Fare giustizia significa ricercare la verità, non bisogna mai cedere dinanzi ai muri di gomma che una categoria di ipocriti criminali erge per proteggere la loro rispettabilità e al tempo stesso saziare le loro perversioni. 

Quando “esplose” la verità su quanto era accaduto in Cile e in Argentina al tempo dei colpi di stato e delle successive epurazioni dei dissidenti girava una notizia terribile che coinvolgeva cittadini italiani di una certa tendenza ideologica che si recarono in quei due Paesi per partecipare alla mattanza degli arrestati e condannati senza alcun processo: torture ed uccisioni per puro sfregio, poi la notizia scomparì subito e i giornalisti di allora non approfondirono l’argomento abbandonandolo nel silenzio. Fu come un lampo che illuminò per un attimo una tragedia poi di nuovo il buio!

Dopo trent’anni altri fatti simili accaduti a due passi dai nostri confini sono stati riportati all’attenzione della pubblica opinione dal regista sloveno Miran Zupanic quando nel 2022 ha presentato il documentario “Sarajevo Safari” ma di tali episodi la stampa ne parlò negli anni novanta per breve tempo poi tutto fu subito sottaciuto per convenienza o per viltà.  Il film raccontava un presunto “turismo di guerra” organizzato intorno alla città assediata: facoltosi occidentali, dietro pagamento di una consistente somma di denaro, venivano accompagnati sulle postazioni serbo-bosniache situate sulle colline circostanti la capitale per “provare l'emozione” di colpire bersagli umani: per questo motivo il viale principale della capitale bosniaca venne ribattezzato “Sniper Alley”.

Oggi, dopo anni di ricerche, Ezio Gavazzeni - giornalista e scrittore - con la collaborazione della criminologa Martina Radice ha deciso di consegnare un dossier alla magistratura italiana allegato ad una denuncia-esposto depositata alla Procura di Milano che ha dato vita ad una inchiesta affidata al pubblico ministero Alessandro Gobbis, che ha incaricato i Ros dei Carabinieri di effettuare le indagini.

Il giornalista ha dichiarato: “Mi ero imbattuto in questa storia già negli anni ‘90'. Ne parlarono Il Corriere della Sera e La Stampa, poi tutto cadde nell’oblio. Quando vidi Sarajevo Safari capii che non potevo più restare in silenzio. Ho contattato il regista, raccolto testimonianze, incrociato fonti e, con l'aiuto della criminologa Martina Radice, abbiamo costruito il profilo dei presunti cacciatori. È stato allora che ho deciso di denunciare”.

Secondo la ricostruzione, i “clienti” erano soprattutto uomini d'affari o professionisti benestanti, appassionati di caccia e armi. “Per una trasferta di due o tre giorni pagavano quanto si pagherebbe adesso per un trilocale in una zona media a Milano”. Le partenze avvenivano per lo più dal nord Italia, spesso passando per Trieste, e l'organizzazione, per forza di cose, doveva avere l'assenso delle milizie serbo-bosniache che controllavano le colline.

Nella denuncia-esposto si parla di almeno cinque cittadini italiani, ma si supponeva che il fenomeno riguardasse un numero maggiore. Il giornalista spiega: “Non parliamo di dieci fanatici ma di molti, molti di più. Un terzo di loro ora potrebbero essere morti, ma ci sono due terzi ancora vivi, la cui età dovrebbe aggirarsi tra i 65 e gli 83 anni massimo”.

Successivamente infatti ha dichiarato: "Negli ultimi mesi, però, abbiamo sentito molte altre persone e più fonti. In questo modo siamo riusciti ad avere un numero esatto e posso dire che sono sicuramente più di cento gli italiani coinvolti nei safari umani".

Tutti noi “normali” cittadini ci domandiamo chi potrebbe desiderare di provare l’esperienza di pagare per uccidere, Gavazzeni afferma: “Siamo passati dalla banalità del male di Hanna Arendt all'indifferenza del male. Queste persone non uccidevano per odio o ideologia, ma per senso di onnipotenza. Guardavano nel cannocchiale del fucile come se fosse un videogioco. Chiunque passasse, sparavano. Non era guerra, era una caccia all'uomo senza motivo”. 

In questo fenomeno emergono una serie di motivazioni che si fondono e/o sovrappongono: odio raziale, componente ideologica o politica ma concordo con il giornalista che individua nell’emozione di poter uccidere senza subire alcuna conseguenza la vera causa. “Erano probabilmente mossi dall'adrenalina e dal potere assoluto di decidere della vita altrui” che negli anni a seguire si è consolidata dal fatto che il reato fosse caduto in prescrizione.

La criminologa Martina Radice ha fornito la sua consulenza tecnica oltre un anno e mezzo fa, che è  parte integrante degli allegati alla denuncia-esposto del giornalista nella quale ha tracciato un profilo di questi soggetti: "Sono persone che oggi potrebbero avere tra i 60 e gli 80 anni, perché all'epoca erano molto giovani, tra i 30 e i 40 anni d'età e avevano di certo una elevatissima disponibilità economica".

A Sarajevo tutti conoscono la storia dei turisti-giustizieri infatti Gavazzeni afferma: “L'hanno sempre saputo, ma per trent'anni si sono sentiti dire che era una leggenda metropolitana. Ora, con questa indagine, sentono che qualcuno li sta finalmente ascoltando”.

(…)“Ogni famiglia di Sarajevo ha perso qualcuno in quegli anni, stabilire se la pallottola che uccise un civile proveniva da un militare un da un turista sarà forse impossibile, ma la sola apertura di un'indagine riapre una ferita profonda”.

(….)“Volevo restituire voce a chi per anni è stato zittito dietro l'etichetta di leggenda. Se confermato, questo fenomeno cambierà il modo in cui guardiamo all'assedio di Sarajevo e, più in generale, al rapporto tra guerra, denaro e spettacolo”.

Tra il 1992 e il 1996 Sarajevo visse 1425 giorni di assedio. Secondo stime, persero la vita oltre 11 mila civili, compresi circa 1500 bambini. Le forze serbo-bosniache di Radovan Karadzic e Ratko Mladic circondarono la città impedendo l'arrivo di viveri, acqua e medicine. Ogni attraversamento di strada poteva essere fatale.

I due leader sono stati condannati all'ergastolo dal tribunale penale internazionale dell'Aia per crimini di guerra e genocidio, anche per la strage di Srebrenica, nel luglio del 1995, in cui furono uccisi più di 8 mila bosniaci musulmani

Gaza sembra un copia e incolla con l’aggravante della complicità di tutti coloro che stanno a guardare senza muovere un dito. Vi è in atto una gravissima crisi morale e civile che sta trascinando nel baratro della decadenza l’intera civiltà occidentale.