Lectio magistralis da Washington: il diritto inviolabile (ed inviolato) è il “diritto del più forte” ed il perdente deve proporsi vincitore per girare il conto di danni e “vittoria” al contribuente.
Il 18 agosto, in continuazione del vertice di Anchorage in Alaska, i vassalli-plus europei del sovrano Trump si ritrovano a Washington per presentare (e proteggere) il loro “guerriero ucraino senza paura” Volodymyr Zelensky. Gli spettatori del vertice del 15 agosto tra i sovrani Trump e Putin che non ha portato a un accordo per il cessate il fuoco immediato (il Premier italiano Giorgia Meloni, il Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, il Primo Ministro del Regno Unito Keir Starmer, il Presidente della Repubblica finlandese Alexander Stubb, il Cancelliere della Repubblica Federale di Germania Friedrich Merz ed il Segretario Generale della Nato Mark Rutte) puntano a diventare primattori (proteggere l'Ucraina dal rischio di dover cedere regioni chiave alla Russia in cambio della pace, garantire la sicurezza futura dell’Ucraina con la partecipazione certa-attiva degli Usa e ad ottenere un ruolo di primo piano nel complesso percorso negoziale che inizierà con il triangolare Trump-Putin-Zelensky). Ursula von der Leyen vuole l’Ucraina come un porcospino d'acciaio a garanzia di sicurezza sia per gli interessi dell'Ucraina che dell'Europa. Emmanuel Macron rifiuta la legge del più forte “perché altrimenti inaugureremo un nuovo ordine internazionale, non più basato sul diritto". I “volonterosi” ribadiscono la disponibilità a dispiegare una forza una volta cessate le ostilità, per contribuire a proteggere lo spazio aereo e marittimo dell'Ucraina ed a ricostruire le forze armate ucraine. L’inviato speciale di Donald Trump, Steve Witkoff, dichiara alla Cnn che è stata raggiunta con Putin un’intesa per cui gli Stati Uniti e altri Paesi potrebbero offrire all’Ucraina un accordo con garanzie di sicurezza simile all’articolo 5 della Nato (escludendo però il possibile ingresso di Kiev nel patto atlantico). Il sovrano Donald Trump si appresta ad aprire il vertice dichiarandosi soddisfatto (sarà un “giorno importante alla Casa Bianca, non ho mai avuto così tanti leader europei contemporaneamente, è un grande onore per me ospitarli”) e piazzando subito sul tavolo (scrivendo un post sul social Truth) la cessione della Crimea - dei territori occupati ed il divieto di ingresso nella Nato (“il presidente ucraino Zelensky può porre fine alla guerra con la Russia quasi immediatamente, se lo desidera oppure può continuare a combattere. Ricordate come è iniziato tutto. Non può riavere indietro tutto con la Crimea data da Obama e l’Ucraina non può entrare nella Nato”). Cioè, la Nato c’è e decidono gli Usa chi ne può fare parte (costruire una “Ucraina porcospino d’acciaio” è una decisione-un problema degli europei). La definizione dei confini non si fa invocando i trattati internazionali perché vale sempre la legge del più forte (non gli servono i trattati) soprattutto se il più debole è perdente ed “irrispettoso” (ha perso i territori e pretende di riaverli in nome dei trattati). E poi anche negli organismi che tutelano il più debole (ad esempio l’Onu) comanda sempre il più forte (ha sempre l’ultima parola ed il diritto di veto). Non si possono pretendere tregue o lamentare i bombardamenti dei civili se il perdente non agita bandiera bianca perché (come insegna anche il parallelo caso Gaza) la guerra diventa infinita per il vincente e troppo costosa (chi si difende con un drone che costa poche migliaia di euro può fermare un carrarmato che ne costa un milione) e solo il popolo (che non ha dichiarato guerra, la subisce e combatte) può rimuovere chi l’ha portato in guerra, la sta perdendo ed impone di continuare a combatterla.
