Non una semplice celebrazione, ma un film con i momenti di memoria collettiva e di passaggio tra generazioni della sinistra. Con la regia di Ugo Sposetti

Non solo un compleanno importante, ma un’occasione in cui la storia della sinistra italiana si è ritrovata nello stesso luogo, quasi a ricordare che il filo della politica non si spezza mai davvero. I novant’anni di Achille Occhetto sono stati anche questo.

Come ricordava Bob Dylan, la cui musica è stata colonna sonora dell’evento, “The times they are a-changin’”. I tempi cambiano, ma la storia resta una bussola.

Nella sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano in Piazza di Pietra a Roma ieri si vedevano scorrere decenni di politica italiana. L’iniziativa, organizzata dai gruppi parlamentari del Pd e dall’Associazione Enrico Berlinguer. Non solo Occhetto, il segretario della Svolta della Bolognina, l’uomo che nel novembre del 1989 pronunciò quella frase rimasta nella storia – “Lasciano presagire tutto” – aprendo la strada al cambiamento del PCI. Ma anche una generazione che ha vissuto il dopoguerra, le grandi trasformazioni democratiche, i conflitti ideologici del Novecento.

Occhetto stesso lo ha ricordato con parole che suonano come un monito:
“Non sono qui per delle esequie anticipate. Sono vivo e combatto in mezzo a voi.”

Non era un amarcord, ma un momento politico. Tra i ricordi che riaffioravano, inevitabile pensare a uno dei simboli televisivi della politica italiana: lo storico confronto del 13 marzo 1994 tra Silvio Berlusconi e Achille Occhetto, un vero braccio di ferro mediatico che segnò un’epoca. A condurlo, quasi come se il tempo avesse già scritto la scena, un giovane Enrico Mentana, allora agli inizi di una carriera destinata a diventare centrale nel giornalismo italiano. Anche questo fa parte della storia della sinistra: le scelte difficili, i passaggi traumatici, i momenti in cui la politica cambia pelle.

Ed è forse proprio questo il messaggio più forte emerso dalla serata.
La presenza di tanti protagonisti della sinistra storica italiana non dovrebbe essere letta come una semplice riunione di memorie, ma come una lezione per la politica di oggi.

Perché la storia insegna che le grandi trasformazioni non nascono dall’improvvisazione. Nascono da visione, coraggio e capacità di unire. E in un tempo in cui la frammentazione sembra dominare, rivedere insieme tante figure che hanno segnato una stagione politica ricorda una verità semplice: senza unità non c’è futuro.

Dietro questa “rimpatriata”, capace di riunire volti, storie e sensibilità diverse, si è vista soprattutto la grande capacità organizzativa del Sen. Ugo Sposetti, storico tesoriere dei DS e politico di lungo corso, insieme all’Associazione Enrico Berlinguer di cui è presidente e insieme ai gruppi parlamentari del Pd. Un lavoro silenzioso ma decisivo, quello di chi conosce profondamente le radici della sinistra italiana e sa che la memoria non è nostalgia, ma materia viva della politica. Mettere insieme generazioni diverse – dai protagonisti della stagione del PCI fino ai rappresentanti della politica di oggi – non è un esercizio semplice: è quasi un atto politico in sé.

 

Come disse una volta lo stesso Occhetto parlando delle grandi svolte della politica:
“Le scelte decisive arrivano quando si ha il coraggio di guardare più avanti della propria epoca.”

Forse è proprio questo che la sinistra di oggi dovrebbe tornare a fare: guardare avanti, senza dimenticare da dove viene.