Il primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia del 31 maggio 2026 si è concluso con la clamorosa vittoria di Abelardo de la Espriella, che ha ribaltato i sondaggi della vigilia ottenendo il 43,74% dei consensi. Lo sfidante di sinistra, il senatore Iván Cepeda, si è fermato al 40,90%. I due candidati si scontreranno nel ballottaggio decisivo fissato per il 21 giugno 2026.
Contrariamente a quanto ipotizzato dai sondaggi, che vedevano la sinistra in netto vantaggio, l'avvocato populista di estrema destra Abelardo de la Espriella ha conquistato il primo posto, staccando il senatore progressista Iván Cepeda di oltre 670.000 voti. La Colombia si ritrova così spaccata in due blocchi ideologici radicalmente contrapposti, in vista del ballottaggio del 21 giugno.
Il presidente uscente Gustavo Petro, primo leader di sinistra nella storia moderna della Colombia, conclude il suo mandato lasciando un'eredità profondamente polarizzante. Salito al potere con la promessa di attuare riforme sociali strutturali e di avviare il piano della "Pace Totale" – un progetto ambizioso volto a negoziare simultaneamente il disarmo di guerriglie e bande criminali –, Petro ha visto gran parte della sua agenda bloccata da un Congresso ostile.
Nelle aree centrali e urbane del Paese, il peggioramento della percezione della sicurezza pubblica ha alimentato una forte frustrazione sociale. Addirittura, nel maggio 2026, la coalizione governativa del Pacto Histórico ha richiesto la sospensione temporanea dei mandati di cattura per 29 leader del Cartello del Golfo e il malcontento ha spianato la strada alla retorica della destra, indebolendo il candidato ufficiale (Ivan Cepeda).
Iván Cepeda è uno storico attivista per i diritti umani e figura chiave nel panorama progressista colombiano, con un elettorato ben radicato nelle regioni periferiche, lungo le coste e nelle zone di confine colpite storicamente dal conflitto armato.
In queste zone - infatti - operano storicamente la guerriglia dell'ELN (Esercito di Liberazione Nazionale), le fazioni dissidenti delle ex FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) che rifiutarono l'accordo di pace del 2016, e potenti bande criminali di stampo paramilitare dedite al narcotraffico, come le AGC (Autodefensas Gaitanistas de Colombia), cioè i narcos del Cartello del Golfo.
Cepeda difende strenuamente i dialoghi di pace con i gruppi guerriglieri e punta su riforme volte a colmare le disuguaglianze economiche e la povertà rurale, rifiutando l'approccio militare.
Abelardo de la Espriella, leader del movimento politico Defensores de la Patria, è un noto avvocato penalista e uomo d'affari che non ha mai ricoperto cariche pubbliche prima d'ora. Si presenta come un outsider populista ed eclettico, ispirandosi esplicitamente a figure internazionali come Donald Trump e Javier Milei.
Il fulcro della sua campagna elettorale si basa sulla promessa del ripristino di "legge e ordine" attraverso l'uso del pugno di ferro contro la criminalità.
Ha proposto la militarizzazione del territorio e la costruzione di mega-carceri sul modello autoritario del presidente salvadoregno Nayib Bukele.
Con il suo discorso anti-establishment, de la Espriella è riuscito a cannibalizzare il voto della destra tradizionale, sconfiggendo nettamente la candidata dell'apparato conservatore classico, Paloma Valencia.
L'ombra del narcotraffico e delle economie illegali rimane il tema sotterraneo più tossico della campagna elettorale.
La sinistra contesta a de la Espriella la sua passata attività professionale come avvocato difensore di alto profilo, durante la quale ha assistito figure controverse e individui accusati di riciclaggio di denaro, sostenendo che una sua presidenza riporterebbe il Paese a dinamiche di tolleranza verso i poteri criminali sommersi.
Di contro, de la Espriella attacca la sinistra accusandola di debolezza istituzionale, perché la strategia della "Pace Totale" e i negoziati con le bande criminali non sono altro che un paravento per garantire l'impunità ai grandi cartelli della droga.
La tensione è salita alle stelle subito dopo la chiusura delle urne, quando il presidente uscente Petro e lo stesso Cepeda hanno espresso forte scetticismo sui risultati preliminari, paventando il rischio di frodi elettorali e chiedendo di attendere il conteggio ufficiale.
Sebbene Cepeda abbia successivamente ammorbidito i toni riconoscendo l'assenza di irregolarità evidenti, la polemica ha esasperato il clima di sospetto reciproco.
Il voto di ballottaggio del 21 giugno determinerà una radicale inversione di rotta o la resistenza del modello progressista. In caso di vittoria di Abelardo de la Espriella, la Colombia affronterebbe l'interruzione immediata di tutti i tavoli di trattativa con i gruppi armati e le guerriglie, con il rischio di una nuova e violenta escalation militare nelle aree rurali.
Sul piano economico, si registrerebbe un ritorno deciso agli incentivi per le energie estrattive (petrolio e carbone), smantellando la transizione ecologica avviata da Petro. Internazionalmente, il Paese si allineerebbe ai governi della destra populista globale, rompendo l'asse progressista dell'America Latina.

