Mosca sotto attacco: i droni ucraini colpiscono il cuore energetico della capitale russa. Zelensky avverte: «Se l’Ucraina brucia, brucerà anche Mosca»
Per anni la guerra è stata, per gran parte dei cittadini russi, qualcosa di lontano. Una tragedia confinata oltre il confine, raccontata dalla propaganda del Cremlino come una semplice “operazione militare speciale”, lontana dalle strade, dalle case e dalla quotidianità della capitale. Ora però quel confine psicologico sembra essersi spezzato.
Nelle prime ore di giovedì una nuova ondata di droni ucraini ha colpito la raffineria di petrolio di Mosca, uno degli impianti energetici più importanti della Federazione Russa. È la seconda volta in appena tre giorni che la struttura viene centrata. Questa volta, tuttavia, le immagini diffuse sui social e rilanciate dai media internazionali mostrano una scena che ha colpito profondamente l’opinione pubblica: l’esplosione è stata talmente potente da scaraventare in aria il gigantesco coperchio circolare di uno dei serbatoi di stoccaggio, lanciandolo nel cielo come un enorme disco volante.
Le immagini del rogo, accompagnate da dense colonne di fumo nero visibili da chilometri di distanza, hanno rapidamente fatto il giro del mondo. Ma al di là dell’impatto spettacolare, ciò che rende l’episodio particolarmente significativo è la sua posizione geografica. La raffineria colpita si trova infatti all’interno dell’anello urbano di Mosca, a circa 16 chilometri dal Cremlino, il centro simbolico e politico del potere russo.
Il messaggio politico di Kiev
Per Kiev non si tratta soltanto di un’operazione militare contro infrastrutture che alimentano l’economia di guerra russa. È soprattutto un messaggio diretto alla popolazione della Federazione.
Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha utilizzato parole estremamente dure sui social:
«Una delle domande più frequenti che i moscoviti si pongono questa mattina è: cosa sta succedendo? Posso rispondere io. Il vostro Paese ha iniziato una guerra di aggressione contro il nostro. Per anni ha ucciso la nostra gente. Ora che sapete cosa sta succedendo, chiedete a Putin quando intende porre fine a questa guerra».
Una dichiarazione che sintetizza perfettamente la strategia comunicativa ucraina. Dopo oltre quattro anni di conflitto, Kiev punta infatti a trasferire una parte del peso psicologico della guerra direttamente all’interno della Russia, facendo comprendere ai cittadini che il conflitto non è più confinato ai territori occupati o al fronte, ma può raggiungere il cuore stesso del Paese.
Zelensky rivendica l’attacco
A rivendicare apertamente il successo dell’operazione è stato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky:
«Ieri sera le nostre sanzioni a lungo raggio hanno raggiunto nuovamente la regione di Mosca. Per la seconda volta questa settimana la raffineria di petrolio di Mosca è stata colpita. Sono stati colpiti anche obiettivi nella regione di Rostov e nei territori temporaneamente occupati dell’Ucraina».
Zelensky ha definito gli attacchi una risposta diretta ai continui bombardamenti russi contro le città ucraine:
«Questa è una risposta pienamente giustificata agli attacchi russi sulle nostre città e comunità, e un altro importante risultato del lavoro dei nostri soldati contro le strutture che sostengono la macchina da guerra della Russia».
Il leader ucraino ha inoltre ringraziato tutte le componenti coinvolte nell’operazione: il Servizio di Sicurezza dell’Ucraina, le Forze dei Sistemi Senza Equipaggio, le Forze delle Operazioni Speciali, l’intelligence militare e le unità missilistiche.
Secondo Zelensky, la crescente precisione degli attacchi a lungo raggio starebbe dimostrando un significativo salto di qualità delle capacità militari ucraine.
«Se l’Ucraina brucia, brucerà anche Mosca».
La frase destinata a rimanere impressa è però un’altra:
«Se l’Ucraina brucia, anche la vostra Mosca brucerà».
Parole che rappresentano probabilmente una delle dichiarazioni più esplicite e aggressive pronunciate dal presidente ucraino dall’inizio della guerra.
Zelensky ha comunque ribadito che Kiev non avrebbe mai voluto il conflitto:
«Non vogliamo questa guerra, non l’abbiamo mai voluta, e tutti lo sanno, compresi i nostri partner».
