«Seguo con molta preoccupazione la gravissima situazione umanitaria a Gaza, dove la popolazione civile è schiacciata dalla fame e continua ad essere esposta a violenze e morte».

Così ha parlato oggi papa Leone XIV dopo l'Angelus. E subito ha aggiunto l'ennesimo, vuoto appello al cessate il fuoco, alla liberazione degli ostaggi, al rispetto del diritto umanitario. Tutto senza mai pronunciare il nome di chi sta riducendo Gaza a un cimitero a cielo aperto.

Ma chi sta schiacciando con la fame la popolazione civile di Gaza? Chi è che la espone da quasi due anni a violenze, bombardamenti, morte? Un disastro naturale? Un'epidemia? Un'eruzione? No. È l'esercito dello Stato d'Israele. E questo il Papa ha accuratamente evitato di dirlo.

La domanda è semplice: che cosa pensa di aver fatto con quelle parole? Una cosa giusta? No. L'esatto contrario.

Quando si parla di diritto internazionale umanitario violato, non si può restare nel vago. Se chi commette i crimini non viene nominato, identificato e denunciato, non si sta lavorando per la pace: si sta coprendo l'impunità. Senza responsabilità pubblica, senza un colpevole riconosciuto, ogni crimine diventa invisibile. E ogni carnefice può continuare indisturbato.

In questo modo, le vittime vengono umiliate due volte: la prima quando subiscono la violenza, la seconda quando il mondo si rifiuta perfino di riconoscerne i responsabili.

C'è chi dirà che il silenzio può servire per non pregiudicare negoziati. Ma dopo quasi due anni, questa scusa non regge più. Questo non è silenzio diplomatico: è silenzio colpevole. È complicità passiva.

Nominare il crimine. Nominare chi lo commette. È il primo passo verso la giustizia, è l'unico modo per fermare la violenza. Ma Leone XIV non l'ha fatto. Ha scelto la via della neutralità apparente, che in un conflitto tra occupanti e occupati, tra oppressori e oppressi, significa stare con i più forti.

Chi non ha il coraggio di nominare l'aggressore non sta costruendo la pace: sta proteggendo il genocidio.

Le sue parole di oggi, come molte altre dette in questi mesi, non servono alle vittime. Servono solo a lavare le mani di chi non vuole assumersi la responsabilità di dire la verità.