"Abbiamo parlato dei negoziati commerciali in corso tra Europa e Stati Uniti. Siamo d'accordo sul fatto che occorra scongiurare in ogni modo una guerra commerciale tra le due sponde dell'Atlantico. Continueremo, insieme con gli altri leader e ovviamente in costante contatto con la Commissione, a lavorare per un accordo reciprocamente vantaggioso da raggiungere prima del primo agosto. Per me l'obiettivo rimane quello di rafforzare l'Occidente nel suo complesso e rendere ancora più forti le nostre economie, fortemente interconnesse, tutti gli altri scenari sarebbero totalmente insensati nell'attuale contesto".

Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nelle dichiarazioni alla stampa a seguito dell'incontro a Palazzo Chigi con il cancelliere austriaco Christian Stocker

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni puntano chiaramente a rassicurare sull'impegno dell'Italia a evitare una guerra commerciale tra Europa e Stati Uniti, sottolineando l'importanza della cooperazione transatlantica. Il tono è quello di chi vuole mostrarsi come mediatore responsabile e attento agli equilibri internazionali. Ma la sua posizione, per quanto diplomatica, rischia di scontrarsi con la realtà.

Anche se Trump decidesse "solo" di continuare ad applicare all'Ue le attuali tariffe doganali  (maggiorazioni del 10%, più uletriori aumenti su acciaio, alluminio, rame...) per l'Italia le conseguenze sarebbero già importanti e gravi secondo quanto dichiarato dal centro studi di Confindustria, con più di 50mila posti di lavoro persi.

Meloni, quando rilascia tali dichiarazioni, deve chiarire: lei pensa davvero che già l'assurda tassazione attuale imposta da Trump non sia un problema per l'Italia? Parlare di "rafforzare l'Occidente", in tal caso, sarebbe alquanto utopistico, visto che l'interconnessione economica tra UE e USA diventerebbe un punto debole anziché un punto di forza, se una delle due parti decide di fare politica economica unilaterale e protezionista.

Meloni vagheggia un'intesa e parla di collaborazione, ma se Trump dovesse mantenere o rilanciare tariffe punitive, l'Italia e l'Europa intera si troverebbero spalle al muro: o reagiscono con misure simmetriche (che porterebbero allo scontro commerciale) o si adeguano, perdendo  non solo credibilità, ma anche competitività.

Anche solo ipotizzare di accettare supinamente le decisioni di Trump, sperando che non siano troppo punitive, per un soggetto economico come l'UE che non è affatto di secondo livello rispetto agli Stati Uniti, significa farsi del male in partenza. Con un bullo, dopo aver tentato la strada del dialogo, è necessario comportarsi da bulli. Con gli interscambi commerciali tra USA e UE, ormai consolidati da tempo, una guerra dei dazi avrebbe conseguenze gravi anche per la filiera americana... gestita da gente che, in base al portafoglio, è molto probabile che abbia votato Trump. Pertanto, considerando che tra un anno gli Stati Uniti voteranno nuovamente per rinnovare il Congresso... e che Trump rischierebbe di essere un'anatra zoppa senza una maggioranza in Parlamento,l'UE non dia retta a Meloni, e inizi a sbattere i pugni sul tavolo, oltretutto i mercati di India e Cina non sono certo meno importanti di quello americano.