L’Italia femminile di pallavolo arriva dall’ultima partita con una vittoria che va oltre il punteggio e racconta una squadra in piena evoluzione, modellata dal lavoro di Julio Velasco e capace di mostrare carattere, compattezza e una nuova identità tecnica. È un’Italia che cresce, che cambia pelle, che si scopre più matura e più consapevole, sostenuta da uno spirito di squadra forte, fatto di sostegno reciproco, capacità di reagire nei momenti difficili e volontà di migliorare insieme. Questo atteggiamento, sempre più evidente, sta diventando il marchio di fabbrica del nuovo corso.
La vittoria al tie-break contro la Polonia, arrivata al termine di una gara combattuta, è l’ennesima conferma di un percorso che sta prendendo forma: una squadra che sa soffrire, che non si arrende quando il gioco si fa duro e che trova sempre qualcuno pronto a prendersi la responsabilità nei momenti decisivi. Velasco, nell’ultima intervista, ha ribadito un concetto che ormai è diventato il mantra del gruppo: “Alleniamoci come se avessimo perso tanto.” Una frase che racchiude la sua filosofia, la sua ossessione per il dettaglio, la sua volontà di costruire una squadra che non si accontenti mai. Il CT argentino sta lavorando su mentalità, disciplina e cultura del lavoro, e i risultati si vedono nella qualità del gioco, nella lucidità nei finali e nella crescente consapevolezza dei propri mezzi. Le vittorie degli ultimi anni – due VNL consecutive, un Mondiale nel 2025 vinto superando la Turchia in finale, un’Olimpiade da protagoniste – non hanno appesantito il gruppo, anzi: sono diventate carburante.
Questa Italia non vive di ricordi, vive di ambizione, e la nuova generazione che Velasco sta lanciando con coraggio sta dimostrando di essere all’altezza della tradizione azzurra. Le conferme arrivano da Fersino, Cambi, Antropova, Sylla, Orro, Egonu, Omoruyi e Nervini, solide e sempre più centrali nel progetto, mentre le nuove entrate – Adigwe, Obossa, Manfredini, Meli – stanno portando freschezza, energia e una sorprendente maturità.
In questo percorso, però, c’è una mancanza che pesa: Monica “Moki” De Gennaro. La sua assenza non è solo tecnica, è emotiva. Per anni è stata la sicurezza della seconda linea, la bussola nei momenti difficili, il cuore silenzioso della squadra. Il suo vuoto non si colma facilmente, ma sta diventando anche un’opportunità: Fersino sta crescendo, sta prendendo responsabilità e sta imparando a guidare la seconda linea con personalità, in un passaggio di testimone delicato ma inevitabile.
Sul piano tecnico, Velasco sta introducendo scelte tattiche che stanno ridisegnando il volto dell’Italia. La più evidente è lo spostamento di Antropova schiacciatrice, una mossa che apre scenari nuovi e permette di sfruttare la sua potenza non solo in attacco ma anche a muro. L’utilizzo di Spirito come banda di ricezione dà equilibrio alla seconda linea quando Antropova è in prima, mentre le rotazioni più dinamiche e l’uso intelligente delle giovani rendono il gioco più vario e imprevedibile.
Velasco sta costruendo una squadra che non dipende da una sola giocatrice, ma da un sistema. In vista della VNL, l’Italia si presenta come una squadra rinnovata, giovane e affamata. Le big riposeranno, ma il gruppo non perde identità: anzi, la ritrova in una forma nuova.
L’obiettivo non è solo difendere il titolo, ma costruire una squadra più profonda, più varia e più difficile da leggere. L’Italia che si è vista nell’ultima partita è un’Italia che vuole continuare a vincere, ma soprattutto vuole continuare a migliorare. Una squadra che non vive di nomi, ma di idee; che non vive di passato, ma di prospettiva; che non vive di individualità, ma di spirito collettivo.
Se questo percorso continuerà con la stessa intensità, la stessa fame e la stessa lucidità, la VNL potrà essere non solo un obiettivo, ma un’altra tappa di un cammino che promette di essere speciale. L’Italia non vuole solo difendere il titolo, vuole costruire una squadra più profonda e più difficile da leggere.
La VNL non è un traguardo, ma una tappa di un percorso più grande.


