“Nothing But A” segna un passaggio importante nella carriera di Low Rizz. Da producer dietro le quinte a protagonista del proprio progetto, l’artista racconta cosa lo ha spinto a fare questo passo e come è nata la fotografia sonora del momento che oggi chiama il suo primo album.

 

 

Ciao, Low Rizz. Questo disco segna il tuo passaggio definitivo da producer a protagonista. Che cosa ti ha dato più forza nel fare questo salto?

Il primo live con la band mi ha convinto del potenziale che c’era. 

“Nothing But A” sembra una fotografia molto onesta del tuo presente. C’è qualcosa che, riascoltandolo, ti sorprende ancora oggi di te stesso?

L’essere riuscito a far suonare quella raccolta di pezzi tutti diversi, come un album. All’inizio di tutto pensavo di aver scelto dei pezzi random da buttare tutti insieme perché tutti, avevano qualcosa di unico. Poi mi sono reso conto che è proprio l’unicità che crea connessione.

La varietà dei generi è una delle cifre dell’album. Come capisci quando una traccia “appartiene” al progetto e quando invece no?

Quando tutte fanno parte della stessa “categoria” di emozioni. Per me è come categorizzare i film, certi film vengono definiti “drammatici” anche se nella trama sono presenti molte scene tipiche di una commedia, le canzoni non sono diverse. A volte il particolare è il testo a volte è un suono, che trasmette sempre una stessa sensazione. 

Se dovessi descrivere l’atmosfera dell’album con un solo colore, quale sceglieresti e perché?

Proprio il colore della griglia in copertina, né blu né grigio, simbolo del sound di tutto l’album.

https://open.spotify.com/intl-it/album/7KHzDl2uYKDBMqOQz5FnKg?si=ZVHVDpR6SjuxlBpdaQW37A