RAMALLAH – Una telefonata carica di significato politico e morale, in uno dei momenti più drammatici per il Medio Oriente. Il presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas, ha parlato lunedì con papa Leone XIV, affrontando con il pontefice la crisi che travolge i territori palestinesi e l’intera regione.
Il colloquio – reso noto dall’agenzia ufficiale palestinese WAFA – si è concentrato sulla situazione a Gaza, in Cisgiordania e a Gerusalemme, ma anche sul quadro più ampio del conflitto regionale. Abbas ha ringraziato il Papa per quella che ha definito una posizione “umanitaria e di principio”, in particolare per le ripetute richieste della Santa Sede di fermare la guerra nella Striscia di Gaza e di rilanciare un processo di pace fondato sulla soluzione dei due Stati.
Nel corso della telefonata, il presidente palestinese ha illustrato al pontefice la situazione sempre più tesa a Gerusalemme, denunciando violazioni israeliane nei confronti dei luoghi santi.
Secondo Abbas, la chiusura ai fedeli della moschea di Al-Aqsa Mosque e della Chiesa del Santo Sepolcro – in particolare durante il mese sacro del Ramadan – rappresenta un segnale estremamente preoccupante per la convivenza religiosa nella città.
Il leader palestinese ha inoltre parlato di un progressivo e costante deterioramento della situazione in Cisgiordania, denunciando l’aumento delle violenze dei coloni, l’espansione degli insediamenti e i progetti di annessione, oltre al blocco dei fondi fiscali palestinesi da parte di Israele. Tutti elementi che, come fa notare Ramallah, rischiano di indebolire le istituzioni palestinesi e rendere sempre più fragile l’Autorità nazionale.
Ampio spazio è stato dedicato alla drammatica situazione nella Striscia di Gaza. Abbas ha descritto condizioni umanitarie gravissime, aggravate dalla sospensione degli aiuti e dalla chiusura del valico di Rafah, uno dei principali corridoi per il passaggio di beni e assistenza.
Il Papa, da parte sua, ha ribadito la posizione costante del Vaticano a sostegno dei diritti del popolo palestinese, sottolineando la necessità che gli aiuti umanitari possano continuare ad arrivare a Gaza senza ostacoli.
Nel colloquio è stato affrontato anche il conflitto regionale che sta coinvolgendo diversi Paesi del Medio Oriente. Abbas ha espresso la condanna palestinese per gli attacchi iraniani contro Stati del Golfo e altri Paesi della regione, affermando la solidarietà palestinese con gli Stati colpiti e con la Giordania.
Allo stesso tempo, il presidente palestinese ha manifestato forte preoccupazione per gli attacchi israeliani contro il Libano, che stanno provocando distruzioni e vittime soprattutto nelle città del sud del Paese.
Guardando oltre l’emergenza immediata, Abbas ha insistito sulla necessità di fermare la guerra e riaprire un percorso diplomatico. Secondo il presidente palestinese, una volta terminato il conflitto occorrerà convocare una conferenza internazionale di pace per rilanciare una soluzione politica duratura.
In questo quadro, Ramallah torna a sostenere l’attuazione dell’Iniziativa di pace araba come base per porre fine all’occupazione dei territori palestinesi e delle aree arabe in Libano e Siria, aprendo la strada – nelle parole di Abbas – a “una pace giusta e globale nella regione”.
Nel corso della conversazione, Papa Leone XIV ha espresso anche la sua preoccupazione per le sofferenze della popolazione libanese e per l’escalation militare in corso. Il pontefice ha rinnovato l’appello a cessare le ostilità e costruire una pace fondata su giustizia, sicurezza e rispetto reciproco per tutti i popoli della regione.
Il colloquio si è concluso con uno scambio di auguri per le imminenti festività religiose: l’Eid al-Fitr per i musulmani e la Pasqua per i cristiani. Abbas e il Papa hanno concordato di mantenere un canale di consultazione permanente, segno di un dialogo che, almeno sul piano diplomatico e morale, continua a cercare una via d’uscita alla spirale di guerra che scuote il Medio Oriente.


