Il tentativo dell'occupazione israeliana di gestire la crisi umanitaria a Gaza attraverso la distribuzione di aiuti nelle cosiddette "zone cuscinetto" si è trasformato in un disastro annunciato. Secondo quanto riportato dal campo e confermato anche dai media israeliani, il progetto è crollato miseramente sotto il peso dell'emergenza e della disperazione.

Per oltre 90 giorni, centinaia di migliaia di civili palestinesi sono stati assediati e isolati, privati di accesso a cibo, acqua, medicine... L'apertura delle "zone cuscinetto", che secondo Tel Aviv dovevano rappresentare una risposta alla crisi umanitaria, si è rivelata una manovra fallimentare: affamati e disperati, i civili si sono riversati in massa verso questi punti di distribuzione in un clima di caos e disperazione.

Il risultato è stato conseguente: la folla ha preso d'assalto i centri per impadronirsi degli aiuti, mentre i soldati israeliani hanno aperto il fuoco, ferendo numerose persone. Un episodio che, secondo l'ufficio stampa del governo di Gaza, dimostra "il completo collasso del percorso umanitario" promosso dalle autorità di occupazione.

In una dichiarazione ufficiale, l'ufficio ha accusato Israele di aver scientemente creato e poi gestito malamente una crisi umanitaria, utilizzando la fame e l'assedio come strumenti di guerra. Ha definito quanto avvenuto come una prova concreta del fallimento dell'occupazione e ha denunciato un crimine di genocidio in atto, citando l'articolo 2 della Convenzione sul genocidio del 1948.

Secondo le autorità locali, il concetto stesso di "zone cuscinetto" è una distorsione pericolosa: anziché alleviare la sofferenza, esse rappresenterebbero un sistema mirato a mantenere il controllo, frammentare la società palestinese e usare gli aiuti come arma di pressione militare e politica: una strategia di isolamento finalizzata all'annientamento, non alla salvezza.

L'ufficio stampa ha inoltre condannato l'uso degli aiuti come mezzo di ricatto, criticando con forza il blocco imposto sugli ingressi ufficiali dei convogli umanitari e la marginalizzazione delle agenzie delle Nazioni Unite e delle ONG internazionali.

Il governo di Gaza ha lanciato un appello urgente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite affinché agisca con immediatezza: aprire i valichi, garantire l'accesso senza ostacoli agli aiuti, e fermare l'interferenza delle autorità israeliane. La richiesta è chiara: servono canali umanitari indipendenti e sicuri, lontani da qualsiasi controllo dell'occupazione.

La dichiarazione non si ferma qui. Viene richiesto l'invio di commissioni d'inchiesta internazionali indipendenti per documentare “il crimine della fame” e avviare procedimenti giudiziari contro i responsabili per crimini di guerra e contro l'umanità. Le accuse sono pesanti e non lasciano margine a interpretazioni concilianti: quello in corso sarebbe un vero e proprio sterminio sotto gli occhi del mondo.

Il documento punta il dito anche contro le potenze occidentali – Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia – accusati di complicità morale e politica nel sostenere l'occupazione, di fatto legittimandone le azioni e contribuendo alla crisi. "Restare in silenzio di fronte a questo crimine equivale a esserne complici", si legge nella nota.

L'appello si estende ai paesi arabi e islamici e a "tutte le nazioni libere del mondo", affinché intervengano per fermare quella che viene definita senza mezzi termini "una guerra di sterminio", combattuta con armi convenzionali e con il cibo trasformato in strumento di morte.

L'ONU ha ricordato che il suo sistema di aiuti a Gaza "non era perfetto, ma ha funzionato". Sebbene il sistema delle Nazioni Unite per la distribuzione degli aiuti a Gaza non fosse perfetto, "ha funzionato e lo abbiamo visto durante il cessate il fuoco", ha affermato il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric in una conferenza stampa.

Dujarric ha aggiunto che l'iniziativa di aiuti israelo-statunitense, sprofondata nel caos oggi, non è in linea con i principi delle Nazioni Unite.

"Gli aiuti umanitari devono essere distribuiti in modo sicuro, nel rispetto dei principi di indipendenza e imparzialità, come abbiamo sempre fatto", ha poi sottolineato. "Abbiamo visto il piano che hanno pubblicato e che ci hanno presentato, e non è stato realizzato con i parametri che riteniamo corrispondano ai nostri principi, che applichiamo in modo trasversale, da Gaza al Sudan al Myanmar, a qualsiasi altro luogo di cui si voglia parlare".

Il quadro tracciato è durissimo: quello che dovrebbe essere un soccorso umanitario si è trasformato in un campo di battaglia. Gaza continua a vivere sotto assedio, mentre il mondo osserva in silenzio. Di fronte a una situazione che le autorità locali definiscono "genocidio in corso", l'inazione della comunità internazionale è una delle pagine più vergognose della storia moderna.