Iran e USA vicini ad un accordo storico con una cerimonia online che si terrà a Islamabad
Dopo mesi di negoziati riservati, dichiarazioni contraddittorie e tensioni che hanno più volte fatto temere il fallimento del dialogo, Iran e Stati Uniti sembrano ormai a un passo dalla firma di quello che potrebbe rappresentare uno degli accordi diplomatici più importanti degli ultimi anni per il Medio Oriente.
Il Ministero degli Esteri pakistano ha annunciato che la cerimonia ufficiale di sottoscrizione dell'intesa tra Washington e Teheran si terrà domani, domenica, a Islamabad. La firma avverrà in modalità elettronica e a distanza, senza la presenza fisica delle delegazioni dei due Paesi.
L'annuncio conferma il ruolo centrale assunto dal Pakistan come mediatore nei colloqui che hanno coinvolto, oltre ai due principali protagonisti, numerosi attori regionali interessati alla stabilizzazione dell'area del Golfo Persico e alla riapertura di canali diplomatici tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti.
Teheran: nessuna delegazione in viaggio
Contestualmente all'annuncio pakistano, l'Iran ha precisato che non è previsto alcun viaggio ufficiale della propria delegazione né verso Ginevra né verso altre capitali nei prossimi giorni.
Una scelta che conferma la volontà di mantenere un profilo prudente fino alla formalizzazione definitiva dell'accordo e che, secondo osservatori diplomatici, punta anche a evitare possibili pressioni esterne nelle ultime ore prima della firma.
A fornire ulteriori dettagli è stato il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, intervenuto presso l'agenzia di stampa Fars.
Lo Stretto di Hormuz al centro dell'intesa
Uno degli aspetti più significativi riguarda lo Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo attraverso il quale transita una quota enorme del petrolio mondiale.
Secondo Teheran, il nuovo accordo prevede che l'Iran possa percepire tariffe di transito legate al passaggio attraverso lo stretto.
La questione è particolarmente delicata perché Hormuz rappresenta uno dei punti strategici più sensibili del pianeta. Ogni crisi nella regione ha storicamente avuto conseguenze immediate sui mercati energetici internazionali e sui prezzi del greggio.
Il portavoce iraniano ha inoltre sottolineato che la sicurezza della navigazione sarà garantita attraverso specifiche misure concordate con le parti coinvolte.
"Adotteremo iniziative per garantire la sicurezza del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, in linea con la tutela della sicurezza nazionale iraniana e con l'interesse generale della comunità internazionale", ha dichiarato.
Fondi congelati: Washington pronta a sbloccarli
Altro punto centrale dell'intesa è rappresentato dai fondi iraniani congelati all'estero.
Secondo Teheran, il rilascio delle risorse finanziarie bloccate dagli Stati Uniti costituisce una componente essenziale e inseparabile dell'accordo.
Negli ultimi anni le sanzioni americane hanno limitato fortemente la capacità dell'Iran di accedere ai propri capitali depositati presso istituzioni finanziarie straniere. Lo sblocco di queste risorse rappresenterebbe dunque una significativa boccata d'ossigeno per l'economia iraniana, ancora alle prese con inflazione elevata, svalutazione monetaria e difficoltà negli investimenti.
Fine della presenza militare straniera
Tra le dichiarazioni più rilevanti provenienti da Teheran vi è anche la richiesta di interrompere le operazioni militari straniere e di ridurre la presenza di forze armate esterne nella regione.
Pur non essendo ancora stato pubblicato il testo integrale dell'accordo, le parole del portavoce iraniano lasciano intendere che il tema della sicurezza regionale costituisca uno dei pilastri fondamentali dell'intesa.
Per l'Iran, infatti, la presenza militare americana nel Golfo Persico è da anni uno dei principali elementi di tensione geopolitica.
Gli Stati Uniti pronti a collaborare nello sminamento di Hormuz
Da parte americana arrivano segnali altrettanto significativi. Un alto funzionario statunitense ha dichiarato che Washington parteciperà alle operazioni di sminamento dello Stretto di Hormuz dopo la firma dell'accordo.
Si tratta di un elemento di grande rilevanza strategica. La collaborazione tra Stati Uniti e Iran in un'area tanto delicata sarebbe stata impensabile fino a pochi mesi fa e rappresenterebbe un forte indicatore del livello di cooperazione previsto dal nuovo quadro diplomatico.
Netanyahu escluso dagli incontri del G7
Mentre il dossier iraniano sembra avviarsi verso una conclusione positiva, emergono indicazioni importanti anche sul fronte delle relazioni regionali.
Secondo quanto riferito dalla stessa fonte americana, il presidente degli Stati Uniti dovrebbe incontrare i leader di Qatar, Emirati Arabi Uniti e altri Paesi mediorientali a margine del vertice del G7 in programma in Francia dal 15 al 17 giugno.
Non sarebbe invece previsto alcun incontro con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Un'assenza che inevitabilmente alimenta interrogativi politici, considerando le profonde divergenze che negli ultimi anni hanno caratterizzato i rapporti tra il governo israeliano e l'Iran e le frequenti critiche espresse da Israele nei confronti di qualsiasi ipotesi di accordo tra Washington e Teheran.
Il Pakistan celebra il successo della mediazione
Particolarmente soddisfatto appare il primo ministro pakistano, Shehbaz Sharif, che attraverso un messaggio pubblicato sulla piattaforma X ha ribadito che il mondo si trova "più vicino che mai alla pace".
Secondo Sharif, la finalizzazione dell'intesa potrebbe avvenire entro le prossime 24 ore, aprendo immediatamente la strada alla firma elettronica e successivamente a negoziati tecnici previsti per la prossima settimana.
Il premier pakistano ha inoltre ringraziato sia la Repubblica Islamica dell'Iran sia gli Stati Uniti per l'impegno dimostrato durante i lunghi mesi di trattative, esprimendo gratitudine anche ai Paesi della regione che hanno sostenuto il processo diplomatico.
Un possibile punto di svolta per il Medio Oriente
Se confermata e attuata nei termini anticipati dalle parti, l'intesa potrebbe produrre conseguenze profonde sull'intero equilibrio geopolitico mediorientale.
La riapertura del dialogo tra Washington e Teheran potrebbe favorire una riduzione delle tensioni nel Golfo Persico, una maggiore sicurezza delle rotte energetiche mondiali e un alleggerimento della pressione economica sull'Iran.
Resta tuttavia da verificare la concreta applicazione degli impegni previsti e la reazione degli altri attori regionali, in particolare Israele, che guarda con estrema diffidenza a qualsiasi processo di normalizzazione tra gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica.
Per il momento, però, Islamabad si prepara a ospitare una cerimonia che potrebbe segnare l'inizio di una nuova fase nei rapporti tra due Paesi che per oltre quattro decenni sono stati simbolo di una delle più profonde contrapposizioni della politica internazionale.