Il nuovo rapporto dell'Ufficio Studi Confcommercio, presentato in occasione dell'iniziativa “inCittà – Spazi che cambiano, economie urbane che crescono”, fotografa una realtà che non lascia spazio a illusioni: negli ultimi dodici anni il commercio al dettaglio italiano ha subito una contrazione drastica. Più di 140mila attività, tra negozi e operatori ambulanti, hanno abbassato la serranda per sempre.

Il fenomeno si concentra nelle zone più delicate del Paese: centri storici e piccoli comuni, territori dove la chiusura di un esercizio commerciale non è solo una questione economica, ma si traduce in spazi meno vivi, meno sicuri e meno attrattivi. La desertificazione commerciale non è più uno scenario futuro: è già in atto.

 
105mila locali commerciali sfitti: un quarto vuoto da oltre un anno
A rendere la situazione ancora più pesante c'è la massa di immobili commerciali ormai inutilizzati: circa 105mila locali sfitti nel 2025, secondo le stime basate sul ritmo delle chiusure registrato dal 2011 al 2022. Un dato inquietante: uno su quattro è vuoto da più di un anno.

Le Regioni più colpite in termini assoluti sono quelle con una rete commerciale più vasta:

Lombardia: quasi 9.500 locali vuoti
Veneto: oltre 9.100
Piemonte: quasi 9.000

Se si guarda invece al peso percentuale sul totale degli esercizi, i territori più fragili risultano quelli più piccoli: in Valle d'Aosta, Friuli Venezia Giulia e Liguria è sfitto più di un quarto dell'intera rete commerciale.

Senza interventi mirati, Confcommercio prevede un ulteriore passo indietro: entro il 2035 potrebbero sparire altre 114mila imprese, più di un quinto di quelle ancora attive.

 
Mezzogiorno: il calo è più contenuto, ma non è un vantaggio
Il Sud mostra una flessione meno marcata, ma non perché l'economia vada meglio. Due fattori attenuano l'effetto:

la diminuzione dei residenti, che riduce naturalmente la pressione competitiva
la minore diffusione dell'e-commerce, che rallenta la sostituzione del commercio tradizionale
Non si tratta di un segnale positivo: piuttosto, di un equilibrio precario.

 
Confcommercio chiede un'Agenda Urbana Nazionale
Per affrontare una crisi così strutturale, Confcommercio propone di costruire un'Agenda Urbana Nazionale con Governo, Regioni e Comuni. L'obiettivo è chiaro: rafforzare le economie di prossimità e contrastare la desertificazione commerciale con interventi concreti e coordinati.

Le proposte si articolano su tre livelli:
 
1. Livello nazionale
Coordinamento stabile delle politiche urbane.
Integrazione di PNRR, Fondi di Coesione, URBACT e altri strumenti in una strategia unitaria.
Linee guida condivise per la rigenerazione urbana e il sostegno al terziario di mercato.
 
2. Livello regionale
Valorizzazione e armonizzazione dei Distretti Urbani dello Sviluppo Economico.
Regole comuni per governance, funzionamento e coinvolgimento degli attori locali.
Maggiore uso dei dati per la programmazione territoriale.
 
3. Livello comunale
Programmi Pluriennali per l'Economia di Prossimità, capaci di integrare azioni contro la desertificazione.

Patti per la riattivazione dei locali sfitti, con canoni calmierati e incentivi pubblico-privati.
Progetti di animazione urbana e supporto all'imprenditorialità locale.
Investimenti in logistica urbana sostenibile e soluzioni digitali integrate.
Sistemi di welfare territoriale che favoriscano i consumi nei negozi di quartiere.
Partenariati tra imprese del terziario e operatori immobiliari per inserire servizi di prossimità nei progetti di rigenerazione urbana.
 
Sangalli: “Ogni saracinesca abbassata è un pezzo di città che si spegne”
Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli non usa mezzi termini. Il problema non è solo economico: è sociale.

«La desertificazione dei negozi indebolisce sicurezza, servizi, attrattività e socialità. Senza interventi efficaci, entro il 2035 rischiamo città fantasma».
Sangalli chiede politiche fiscali più eque, accesso al credito più semplice e interventi mirati per sostenere il commercio di prossimità. Sottolinea inoltre l'urgenza di riqualificare oltre 100mila locali sfitti, auspicando una collaborazione più stretta con gli enti locali e i proprietari immobiliari.

 
Il progetto Cities: la risposta operativa
Confcommercio punta sul progetto “Cities”, che mira a:

rigenerare aree urbane in declino
riequilibrare l'uso dello spazio urbano
rafforzare le economie di prossimità

L'obiettivo è chiaro: mantenere vivi gli spazi urbani, garantire maggiore qualità della vita ai residenti e offrire ai turisti città accoglienti invece che quartieri deserti.