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Povertà minorile in Italia: nel 2024 oltre 2 milioni di bambini e ragazzi a rischio esclusione sociale

L'Istat - lunedì 14 luglio - ha pubblicato l'aggiornamento sugli indicatori delle condizioni di vita dei minori di 16 anni in Italia, basato sull'Indagine 2024 su Reddito e condizioni di vita. I dati parlano chiaro: quasi un bambino su tre (26,7%) è esposto al rischio di povertà o esclusione sociale, con punte drammatiche nel Mezzogiorno, dove la percentuale sfiora il 44%.


Chi sono i bambini più a rischio

La situazione peggiora drasticamente in presenza di alcuni fattori strutturali:

  • Area geografica: nel Sud e nelle Isole il 43,6% dei minori è in difficoltà, contro il 14,3% del Nord.
  • Composizione familiare: nelle famiglie monogenitore con più figli, oltre la metà dei minori (53,3%) è a rischio. Se il minore vive con un solo genitore e almeno un fratello, la quota sale al 53,3%, contro il 18,1% per chi vive con entrambi i genitori senza fratelli.
  • Origine: tra i minori stranieri, il rischio raggiunge il 43,6%, con un picco del 78,2% nel Mezzogiorno. Anche se la quota percentuale è più bassa per gli italiani (23,5%), in termini assoluti quasi metà dei bambini a rischio è italiana e vive nel Sud.
  • Titolo di studio dei genitori: il divario è netto. Se i genitori hanno solo la licenza media, il 51,8% dei figli è a rischio. Se almeno uno è laureato, la percentuale scende al 10,3%.


La povertà non è solo mancanza di soldi

Il rischio di esclusione sociale non si limita al reddito. Istat utilizza un indicatore composito che comprende:

  • Povertà monetaria: 22,8% dei minori ne è colpito (era 25,6% nel 2021).
  • Grave deprivazione materiale e sociale: il 6,1% dei minori presenta almeno sette segnali di privazione (in aumento rispetto al 5,3% del 2021).
  • Bassa intensità lavorativa in famiglia: riguarda il 6,7% dei bambini (era 7,6% nel 2021).

Un altro dato preoccupante riguarda l'insicurezza alimentare: riguarda il 4,9% dei minori, ma nel Mezzogiorno arriva all'8,9%. Inoltre, l'11,7% dei minori vive in condizioni di deprivazione specifica, con almeno tre segnali di disagio tra i 17 previsti dal set europeo.


Segnali di miglioramento, ma solo al Nord

Rispetto al 2021, qualche progresso c'è stato:

  • La quota di minori a rischio è scesa di 3 punti percentuali.
  • Migliora l'indicatore nel Nord (-6,2 p.p.), dove il mercato del lavoro è più solido.
  • Diminuisce l'insicurezza alimentare a livello nazionale (-1 p.p.), ma resta stabile al Sud.

Tuttavia, aumenta la severità della deprivazione: oggi oltre la metà dei bambini che ne soffre presenta almeno sei segnali di disagio, contro il 36,2% del 2021.


Il peso della trasmissione intergenerazionale degli svantaggi

I dati europei confermano che chi cresce in famiglie con difficoltà economiche è molto più esposto al rischio di povertà anche da adulto. In media, il 20% degli adulti tra 25 e 59 anni che da bambini vivevano in famiglie in difficoltà è povero, contro il 12,4% di chi proveniva da famiglie benestanti. In Italia il divario è ancora più marcato: 34% contro 14,4%, una differenza di quasi 20 punti percentuali.



Quello che emerge è un'Italia profondamente divisa: un Nord che inizia a vedere i frutti di un contesto economico più dinamico, e un Mezzogiorno in cui le condizioni di vita dei bambini restano precarie. La povertà minorile non è solo un problema economico, ma un'emergenza sociale che ha ripercussioni dirette sul futuro del Paese. Serve una strategia strutturale, centrata su welfare familiare, istruzione e lavoro, altrimenti il ciclo della povertà continuerà a perpetuarsi da una generazione all'altra.

Autore Mario Falorni
Categoria Politica
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