Cinquecento voli e zero dibattito sul Paese reale
C'è qualcosa di profondamente italiano nel modo in cui scegliamo gli argomenti su cui indignarci. Non perché manchino i problemi. Al contrario: salari che perdono potere d'acquisto, pensioni sempre più povere e lontane, liste d'attesa negli ospedali, trasporti pubblici insufficienti, scuole che arrancano, infrastrutture che attendono da anni interventi decisivi. Eppure il dibattito nazionale riesce puntualmente a spostarsi altrove, inseguendo polemiche che spesso durano lo spazio di una giornata e lasciano dietro di sé più rumore che sostanza.
L'ultimo caso riguarda i presunti "500 voli" statunitensi partiti o transitati dalle basi Nato presenti in Italia durante l'operazione americana contro l'Iran. Una dichiarazione del segretario generale della Nato, Mark Rutte, è bastata per scatenare l'ennesima tempesta politica. Le opposizioni hanno parlato di "balle colossali", di "favolette raccontate dal Governo e dai suoi trombettieri", di Parlamento tenuto all'oscuro, di Italia coinvolta in una guerra nascosta. Per qualche ora è sembrato che fosse emersa una verità clamorosa, capace di ribaltare quanto riferito finora dall'esecutivo.
Poi, però, sono arrivati i fatti.
La Nato ha precisato che Rutte si riferiva all'utilizzo delle basi nell'ambito degli accordi esistenti tra alleati. Il Ministero della Difesa ha ribadito che l'Italia ha autorizzato esclusivamente attività tecniche e logistiche, non missioni offensive. Guido Crosetto si è detto disponibile perfino a illustrare volo per volo quanto autorizzato. Antonio Tajani ha parlato di una "tempesta in un bicchiere d'acqua". Persino l'ambasciatore statunitense ha ricordato l'esistenza di accordi bilaterali consolidati da decenni.
Ma, detto per inciso, "la più grande bugia del governo Meloni" è stata quella di aver promesso ai lavoratori italiani di abolire la Legge Fornero che, invece, dopo quattro anni di governo non solo è rimasta lì dov'era ma è stata addirittura peggiorata innalzando l'età pensionabile fino ad arrivare a 67 anni e 6 mesi nel 2029!
Naturalmente è legittimo chiedere trasparenza. È doveroso che il Parlamento sia informato. È corretto che l'opposizione eserciti il proprio ruolo di controllo. Ma un conto è verificare, un altro è trasformare ogni frase ambigua in una prova definitiva di colpevolezza politica.
Ancora una volta, infatti, una parte dell'opposizione è partita dalla conclusione prima ancora di esaminare i fatti. Le accuse sono arrivate immediatamente: governo "asservito", Parlamento ingannato, partecipazione occulta alla guerra. Dichiarazioni pesanti, che avrebbero richiesto prove altrettanto solide. Invece, man mano che le precisazioni ufficiali chiarivano il quadro, la montagna della polemica si è ridotta a una questione tecnica riguardante voli logistici autorizzati nell'ambito di accordi internazionali già esistenti.
Il punto politico, però, è un altro. È sorprendente osservare come il Paese riesca a mobilitarsi per giorni su un tema che riguarda procedure militari note agli addetti ai lavori, mentre resta spesso indifferente alle questioni che incidono direttamente sulla vita quotidiana di milioni di cittadini. Si discute animatamente di basi Nato, ma molto meno di stipendi che non crescono. Si organizzano conferenze stampa sui sorvoli militari, su fascismo e antifascismo, ma raramente si vedono la stessa passione e la stessa attenzione dedicate ai tempi d'attesa della sanità pubblica, all'innalzamento dell'età pensionabile o al crollo della produttività
La politica ha certamente le sue responsabilità. Ma anche il sistema mediatico contribuisce a questa distorsione, privilegiando il conflitto immediato, la dichiarazione incendiaria, il titolo che divide. Un volo militare genera più polemiche di una riforma della scuola. Un botta e risposta tra governo e opposizione ottiene più visibilità di un dossier sulle pensioni future.
Così il Paese reale resta sullo sfondo, mentre il Paese politico recita il suo copione quotidiano.
I cinquecento voli, alla fine, probabilmente entreranno nell'archivio delle polemiche lampo. Tra qualche settimana saranno dimenticati. I salari bassi, gli ospedali in affanno, i trasporti insufficienti, le infrastrutture da completare, la riforma previdenziale disattesa, saranno ancora lì. In attesa che qualcuno decida di considerarli finalmente una notizia da prima pagina.
L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi.