenute.
L’ Autorità Palestinese ha accolto con favore l’adozione della Risoluzione 2803 e ha dichiarato di essere pronta a partecipare alla sua attuazione.
Tra gli europei, solo la Francia ha espresso critiche ufficiali in sede ONU prima del voto, ma poi - nei fatti - ha concesso la leadership agli USA e a Trump, votando a favore della nascita di "un nuovo organismo internazionale di transizione, il "Board for Peace), che sarà presieduto dal Presidente Donald Trump" e "di una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF)" di lungo termine a guida americana.
Le critiche francesi vertono su aspetti concreti, come il fatto che il Board for Peace non è un’agenzia ONU dotata di statuto autonomo in senso tradizionale, e cavillosi, cioè che la Risoluzione non affida direttamente ai palestinesi funzioni di governo permanente, ma è solo un piano per Gaza e per la situazione di emergenza decennale creata dal conflitto.
La tipica politica attendista ma polemica della Francia, insomma.
Quanto al Regno Unito, che pure ha votato a favore, accettando la proposta di Trump, per ora 'no comment' in perfetto stile britannico: Starmer attende verificare con attenzione mandato, catena di comando, responsabilità legali e compatibilità con il diritto internazionale prima di aderire a nuove strutture. Nessun via libera a un’adesione piena finché statuto, governance e parità tra Stati non siano chiariti.
Non molto diversa la posizione osservativa assunta dall'Italia, che ha sollevato la questione dell’articolo 11 della Costituzione italiana: "L’Italia rifiuta la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e consente limitazioni di sovranità solo in condizioni di parità con gli altri Stati e in funzione di un ordinamento realmente internazionale che assicuri pace e giustizia fra le nazioni."
Si tratta di un aspetto concreto, dato che uno statuto del Board of Peace esiste già e conferisce al Chairman (attualmente designato, e di fatto, Donald Trump) poteri 'assoluti', come nomina e revoca di membri e funzionari, adozione di decisioni, regolamenti e linee operative autonome, potere di veto interno su decisioni dell’organismo, approvazione dell’agenda e orientamento strategico senza consenso paritario automatico.
Questo Statuto è stato elaborato e firmato dai paesi aderenti durante le iniziative internazionali legate alla Risoluzione ONU 2803 e a Davos, indipendentemente (e oltre) rispetto ai testi ufficiali ONU stessi. Non è stato finora adottato attraverso un processo multilaterale formale come trattato internazionale registrato presso la sede delle Nazioni Unite (anche se fa riferimento alla risoluzione del Consiglio), né comunque è stato approvato da assemblee generali degli Stati membri dell'ONU.
Lo statuto non limita il Board esclusivamente alla ricostruzione o stabilizzazione di Gaza, ma lo definisce come organismo con competenza potenziale su crisi armate più ampie, ovunque nel mondo.
Hanno aderito: Albania, Armenia, Azerbaijan, Bulgaria, Ungheria, Kosovo, Bahrain, Egitto, Indonesia, Israele, Giordania, Kazakhstan, Kuwait, Marocco, Pakistan, Qatar
Saudi Arabia, Turchia, United Arab Emirates, Uzbekistan, Vietnam, Argentina, El Salvador, Paraguay.
Sono presenti come osservatori: Austria, Croatia, Cyprus, Czech Republic, Unione Europea, Finlandia, Germania, Grecia, India, Italia, Giappone, Messico, Olanda, Norvegia, Oman, Polonia, South Korea, Romania, Slovakia, Svizzera, Thailandia, Regno Unito.
La presenza di un numero qualificato di 'osservatori' lascia prevedere almeno una ulteriore revisione dello Statuto ideato dallo staff di Trump, per renderlo compatibile ad un passaggio formale definitivo all'ONU.
O almeno così si spera.