Il vertice del 18 agosto viene aperto con una indispensabile sceneggiata del sovrano omaggiato dai vassalli europei e dal questuante ucraino (si sprecano le lodi) e con l’invito di Trump a rispondere alle domande dei giornalisti per ridicolizzarne gli sperticati grazie. Il Premier Giorgia Meloni fiuta la trappola (sussurra al finlandese Stubb "a lui piace, gli piace sempre" ricevere domande, io invece non voglio mai parlare con la stampa italiana"), la scansa ("penso sia meglio di no, siamo troppi e andremmo troppo lunghi") e si becca l’inevitabile accusa di antidemocratica. Il negoziatore Trump, in continuazione con quanto pattuito ad Anchorage, ha 5 obiettivi: non diventare parte guerriera in causa (vendere armi è solo business), convincere Zelensky ad accettare amputazioni territoriali (sta perdendo ed il suo popolo mormora), convincere Putin a rispettare i nuovi confini dell’Ucraina e ad impegnarsi al rispetto delle garanzie future (la guerra gli sta costando troppo), scaricare sui vassalli Ue l’onere delle soluzioni tecniche - della tregua - della pace (la ricostruzione dell’Ucraina è business e se ne riparlerà dopo), costruire la narrazione che permetta ad ogni leader di tornare a casa con qualcosa da celebrare (è in realtà il motore principale per facilitare ogni accordo). Zelensky, qualche mese fa “bullizzato” in diretta mondiale, si presenta in abito scuro anziché con la solita divisa militare (riceve un complimento dallo stesso Trump), consegna a Trump una lettera della first lady Olena Zelenska (ringraziamento a Melania Trump per il suo messaggio sui bambini vittime della guerra), disegna la mappa reale dei territori occupati da Mosca contestando la versione russa, offre affari a Trump (acquisto con soldi europei di 90 miliardi di dollari di armi americane, in particolare Patriot, e offerta di droni prodotti in Ucraina), cede territori ma diventa “porcospino d’acciaio” – vince in sicurezza permanente diventando partner strategico dell’Ue protetto dall’occidente (intelligence Usa a protezione dei confini, armi americane e pronto soccorso dei “volonterosi”). La presidente Ursula Von der Leyen riceve solo i complimenti di benvenuto, può intestarsi il merito di avere disegnato il “porcospino d’acciaio” e twitta per sostenere gli appelli per il ritorno dei bambini ("il costo umano di questa guerra deve finire, questo significa che ogni singolo bambino ucraino rapito dalla Russia deve essere restituito alle proprie famiglie"). I “volonterosi” assumono il ruolo di “pronto soccorso dell’Ucraina”, non ottengono il cessate il fuoco immediato ed il “quadrilaterale” con Trump-Putin-Zelesky (proposte respinte da Trump), non riescono ad impedire che siano ridefiniti i confini dell’Ucraina (non ha fatto breccia Merz spiegando che "la richiesta russa che Kiev rinunci alle parti libere del Donbass corrisponde, per dirla senza mezzi termini, alla proposta che gli Stati Uniti debbano rinunciare alla Florida") ma possono vantare il ruolo centrale nella sicurezza continentale ed i co-presidenti Starmer - Macron -Merz possono vantarsi di essere i veri architetti della risposta attiva europea (Merz si candida anche ad armeria d’Europa, l’alternativa più immediata alla crisi dell’auto). Il premier Giorgia Meloni riceve gli elogi di Trump (“una grande leader e fonte d’ispirazione”), rivendica la proposta della modifica dell’art.5 su cui fonda l’architettura di sicurezza per l’Ucraina (“Parleremo di molti argomenti importanti. Il primo è quello delle garanzie di sicurezza, ovvero come assicurarsi che non accada di nuovo, che è il presupposto fondamentale per qualsiasi tipo di pace. Sono lieta che ne discuteremo, sono lieta che partiremo da una proposta, che è il modello dell'articolo 5, che era italiana all'inizio”) e consolida il suo ruolo affidabile di "ponte tra Europa e Usa” (“Quindi, siamo sempre pronti a presentare le nostre proposte di pace e dialogo; è qualcosa che dobbiamo costruire insieme per garantire la pace e difendere la sicurezza delle nostre Nazioni”). Il sovrano negoziatore Donald Trump è il vero mattatore e non nasconde l’ambizione di concorrere al Nobel per la pace. E’ solo merito suo se è diventata realistica la possibilità di fermare la guerra. Ha organizzato l’incontro con Putin in Alaska, ha riunito i vassalli europei ed ha informato Putin durante il vertice, sta organizzando il faccia a faccia Putin-Zelensky a cui seguirà il trilaterale in sua presenza, fa affari, scarica i costi sugli europei ma è