Politica

Referendum sulla giustizia, l'ipocrita Meloni propaganda la paura

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni torna a usare toni apocalittici per promuovere il Sì nel referendum sulla giustizia. Secondo la premier, votare “No” significherebbe addirittura “liberare gli stupratori”. Una dichiarazione grave, che trasforma un confronto democratico su norme e procedure in una campagna costruita sulla paura e sulla disinformazione.

Il referendum riguarda infatti aspetti tecnici e istituzionali del funzionamento della giustizia. Ridurlo a uno slogan secondo cui chi vota “No” favorirebbe la liberazione di criminali sessuali non solo è una forzatura, ma rischia di avvelenare il dibattito pubblico. In una democrazia matura, il confronto sui referendum dovrebbe basarsi sui contenuti, non su slogan che evocano il peggior incubo possibile per mobilitare l'opinione pubblica.

L'indignazione cresce se si guarda alla coerenza – o meglio all'assenza di coerenza – di chi pronuncia queste parole. Perché proprio il governo guidato da Meloni è stato al centro di una vicenda che ha fatto discutere: quella dello stupratore Almasri, rimpatriato in Libia a bordo di un aereo di Stato. Un episodio che ha sollevato interrogativi politici e morali pesanti.

Da una parte si evocano gli stupratori come arma retorica nella campagna referendaria; dall'altra si decide di accompagnare con mezzi dello Stato un uomo accusato di violenze in un Paese dove, di fatto, non dovrà rispondere davanti alla giustizia italiana.

Non si può agitare lo spettro della liberazione dei criminali quando conviene politicamente e poi comportarsi in modo opposto quando le decisioni concrete spettano al governo. Questo è ciò che ha detto Giorgia Meloni!

Quando la politica arriva a dire che chi vota in un certo modo “libererà gli stupratori”, il rischio non è solo quello di manipolare gli elettori. Il rischio è molto più grande: svuotare di significato il confronto democratico e trasformare un diritto costituzionale in un campo di propaganda permanente.

Autore Egidio Marinozzi
Categoria Politica
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