La logica espressa dal presidente ucraino è chiara: la Russia non può continuare a bombardare quotidianamente città, infrastrutture energetiche e civili ucraini senza subire conseguenze sul proprio territorio.
Mosca paralizzata
L’impatto dell’attacco è stato notevole anche sul piano pratico. Per la prima volta dopo molti mesi la capitale russa ha vissuto ore di forte tensione. Tutti gli aeroporti moscoviti hanno sospeso temporaneamente le operazioni. Lo scalo di Sheremetyevo, il più trafficato del Paese, è stato evacuato.
Le autorità hanno inoltre bloccato il traffico lungo diverse arterie stradali vicine all’area industriale colpita. Molti residenti hanno denunciato sui social la mancanza di adeguati sistemi di allerta. In numerose chat cittadine alcuni abitanti hanno lamentato di non aver sentito alcuna sirena prima delle esplosioni.
Particolarmente impressionanti anche alcune testimonianze provenienti dalla periferia della capitale. Secondo un canale di informazione locale, dopo una pioggia caduta nelle ore successive all’incendio, diversi residenti avrebbero trovato macchie oleose sui vetri delle finestre, sui balconi e sulle automobili.
Il problema delle difese russe
L’attacco pone inevitabilmente interrogativi sulla capacità delle difese aeree russe. Nonostante Mosca disponga di uno dei sistemi antiaerei più sofisticati al mondo, i droni ucraini sono riusciti ancora una volta a raggiungere un bersaglio altamente sensibile situato nel cuore della capitale.
L’episodio rischia di alimentare dubbi e malumori nella popolazione russa. Se infrastrutture strategiche situate a pochi chilometri dal Cremlino possono essere colpite ripetutamente, molti cittadini potrebbero iniziare a interrogarsi sull’effettiva sicurezza garantita dalle autorità.
Le conseguenze economiche
Gli attacchi ucraini contro il settore energetico stanno inoltre iniziando a produrre effetti economici concreti. In diverse regioni russe sono state segnalate carenze di carburante. Secondo fonti industriali, la Russia starebbe addirittura valutando l’importazione via mare di combustibili raffinati per compensare le perdite produttive causate dai continui bombardamenti.
Le autorità di Mosca sostengono che la situazione nella capitale resti sotto controllo, ma il servizio federale antimonopolio ha chiesto spiegazioni a uno dei principali distributori nazionali dopo un aumento del 19% del prezzo della benzina più utilizzata nel giro di una sola settimana.
Per un Paese che resta il terzo produttore mondiale di petrolio e uno dei maggiori esportatori energetici del pianeta, si tratta di un segnale che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato impensabile.
Il Cremlino minimizza
Dal Cremlino la reazione è stata prevedibilmente prudente. Un collaboratore di Vladimir Putin ha negato che la situazione militare stia volgendo a favore dell’Ucraina e ha accusato il presidente americano Donald Trump di essere stato influenzato da informazioni fuorvianti durante il recente vertice del G7 in Francia.
Putin, impegnato a Kazan in un summit con diversi leader del Sud-est asiatico, non ha invece rilasciato dichiarazioni.
Nel frattempo però le immagini delle esplosioni continuano a circolare in rete, alimentando un dibattito sempre più acceso. Persino alcuni commentatori filogovernativi hanno reagito con nervosismo. Il blogger e conduttore televisivo Andrei Medvedev ha chiesto addirittura procedimenti per tradimento contro i cittadini che pubblicano video degli attacchi.
Secondo lui, filmare e condividere le immagini aiuterebbe indirettamente l’esercito ucraino a valutare i risultati delle proprie operazioni e a correggere il tiro per gli attacchi successivi.
Una nuova fase della guerra
Al di là dei danni materiali, il significato strategico dell’attacco appare evidente. Per anni la guerra è stata percepita dai russi come qualcosa che riguardava soprattutto gli ucraini. Oggi Kiev sta cercando di demolire questa percezione, portando il conflitto nel cuore stesso della Federazione.
La raffineria di Mosca in fiamme, il traffico bloccato, gli aeroporti chiusi e le colonne di fumo visibili dalla capitale rappresentano molto più di un successo tattico. Sono il simbolo di una guerra che non riconosce più retrovie sicure.
E se il messaggio di Zelensky era quello di dimostrare che nessuna parte della Russia può considerarsi al riparo dalle conseguenze del conflitto, il rogo che ha illuminato il cielo di Mosca sembra aver raggiunto esattamente questo obiettivo.