L'intelligenza artificiale sta entrando con forza nel tessuto produttivo italiano, ma lo fa in modo tutt'altro che uniforme. Nel giro di un solo anno, la quota di imprese con almeno 10 addetti che utilizzano tecnologie di IA è raddoppiata, passando dall'8,2% del 2024 al 16,4% del 2025. Un balzo netto, soprattutto se confrontato con il 5,0% registrato nel 2023. La direzione è chiara, ma i numeri dicono anche che oltre l'80% delle imprese resta ancora fuori da questa trasformazione.
La spinta maggiore arriva dalle grandi imprese, dove l'adozione dell'IA supera ormai il 50%, mentre nelle PMI, pur in forte crescita, si ferma al 15,7%. Il risultato è un divario dimensionale che non solo non si riduce, ma si amplia: nel 2025 la differenza nell'intensità di utilizzo dell'IA tra grandi imprese e PMI arriva a 37 punti percentuali. Qui non si tratta di un semplice ritardo tecnologico, ma di una questione strutturale legata a risorse, competenze e capacità organizzative.
Competenze: il vero collo di bottiglia
Il principale freno all'adozione dell'IA non è la tecnologia in sé, ma la mancanza di competenze. Quasi il 60% delle imprese che hanno valutato investimenti in IA senza poi realizzarli indica proprio questo come ostacolo principale. A seguire emergono incertezze normative, problemi di disponibilità e qualità dei dati, timori legati alla privacy e costi percepiti come troppo elevati. In altre parole, l'IA non manca: mancano le condizioni per usarla in modo consapevole e produttivo.
Questo limite si riflette anche nella qualità dell'adozione. Cresce infatti la quota di imprese che dichiarano di usare l'IA ma non riescono a ricondurla a uno specifico ambito aziendale: nel 2025 sono il 33,4%, più del doppio rispetto all'anno precedente. È un segnale chiaro di sperimentazione non strutturata, tipica soprattutto delle imprese più piccole.
Digitalizzazione più ampia, IA ancora indietro
Se si guarda al quadro complessivo della digitalizzazione, la situazione appare più incoraggiante. Nel 2025 il 56% delle imprese utilizza software gestionali, il 68,1% acquista servizi di cloud computing di livello intermedio o avanzato e il 42,7% svolge attività di analisi dei dati. Anche rispetto agli obiettivi europei del “Decennio Digitale” i progressi sono evidenti: l'Italia ha già raggiunto l'88,3% dell'obiettivo di portare le PMI a un livello base di digitalizzazione, avvicinandosi al target del 90% fissato per il 2030.
Diverso il discorso per l'intelligenza artificiale. Nonostante la crescita rapida, il livello di raggiungimento dell'obiettivo europeo del 75% entro il 2030 è ancora basso: nel 2025 si è al 21,9%. Il ritmo è in aumento, ma il gap da colmare resta enorme.
Settori trainanti e tecnologie più diffuse
L'adozione dell'IA è particolarmente concentrata in alcuni settori. Informatica e servizi di informazione, produzione audiovisiva e telecomunicazioni mostrano le percentuali più elevate, spesso superiori al 40–50%. Non a caso, sono comparti dove dati, contenuti digitali e automazione sono centrali nei modelli di business.
Tra le imprese che utilizzano l'IA, oltre la metà sperimenta soluzioni di IA generativa. Le applicazioni più comuni riguardano l'estrazione di informazioni da testi, la generazione di contenuti linguistici e multimediali e il riconoscimento vocale. Le tecniche più avanzate, come il machine learning per l'analisi dei dati o l'automazione complessa dei processi, restano meno diffuse, mentre l'uso dell'IA per il movimento fisico delle macchine è ancora marginale.
Dove viene usata l'IA in azienda
Gli ambiti aziendali più coinvolti sono marketing e vendite, processi amministrativi e ricerca e sviluppo. Proprio R&S e innovazione interessano ormai una impresa su cinque che adotta l'IA, segno che la tecnologia inizia a incidere anche sulla capacità di creare nuovi prodotti e servizi, non solo sull'efficienza operativa. Le grandi imprese e i settori infrastrutturali, come telecomunicazioni ed energia, si distinguono invece per un uso più intenso dell'IA nella sicurezza informatica.
Una trasformazione avviata, ma incompleta
Il quadro che emerge è netto: l'intelligenza artificiale nelle imprese italiane non è più una curiosità, ma non è ancora una leva diffusa di competitività. La crescita è rapida, i segnali sono positivi e alcuni obiettivi europei sono ormai a portata di mano. Tuttavia, senza un investimento deciso su competenze, dati e governance, l'IA rischia di restare appannaggio di pochi grandi attori e di una minoranza di settori avanzati.
La tecnologia corre. Il sistema produttivo italiano, nel suo complesso, deve ancora dimostrare di saperla davvero inseguire.


