Oro sopra i 5.100 dollari: record storico grazie a Trump
I prezzi dell'oro hanno raggiunto nuovi massimi storici, superando la soglia dei 5.100 dollari l'oncia, spinti dalla crescente instabilità geopolitica, dall'indebolimento del dollaro statunitense e da un'ondata di acquisti da parte degli investitori in cerca di beni rifugio. Anche argento e platino hanno segnato livelli record, confermando un rally generalizzato dei metalli preziosi.
Lunedì mattina, l'oro spot è salito del 2% a 5.079,66 dollari l'oncia, dopo aver toccato un picco intraday di 5.110,50 dollari. I future sull'oro statunitense con consegna a febbraio hanno guadagnato il 2%, attestandosi a 5.078,50 dollari.
A sostenere ulteriormente le quotazioni contribuisce la debolezza del dollaro USA, rimasto vicino ai minimi di diversi mesi. Un biglietto verde più fragile rende infatti le materie prime trattate in dollari più accessibili per gli investitori che operano con altre valute.
Secondo la piattaforma BullionVault, i fattori chiave dietro l'impennata dei metalli preziosi nel 2026 sono essenzialmente politici. «Quest'anno, per l'oro, i principali driver sono “Trump e Trump”», con la domanda alimentata anche dai nuovi investitori, in particolare in Asia ed Europa, che stanno accelerando l'accumulo in lingotti di oro e argento.
Le tensioni internazionali si sono intensificate nel fine settimana, dopo che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato l'imposizione di dazi al 100% contro il Canada nel caso in cui Ottawa proceda con un accordo commerciale con la Cina. A questo si aggiungono le speculazioni su un possibile intervento coordinato sui mercati valutari da parte di Stati Uniti e Giappone, un'ipotesi che ha ulteriormente agitato gli investitori.
Il contesto è reso ancora più complesso dalla riunione della Federal Reserve prevista per questa settimana. Sebbene il mercato si aspetti tassi invariati, l'attenzione è concentrata sull'indagine penale avviata dall'amministrazione Trump nei confronti del presidente della Fed, Jerome Powell. Trump ha più volte esercitato pressioni affinché la banca centrale tagli i tassi di interesse, una mossa che favorirebbe l'oro, privo di rendimento ma tradizionalmente avvantaggiato da politiche monetarie accomodanti.
Dall'inizio dell'anno l'oro ha già guadagnato circa il 18%, dopo un rialzo del 64% nel 2025. Lo scorso anno il metallo giallo aveva superato per la prima volta soglie storiche come i 3.000 e i 4.000 dollari l'oncia.
Le prospettive restano rialziste. Secondo gli analisti di Société Générale, l'oro potrebbe raggiungere i 6.000 dollari l'oncia entro la fine dell'anno, una stima definita prudente alla luce dell'attuale contesto. Morgan Stanley, dal canto suo, individua un obiettivo “bull case” a 5.700 dollari.
Non solo oro. L'argento spot ha toccato un nuovo record a 110,87 dollari l'oncia, per poi attestarsi a 109,92 dollari, in rialzo del 6,8%. I prezzi avevano superato quota 100 già venerdì.
Anche il platino ha segnato un balzo significativo, salendo del 2,8% a 2.844,29 dollari l'oncia dopo aver toccato il record di 2.918,80 dollari. Il palladio ha guadagnato il 4,5%, arrivando a 2.099,50 dollari, massimo da oltre tre anni.
In un quadro di crescente incertezza politica, pressioni sulle banche centrali e tensioni commerciali, i metalli preziosi tornano a essere il rifugio per eccellenza. E il mercato, almeno per ora, sembra credere che il rally non sia ancora finito.