Politica

Meloni contro Trump, ma la vera sconfitta è quella di una narrazione politica costruita per anni e adesso rivelatasi inutile

Le parole pronunciate da Giorgia Meloni contro Donald Trump rappresentano uno degli episodi più clamorosi e imbarazzanti della politica internazionale italiana degli ultimi anni. La presidente del Consiglio ha definito "totalmente inventate" le affermazioni del presidente americano secondo cui avrebbe insistito più volte per ottenere una foto con lui durante il G7, dichiarandosi "allibita" dal comportamento dell'inquilino della Casa Bianca e rivendicando con forza che "io e l'Italia non imploriamo mai".

"Dunque certe cose meritano una risposta immediata. Le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate. Sono francamente allibita. Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati. Non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell'Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership, con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente. Però una cosa se la deve ricordare. Io e l'Italia non imploriamo mai".

Al di là della veridicità o meno delle affermazioni di Trump, tuttavia, il punto politico centrale è un altro. La questione non riguarda tanto se quella foto sia stata davvero chiesta oppure no, quanto il fatto che l'intera costruzione politica e mediatica che ha accompagnato il rapporto tra Meloni e Trump appare oggi improvvisamente crollata sotto il peso delle stesse parole del leader americano.

Per anni la presidente del Consiglio ha presentato il rapporto privilegiato con Trump come uno dei principali successi della propria politica estera. Una narrazione amplificata da una parte consistente del sistema mediatico vicino alla maggioranza, che ha descritto Meloni come una figura capace di costruire un ponte privilegiato tra Europa e Stati Uniti e come l'unica tra i leader europei in grado di poter dialogare direttamente con il presidente americano.

Non è un caso che, nel gennaio 2025, Meloni fosse stata l'unica leader europea presente all'insediamento di Trump. Né è un caso che gli elogi del tycoon fossero stati spesso utilizzati come certificazione della rilevanza internazionale della leader di Fratelli d'Italia. Trump l'aveva definita una "donna fantastica", sostenendo che stesse "travolgendo l'Europa". Dichiarazioni che erano state immediatamente trasformate in un simbolo del prestigio internazionale raggiunto dal governo italiano.

Oggi, però, lo scenario appare completamente diverso.

Trump non si è limitato a prendere le distanze dalla premier italiana. Ha scelto di colpirla pubblicamente, mettendo in discussione proprio quella relazione speciale che era stata esibita come uno dei pilastri della sua credibilità internazionale. Nelle sue ultime dichiarazioni il presidente americano ha sostenuto che Meloni èstata una sua grande ammiratrice, salvo poi accusarla di aver abbandonato gli Stati Uniti nel momento del bisogno sulla questione iraniana e sullo Stretto di Hormuz.

“Lei non c’è stata quando avevamo bisogno. Era una mia grande fan, ma non voglio più che lo sia perché non si è fatta avanti, insieme al resto del gruppo NATO, sulla questione dello stretto”.

Ancora più duro il passaggio in cui Trump afferma che la premier italiana avrebbe cercato di riallacciare i rapporti soltanto per migliorare i propri consensi interni. Un attacco politico diretto, personale e senza precedenti nei confronti del capo del governo italiano.

“La prima ministra italiana Giorgia Meloni mi ha chiesto più e più volte di scattare una foto con me durante il vertice del G7 in Francia. In Italia sta ottenendo scarsi risultati in termini di popolarità, forse perché ha voltato le spalle agli Stati Uniti d’America, un Paese che ama e protegge sinceramente l’Italia, quando si è trattato di impedire all’Iran di procurarsi o sviluppare un’arma nucleare (ma lo stesso ha fatto la NATO, se è per questo!)”, ha scritto ancora su Truth il presidente americano Donald Trump.“Non ci ha nemmeno permesso di utilizzare le piste di atterraggio o di decollo italiane– aggiunge-, causando un enorme inconveniente logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno alla protezione dell’Italia e degli altri ‘cosiddetti’ alleati della NATO. Ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l’Iran, vuole tornare ad essere nostra amica per migliorare i suoi ‘numeri’. No, grazie”.

È qui che emerge il vero problema per Palazzo Chigi.

Trump ha avuto scontri durissimi con numerosi leader europei nel corso degli anni. Ha attaccato governi, istituzioni comunitarie e alleati della NATO. Ma nessuno di quei leader aveva costruito una parte significativa della propria immagine internazionale sulla presunta vicinanza personale con il presidente americano.

Per questo motivo gli attacchi del tycoon hanno generalmente prodotto effetti politici limitati. Nel caso di Meloni, invece, la situazione è differente. La presidente del Consiglio aveva investito tutto sul rapporto privilegiato con Trump, trasformandolo in una sorta di certificazione della propria autorevolezza internazionale.

Quando è proprio Trump a demolire pubblicamente questa rappresentazione, il danno politico diventa inevitabilmente più pesante.

La reazione della premier, durissima e immediata, testimonia probabilmente la consapevolezza della portata del problema. Non soltanto per le relazioni tra Roma e Washington, ma soprattutto per il racconto politico che negli ultimi anni aveva accompagnato la sua figura sulla scena internazionale.

La cancellazione della visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani al Business Forum Italia-Usa di Miami costituisce un ulteriore segnale della tensione raggiunta tra i due Paesi. Una tensione che fino a poche settimane fa sarebbe sembrata impensabile, considerando il livello di sintonia che veniva continuamente sottolineato dalle due amministrazioni.

La vicenda mette inoltre in evidenza un elemento che la politica contemporanea tende spesso a sottovalutare: costruire una parte significativa della propria immagine attorno a un rapporto personale con un leader straniero può rivelarsi estremamente rischioso. Soprattutto quando quel leader è Donald Trump, noto per la sua imprevedibilità e per la tendenza a ribaltare improvvisamente alleanze e amicizie politiche.

Il risultato è che oggi il dibattito non ruota più attorno al ruolo internazionale dell'Italia o alle strategie diplomatiche del governo. Si concentra invece sulla fine di un rapporto politico che era stato presentato come straordinario e che ora appare profondamente compromesso.

Che Trump abbia detto la verità oppure no sulla vicenda della foto, il punto politico rimane infatti lo stesso: se il principale garante della narrazione internazionale di Meloni diventa improvvisamente il suo più feroce accusatore, è l'intera narrazione a entrare in crisi.

Ed è questa, più ancora delle parole pronunciate dal presidente americano, la vera umiliazione politica che emerge da questa vicenda.



Aggiornamento

Per la cronaca, a ulteriore riprova di quanto scritto nell'articolo, così la premier si è sentita in dovere di replicare ulteriormente alle nuove dichiarazioni di Trump su di lei. Nessun leader europeo si è mai comportato così in situazioni simili: 

"La mia risposta all'ultimo post di Donald Trump che mi riguarda. Ma non tornerò sull'argomento, perché credo ancora nell'unità dell'Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all'altezza del nostro compito.
Presidente Trump, questi continui e gratuiti attacchi sono privi di senso.
Quanto alla mia popolarità, esserti amica non mi ha certamente aiutata, né dipende dal mio rapporto con te. La mia popolarità dipende dalla mia capacità di difendere l’interesse nazionale italiano, ed è esattamente quello che ho sempre fatto.
È quello che ho fatto anche riguardo alle basi militari americane in Italia. Il loro utilizzo è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato, e che non possono essere violati finché sarò Presidente del Consiglio. L’Italia è ancora una Nazione sovrana.
In ogni caso, la mia popolarità non ti riguarda. Ti suggerirei di concentrarti sulla tua."

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
ha ricevuto 93 voti
Commenta Inserisci Notizia