garante della sicurezza a lungo termine dell’Europa e confida che Putin voglia veramente l’intesa. Intervistato da Fox & Friends, non ha escluso che il presidente russo non voglia fare l’accordo. "Spero che il presidente Putin sia disponibile, ma se non lo sarà, sarà una situazione difficile. Sapremo di più su Putin nelle prossime due settimane. Ma non penso che sarà un problema, se devo essere onesto, credo che Putin sia stanco di tutto questo, penso che tutti siano stanchi, ma non si sa mai. Spero che Putin faccia il bravo, altrimenti la situazione sarà dura e spero che Zelensky faccia quello che deve fare, mostrando un po' di flessibilità. Con Putin abbiamo un buon rapporto, ma questo conta solo se troviamo una soluzione, altrimenti non m'interessa del buon rapporto". Il sovrano in guerra Vladimir Putin non è disposto a fermare la guerra prima che vengano definiti i confini con l’Ucraina ma si dice pronto al bilaterale con Zelensky che potrebbe rappresentare la svolta nella guerra (propone l’incontro a Mosca ma Zelensky rifiuta e la Svizzera è disposta ad ospitare l’incontro offrendo "l'immunità" a Putin, colpito da un mandato di arresto internazionale, a condizione che vada "per una conferenza di pace"). E’ certo che il summit di Anchorage prima ed il vertice di Washington gli hanno garantito il ritorno sulla scena internazionale dopo anni di isolamento. E’ altrettanto certo che sarebbe un successo chiudere la “operazione speciale” rimuovendo le sanzioni, ottenendo il riconoscimento della Crimea e dei territori conquistati (nonostante l’enorme costo economico e di vite umane - il Csis/Center for strategic and international studies stima quasi un milione di vittime) ed impedendo l’espansione della Nato anche se si ritrova con un’Ucraina militarmente forte ed integrata nel mondo europeo – occidentale.
La svolta c’è! Dopo più di 3 anni di guerra tutti si sono accorti che ci guadagnano di più a non continuare la guerra (il conto dei danni di guerra è quindi giustificabile). Il 18 agosto - dopo il vertice a Washington, il presidente Donald Trump, parlando ai giornalisti, dichiara “la guerra finirà” sottolineando che l'Europa rappresenta la prima linea di difesa per l'Ucraina con gli Stati Uniti pronti a supportare i loro alleati e ribadisce che la responsabilità della sicurezza europea resta principalmente nelle mani dei Paesi europei. Il 19 agosto, il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, al termine della riunione a Lisbona del Consiglio europeo in videoconferenza dichiara: “ora dobbiamo tutti lavorare affinché l’incontro Putin-Zelensky abbia luogo e abbia esito positivo, affinché si possa passare a un incontro trilaterale tra il presidente Putin - il presidente Zelensky - il presidente Trump e affinché ci sia anche un momento in cui, ovviamente, si discuta con l’Unione europea sul futuro della sicurezza in Europa. Bisogna "accelerare il lavoro per dare le garanzie di sicurezza all’Ucraina sulla falsariga dell’articolo 5 della Nato e la Coalizione dei Volenterosi deve essere coinvolta da vicino nel processo” (arriva immediata l’eco da Downing street del primo ministro britannico Keir Starmer e dal presidente francese Emmanuel Macron: vertice in cui si parla dei prossimi passi in materia di garanzie di sicurezza per l’Ucraina e delle potenziali sanzioni a Mosca. Ed i paesi partecipanti concordano un incontro del team di pianificazione militare con le loro controparti statunitensi nei prossimi giorni per rafforzare ulteriormente i piani volti a fornire solide garanzie di sicurezza e a preparare l'invio di una forza di rassicurazione qualora le ostilità terminassero). L’Europa è finalmente diventata protagonista (ovviamente con supervisione e coordinamento Usa) ma deve sostenere i costi della “vittoria” a partire dalle armi inviate a Kiev. Il Presidente Trump dichiara dopo il vertice: “per quanto riguarda le armi a Kiev, non le stiamo donando, ma stiamo vendendo armi alla Nato. Loro ci pagano” sottolineando che si tratta di un accordo che ammonta a circa 300-350 miliardi di dollari di equipaggiamenti.
Il Premier Giorgia Meloni dovrebbe spiegare ai cittadini come riuscirà a non contribuire con truppe alla cintura di sicurezza per l’Ucraina e dovrebbe spiegare ai contribuenti dove trova i soldi se le Istituzioni – i Politici che si sono inguaiati indebitandosi, continuano ad inguaiarsi con sempre più prestiti e più debito ben sapendo che, ragionevolmente e responsabilmente, non dovrebbero più indebitarsi.