Donald Trump si è autoproclamato il principale portavoce repubblicano contro il caro vita in un anno elettorale decisivo. Ma l'analisi delle sue recenti dichiarazioni mostra una frattura evidente tra la sua narrazione e la realtà vissuta dagli americani.
In cinque discorsi di natura economica da lui tenuti a partire da dicembre, il presidente ha dichiarato quasi 20 volte che l'inflazione è stata “battuta” e circa 30 volte che i prezzi stanno “scendendo”.
Dati alla mano, queste affermazioni non reggono. L'inflazione è ancora vicina al 3% e i prezzi dei beni di uso quotidiano restano alti. La carne macinata costa il 18% in più rispetto a un anno fa, il caffè macinato il 29%. Altro che normalizzazione: la spesa pesa ancora, e tanto.
Il problema non è solo economico, ma politico. Gran parte dei discorsi di Trump si perde in digressioni: immigrazione, attacchi agli avversari, polemiche su temi identitari, fino a dichiarazioni offensive verso la comunità somalo-americana e contro la deputata Ilhan Omar. Secondo l'analisi Reuters, quasi metà del tempo dei suoi interventi non riguarda affatto i prezzi o il costo della vita. Il risultato è un messaggio confuso, che non arriva agli elettori.
Dentro il Partito Repubblicano il nervosismo è evidente. “Non può continuare a fare affermazioni dimostrabilmente false”, ha detto lo stratega Rob Godfrey. Altri consiglieri della Casa Bianca ammettono che il messaggio sull'accessibilità economica “non sta funzionando”.
La linea ufficiale dell'amministrazione prova a collegare tutto all'immigrazione illegale, indicata come causa di pressione su servizi pubblici, salari e mercato immobiliare. Ma per molti elettori questa spiegazione non basta: quello che vedono è il conto al supermercato, non le teorie macroeconomiche.
I numeri sono chiari. Negli ultimi 12 mesi i costi alimentari sono aumentati di oltre il 3%, mentre i salari orari medi sono cresciuti solo dell'1,1%. La disoccupazione è salita dal 4% al 4,4%. Anche se l'inflazione è leggermente scesa (dal 3% al 2,7%), questo non significa prezzi più bassi: significa solo che crescono più lentamente. È una differenza che gli economisti spiegano, ma che i cittadini sentono sulla pelle.
Trump indica alcune eccezioni reali: uova e benzina costano meno rispetto a un anno fa. Ma nel carrello medio vi sono anche caffè, carne, frutta e altri prodotti il cui costo continua a salire. Il saldo è negativo per le famiglie.
Il presidente propone come soluzioni tagli fiscali già entrati in vigore, abolizione delle tasse su mance e straordinari, riduzione dei tassi sui mutui, interventi sui prezzi delle case e dei farmaci. Misure che, secondo molti economisti, potranno avere effetti nel medio periodo, ma non cambieranno concretamente il costo della vita prima delle elezioni di novembre. Alcune proposte, come il tetto agli interessi delle carte di credito, rischiano persino di penalizzare le famiglie a basso reddito riducendo l'accesso al credito.
I sondaggi raccontano una fiducia fragile: solo il 35% degli americani approva la gestione economica di Trump, lontano dal 42% iniziale del suo insediamento.
C'è anche un precedente politico che pesa: Joe Biden nel 2024 fece lo stesso errore, insistendo su dati macro positivi mentre la gente soffriva l'inflazione. Il risultato fu una sconfitta elettorale. Ex funzionari democratici lo ammettono apertamente: parlare di numeri e ignorare la percezione reale dei cittadini è una trappola.
Trump oggi rischia lo stesso schema: dire che il problema è risolto mentre le famiglie sanno che non è vero. In politica economica, negare la realtà non funziona. E alle urne, prima dei discorsi, conta sempre una cosa sola: quanto costa vivere ogni giorno.
Fonte: Agenzia Reuters


