Politica

Sicurezza: una sfida troppo seria per restare divisi!

Con la recente approvazione al Senato del decreto sicurezza, che ha ottenuto 109 voti favorevoli contro 69 contrari e un’astensione, l’Italia si ritrova ancora una volta al centro di un acceso scontro politico su un tema cruciale: la sicurezza.

"Con l’approvazione definitiva del Decreto Sicurezza al Senato, il Governo compie un passo decisivo per rafforzare la tutela dei cittadini, delle fasce più vulnerabili e dei nostri uomini e donne in divisa. Interveniamo con determinazione contro le occupazioni abusive, accelerando gli sgomberi e proteggendo famiglie, anziani e proprietari onesti, troppo spesso lasciati soli di fronte a ingiustizie intollerabili. Combattiamo le truffe agli anziani, un fenomeno vile che colpisce chi più merita rispetto e protezione. Rafforziamo infine gli strumenti a disposizione delle Forze dell’Ordine, per difendere chi ogni giorno difende i cittadini. Legalità e sicurezza sono pilastri della libertà. E noi continueremo a difenderli con determinazione",

ha dichiarato il premier Giorgia Meloni dopo l'approvazione.

Il provvedimento, al centro di una fortissima contrapposizione tra governo e opposizione, tocca nodi sensibili come la punibilità della resistenza passiva in contesti come le rivolte carcerarie e le manifestazioni di piazza, oltre a contenere misure che hanno acceso il dibattito sui poteri dei servizi segreti e sull’uso delle intercettazioni. Temi che evocano principi costituzionali fondamentali: libertà di espressione, diritto alla protesta, equilibrio tra sicurezza e diritti civili.

Non si tratta solo di una legge, ma di un momento che fotografa la profonda frattura che divide oggi il nostro Paese, e in particolare il Parlamento, in una sorta di campo di battaglia tra destra e sinistra.

Da un lato, la destra appare saldamente schierata dalla parte delle forze dell’ordine e della sicurezza pubblica, enfatizzando l’esigenza di una linea dura contro criminalità e disordine. Ma è sotto gli occhi di tutti come le leggi in materia siano già assai numerose e severe, mentre invece manchino uomini e mezzi per farle rispettare concretamente. Non basta quindi fare nuove norme, occorre garantire strumenti e risorse adeguate per una sicurezza reale e tangibile, capace di rispondere alle paure dei cittadini e di tutelare la convivenza civile.

Dall’altro lato, la sinistra tende ad un approccio più permissivo e garantista, che pone grande attenzione alla tutela dei diritti civili, alla libertà di espressione e alla possibilità di protestare senza timore di repressioni eccessive o ingiustificate. Questo fronte teme che una retorica securitaria spinta rischi di sacrificare i principi democratici fondamentali sull’altare di una sicurezza percepita ma non sempre reale, aprendo la strada a derive autoritarie o ad un uso sproporzionato della forza.

 E così è scoppiata la protesta: i senatori del Pd, M5S e di Avs hanno inscenato un sit-in sedendosi al centro dell'Aula di Palazzo Madama e dando le spalle ai banchi del governo. La protesta è stata accompagnata dallo slogan "vergogna, vergogna".

Il dibattito parlamentare, è spesso trasformato in un’arena dove si perdono di vista il dialogo e il compromesso, riflette proprio questa divisione netta e radicale. Da un lato, accuse durissime che quasi criminalizzano l’avversario politico, dall’altro una risposta altrettanto aggressiva che riduce il confronto a una battaglia senza sfumature. Così, chi dissente viene etichettato come un nemico, chi protesta come un potenziale pericolo. È una deriva preoccupante, che mina il rispetto reciproco e allontana la possibilità di trovare soluzioni condivise.

Eppure, la sicurezza dovrebbe essere un tema che trascende le appartenenze politiche, un obiettivo comune che mette insieme garanzie di ordine pubblico e tutela delle libertà personali. Non serve alimentare paure, né cavalcare slogan populisti, ma occorre un impegno serio e concreto, che valorizzi tanto l’efficacia delle leggi quanto le condizioni in cui le forze dell’ordine operano quotidianamente. Solo così si potrà costruire una sicurezza reale, capace di dare risposta ai problemi sociali senza rinunciare ai diritti civili che sono alla base della nostra democrazia.

Serve dunque una nuova stagione di confronto, capace di superare gli steccati ideologici e di mettere al centro l’interesse dei cittadini, senza strumentalizzazioni né divisioni esasperate. Perché la sicurezza, quella vera, è un bene comune che appartiene a tutti. E per difenderla serve prima di tutto un dialogo rispettoso, senza arroccamenti o atteggiamenti muscolari, ma con la consapevolezza che dalla sicurezza non si può prescindere, né per chi governa né per chi sta all'opposizione.

Il voto al decreto sicurezza è stato un momento simbolico di questa lacerazione, ma anche un campanello d’allarme per tutti noi: la politica deve tornare a essere uno strumento di mediazione e di responsabilità, non un’arena di scontri. Solo così si potrà difendere davvero la sicurezza, intesa non come repressione fine a sé stessa, ma come garanzia di libertà e convivenza civile.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Politica
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