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Rutte smaschera Palazzo Chigi: le basi italiane hanno sostenuto la guerra Usa in Iran. Giorgia Meloni ha mentito al Paese


Per settimane il governo italiano ha ripetuto lo stesso mantra: l'Italia non era coinvolta nell'attacco statunitense contro l'Iran, le basi americane presenti sul territorio nazionale non avevano avuto alcun ruolo operativo e Roma non aveva partecipato all'operazione militare. Un messaggio ribadito dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dai rappresentanti della maggioranza, con l'obiettivo evidente di rassicurare un'opinione pubblica largamente contraria a un nuovo coinvolgimento militare in Medio Oriente.

Poi è arrivato Mark Rutte.

E il segretario generale della NATO, parlando davanti alle telecamere di Fox News alla vigilia dell'incontro con Donald Trump e del vertice dell'Alleanza di Ankara, ha demolito in pochi minuti quella narrazione.



Cinquecento aerei americani decollati dall'Italia
Le parole di Rutte non lasciano spazio a interpretazioni. Secondo il segretario generale della NATO, le basi americane presenti in Italia hanno svolto un ruolo "massiccio" nell'operazione Epic Fury contro l'Iran.

Il dato fornito è impressionante: 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi Usa in Italia, inseriti in un dispositivo europeo che avrebbe visto tra le 4.000 e le 5.000 missioni di volo.

Non un utilizzo marginale, non un supporto logistico secondario, ma una vera e propria piattaforma operativa.

Rutte lo dice senza esitazioni:

"Quando si prende, per esempio, l'Italia, 500 aerei americani sono decollati dalle basi Usa in Italia per sostenere Epic Fury, quindi è una cosa enorme."
Parole che cancellano settimane di rassicurazioni governative.

Se cinquecento velivoli militari sono partiti dal territorio italiano per sostenere una guerra americana, parlare di "non coinvolgimento" diventa semplicemente insostenibile, ridicolo... oltre che menzognero.



La conferma che arriva dalla NATO
L'aspetto politicamente più devastante della vicenda è la fonte. Non si tratta di un'opposizione parlamentare. Non si tratta di un giornale ostile al governo. Non si tratta di una fuga di notizie. È il segretario generale della NATO, cioè il massimo rappresentante politico dell'Alleanza Atlantica, a dare tale notizia.

Ed è proprio lui a spiegare che "paese dopo paese, alleato dopo alleato hanno messo a disposizione le loro basi per Epic Fury".

L'Italia viene addirittura indicata come l'esempio principale del contributo europeo.

Rutte descrive il continente come una gigantesca "piattaforma di proiezione della potenza americana", sottolineando come gli alleati abbiano fornito infrastrutture, aeroporti, supporto logistico e libertà di movimento alle forze statunitensi.

Una ricostruzione incompatibile con la narrativa costruita dal governo italiano.



Meloni e Crosetto davanti a una domanda inevitabile
A questo punto la questione non è più soltanto militare o diplomatica. Diventa politica. Se il governo era perfettamente informato dell'utilizzo delle basi italiane – come appare inevitabile – allora le dichiarazioni rassicuranti rivolte ai cittadini assumono il sapore di una gigantesca operazione di disinformazione.

Se invece non lo era, la situazione sarebbe persino più grave: significherebbe che cinquecento aerei militari americani sono decollati da basi sul territorio nazionale senza una piena consapevolezza dell'esecutivo italiano.

Entrambe le ipotesi aprono interrogativi enormi.

Perché l'opinione pubblica è stata portata a credere che l'Italia fosse estranea al conflitto? Perché il Parlamento non è stato chiamato a discutere un coinvolgimento così significativo? Perché si è preferito alimentare una rappresentazione rassicurante che oggi viene clamorosamente smentita dal vertice stesso della NATO?



Il "Trump whisperer" diventa il cantore del presidente americano
Ma le dichiarazioni di Rutte non si fermano qui. L'intervista concessa a Fox News rappresenta probabilmente uno dei più sorprendenti esercizi di adulazione politica mai offerti da un segretario generale della NATO nei confronti di un presidente degli Stati Uniti.

Rutte arriva infatti ad attribuire a Donald Trump praticamente ogni successo dell'Alleanza. Secondo il segretario generale, la pressione esercitata dal presidente americano avrebbe reso la NATO "più forte", avrebbe spinto Europa e Canada ad aumentare le spese militari e avrebbe persino generato un "dividendo della difesa" in termini di crescita economica e posti di lavoro.

La frase più imbarazzante arriva alla fine:

"Tutto grazie alla sua leadership."
Un'affermazione che supera il normale linguaggio diplomatico per trasformarsi in un elogio personale.



"Leader del mondo libero": la NATO parla come una campagna elettorale

Il livello di servilismo raggiunge il culmine quando Rutte definisce Trump addirittura "il leader del mondo libero". Non solo. Sostiene che gli alleati europei e canadesi siano pronti a seguirlo su Iran, Stretto di Hormuz, aumento delle spese militari e guerra in Ucraina.

Secondo Rutte, Trump "ha fatto esattamente quello che doveva fare" sull'Iran e avrebbe impedito a Teheran di sviluppare capacità nucleari militari.

Persino il G7 viene presentato come un organismo compatto dietro il presidente americano:

"Tutti i leader lo hanno sostenuto sull'Iran e tutti lo hanno sostenuto sul principio della libertà di navigazione."
Una ricostruzione che appare molto più simile a uno spot politico destinato alla platea di Fox News che all'analisi equilibrata che ci si aspetterebbe dal capo di un'alleanza militare composta da 32 paesi sovrani.



Un'Alleanza sempre meno paritaria
Rutte presenta il prossimo vertice di Ankara come il momento del consolidamento della leadership americana. Parla di 42 paesi con un'economia complessiva da 70 mila miliardi di dollari che, semplicemente, "vogliono seguirlo".

Non c'è alcun riferimento al confronto tra alleati, al principio della decisione condivisa o all'autonomia politica europea. L'immagine che emerge è quella di una NATO sempre più sbilanciata, nella quale il ruolo dell'Europa sembra ridursi a quello di enorme base logistica e finanziaria della strategia statunitense.


La questione democratica resta aperta
Al di là delle valutazioni geopolitiche, rimane un problema fondamentale. I cittadini italiani avevano il diritto di sapere che il proprio territorio veniva utilizzato in modo così massiccio per sostenere un'operazione militare contro l'Iran.

Se davvero cinquecento aerei americani sono decollati dalle basi italiane, come afferma il segretario generale della NATO, diventa difficile sostenere che l'Italia sia rimasta estranea al conflitto.

Ed è ancora più difficile comprendere perché il governo abbia preferito raccontare una versione diversa dei fatti.

Paradossalmente, non è stata un'inchiesta giornalistica né una fuga di documenti riservati a mettere in crisi quella narrazione, ma il massimo rappresentante dell'Alleanza Atlantica, nel tentativo di convincere Donald Trump che gli alleati europei lo hanno sostenuto molto più di quanto lui stesso creda.

Un tentativo di compiacere il presidente americano che finisce così per aprire un caso politico tutto italiano, mettendo in discussione la credibilità delle rassicurazioni offerte finora da Palazzo Chigi e dal Ministero della Difesa.



Addendum...

Per coloro che non volessero credere a quanto accaduto, questo è il video dell'intervista rilasciata dal segretario generale della NATO...
www.foxnews.com/video/6399204901112

Autore Marzio Bimbi
Categoria Politica
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