Cultura e Spettacolo

Il racconto di “O’ahu” tra storia e vita quotidiana

Abbiamo avuto il piacere di parlare con Lydia Montelier in merito a “O’ahu”, il suo nuovo romanzo che ricostruisce Pearl Harbor attraverso le vite dei protagonisti. Tra ricerca storica e vissuto personale, emerge il lato umano di una scrittura attenta ai dettagli ma sempre legata alle emozioni.

 

 

Buongiorno Lydia, una curiosità: il rapporto tra guerra e quotidianità è molto presente. Quanto è stato importante mostrare la normalità che si spezza improvvisamente?

Da un punto di vista della scrittura innanzi tutto, è fondamentale. Solitamente, un romanzo inizia con una scena che nel giro di poco cambierà: si presenterà un problema o comunque una situazione davanti alla quale i protagonisti dovranno adeguarsi. È necessario per mantenere viva l'attenzione del lettore. Il cambiamento può avvenire nelle prime pagine, forse nel primo capitolo, a volte nel secondo. In O'ahu, il prologo inizia in medias res con la sirena che mette tutti sul chi-va-la. Ci si immedesima. Chiunque si può rivedere nella prima pagina: le mamme che cucinano i pancake, i padroni che portano a spasso i loro cani, e tutti che alzano la testa per osservare il cielo con un nuovo sentimento di terrore. Perché in quel momento, la serenità del quotidiano cede il passo al terrore della guerra che li ha raggiunti.

Nel romanzo si percepisce una grande attenzione ai dettagli storici. Quanto tempo hai dedicato alla documentazione prima della scrittura vera e propria?

Quando inizio un romanzo, ho già buttato giù nella mia mente l'incipit della storia. Me la sono ripetuta forse per varie settimane prima di stenderla sulla pagina. Poi, da quel momento, inizia il viaggio. Non so mai mentre scrivo dove mi porterà quel viaggio, in quale stazione si fermerà, poi, l'idea si sviluppa e giungo alla prima fermata: un avvenimento che richiede cura dei dettagli. Com'è andata veramente? Com'era configurato il posto? Quali oggetti diventano protagonisti? Com'erano fatti questi oggetti? Ed essendo un romanzo storico, ovviamente, mi devo accertare che i modi di fare dell'epoca erano veramente  come li presento. Così, mentre le protagoniste passeggiano per le strade di Honolulu osservando i costumi da bagno, dapprima menziono un due pezzi all'avanguardia. Poi, mi chiedo, ma quando è nato il bikini? Che forma avevano i costumi di allora? e così, scopro che nel 1939, il costume che andava era intero, con la forma dei seni sagomata. Una ricerca che mi avrà preso forse una mezzoretta per buttare giù due paragrafi circa. E dopo, quando giungono gli aerei giapponesi, mi devo cimentare sul modello di aereo (i zero), e la cosa mi prende un po' più di tempo, ma è una ricerca che si rivelerà utile lungo tutto il romanzo per ogni volta che i giapponesi avranno usato gli zero. C'è poi la geografia. Com'era strutturata Pearl Harbor? Dove si trovava rispetto ad Honolulu, quante navi erano presenti quel mattino del 7 dicembre 1941, e dove ciascuna era situata? Qui la ricerca si fa più lunga. Guardo documentari, cerco mappe di ricostruzione del porto, leggo testimonianze trovate in inglese, ascolto alcune interviste di vecchi sopravvissuti. Ore? Si certamente. Ore per descrivere poi pagine di storia infilandoci la vita dei protagonisti che ci svelano a volte con le loro esclamazioni l'andamento di quella giornata o di quelle che seguirono. Perché l'attacco a Pearl Harbor non è stato che il primo nel Pacifico. Seguirono poi il raid su Tokyo, la battaglia delle Midway, l'attacco nelle Marianna e quello di Guadalcanal per terminare con le bombe su Nagasaki e Hiroshima. E ogni volta, ricerche su come è andata quella battaglia, quali mezzi furono utilizzati, aneddoti vari su cos'hanno detto veramente alcune persone nel corso di quelle battaglie. Senza dimenticare i personaggi storici. Ogni capitano, ogni ammiraglio che menziono era veramente quel capitano o quell'ammiraglio che ha contribuito a scrivere pagine di storia. Chi erano? Come si chiamavano? Che personalità avevano? E anche qui, quando giungo al momento i cui i miei protagonisti incontrano il personaggio storico, infilo una conversazione fatta con loro che rispecchi il loro modo di essere. Mi viene in mente Georges Gay, uno dei piloti che parteciparono alla battaglia delle Midway: faceva parte del Torpedo Squadron 8, uno squadrone di aerei che contribuì ad affondare le portaerei giapponesi Akagi, Kaga e Soryu (e anche lì, ulteriori ricerche su come sono state attaccate e affondate). Georges Gay era stato abbattuto ma era rimasto a galla e aveva osservato tutta la battaglia dal mare dove galleggiava con il suo gilet salvagente. Quando era stato ripescato, aveva esclamato che aveva avuto un posto in tribuna nel vedere affondare le navi giapponesi. Era un giovane, aveva venticinque anni, ed era simpatico.


A livello personale, cosa ti ha lasciato questo libro? È stato più un viaggio emotivo o intellettuale?

Quel libro mi ha arricchita enormemente. Non solo di informazioni, ma di sensazioni. Mi sono calata nei panni di ogni personaggio, ho vissuto con loro ogni momento che fosse di gioia o di terrore. È stato un viaggio sia intellettuale che emotivo. Le due cose per me sono intrinseche. Ciò che è intellettuale suscita in me emozioni. Mi meraviglio della tecnologia, la ammiro. E quando subentrano aspetti psicologici, sono ulteriormente coinvolta. Mi calo nei panni della protagonista giovane, ma anche in quelli della madre della protagonista. Ci sono poi dei cambiamenti che avvengono a fronte della guerra, una maturità che subentra prematuramente, e anche lì, l'aspetto psicologico o intellettuale suscita in me empatia. E quando ci sono delle reazioni negative di un protagonista, studio la motivazione di questa reazione e mi emoziona perché per farla capire al lettore, deve far vibrare delle corde emotive, in primis in me.


Guardando al futuro: quali sono oggi le tue ambizioni come scrittrice? Ti vedi ancora dentro grandi epopee storiche o stai pensando a qualcosa di completamente diverso?

La mia ambizione è quella di essere maggiormente conosciuta e letta. Ovviamente. Perché penso di aver qualcosa di valido da offrire. Se quel libro mi ha arricchita, sono sicura che potrebbe farlo con chiunque lo leggerà. Anzi, lo ha già fatto visto che alcune lettrici mi hanno riportato come, seguendo nel periodo del mese di dicembre dei documentari sull'attacco di Pearl Harbor, hanno capito meglio ciò che sentivano perché già preparate grazie alla lettura del mio libro. Per quanto riguarda il futuro, mi piace cimentarmi con cose nuove, ma non posso negare che mi ronza per la testa l'idea di uno storico ambientato in un altro periodo, anche se per ora , non so ancora quale. Tra poco uscirà il mio nuovo romanzo Gli alleli di Artù dove mi sono divertita a mischiare fantasia con realtà. Tutti conoscono Re Artù come un personaggio mitico, ma c'è una base di storia reale e ho fatto ricerche al riguardo. Non è uno storico, ma piuttosto un quasi fantasy, pur a volte sfiorando il genere storico.

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Autore edoardo79
Categoria Cultura e Spettacolo
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