La Cgil torna a riempire Roma e lo fa con numeri che smentiscono ogni previsione prudenziale. Nonostante i tentativi politici di delegittimare il sindacato, la mobilitazione segna un punto a favore di Maurizio Landini, che dal palco rivendica il ruolo della Cgil nella difesa dei diritti sociali e lancia un messaggio politico di forte denuncia contro il governo Meloni.
Una partecipazione che supera ogni aspettativa
Il corteo ha superato ampiamente le attese: la questura parlava di 30 mila partecipanti, ma la piazza ne ha mostrati almeno tre volte tanto. Quando la testa del corteo ha raggiunto piazza San Giovanni, la coda era ancora immobile al punto di partenza: un'unica distesa rossa interrotta da kefiah e bandiere palestinesi. «E siamo solo noi», sottolineano con orgoglio i delegati, a rimarcare che la mobilitazione era esclusivamente sindacale.
Landini sotto attacco ma politicamente rafforzato
Gli attacchi del governo, e in particolare della premier Meloni, hanno finito per compattare la base sindacale. La figura di Landini, indicato dal governo come avversario politico, esce paradossalmente rafforzata. «È in atto una campagna esplicita contro la Cgil – denuncia il segretario – ci descrivono come un soggetto politico, ma questa piazza dimostra che la nostra azione è sindacale, a difesa delle persone e della democrazia».
Landini punta il dito contro l'incapacità della politica di affrontare l'aumento delle disuguaglianze e l'emergenza sociale, dal lavoro al sistema pensionistico, fino alla guerra in Medio Oriente: «Chi manifesta non ha voltato lo sguardo davanti al genocidio di Gaza».
Testimonianze dal mondo del lavoro
Dal palco, lavoratori e precari raccontano le ferite del paese reale. Un docente denuncia il definanziamento della scuola pubblica. Un operaio del distretto del divano parla di "condizioni para schiavistiche", turni massacranti e salari stagnanti. La giornata si trasforma così in un atto d'accusa contro l'economia di guerra, il taglio dei servizi pubblici e la perdita di potere d'acquisto.
Presenze politiche e assenze significative
Assente la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, rappresentata solo da una delegazione. Fuori anche il leader del M5S Giuseppe Conte. Presenti invece Fratoianni e Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra), che attaccano frontalmente il governo: «Il paese dice basta alle bugie di Meloni e all'aumento della povertà».
Hanno aderito anche Rifondazione Comunista e diversi sindacati di base, che però si muovono in autonomia e hanno già proclamato uno sciopero generale per il 28 novembre. La Uil si è chiamata fuori, mentre la Cisl, ormai, è diventato la fotocopia dell'Ugl, un sindacato che approva qualunque decisione targata Palazzo Chigi. Landini, consapevole del rischio di isolamento, annuncia: «Siamo pronti a usare tutti gli strumenti a nostra disposizione se non otterremo risposte dal governo». Il segretario tenta dunque di guidare la mobilitazione, evitando però di arrivare ancora una volta in ritardo rispetto ai sindacati di base.
Le parole di Landini... (fonte: Collettiva.it)
La manifestazione di Roma non è stata soltanto una dimostrazione di forza, ma un banco di prova per la leadership di Landini. Se l'obiettivo del governo era indebolire la Cgil, l'effetto sembra essere stato l'opposto: il sindacato ha mostrato una capacità organizzativa straordinaria e un radicamento sociale tutt'altro che in declino. Ora la vera partita si gioca sul piano politico e istituzionale: dalle piazze al Parlamento, la sfida è appena cominciata.
È una finanziaria che rischia di creare danni. Basta propaganda: stanno raccontando delle balle, delle bugie. Alla voce investimenti pubblici la cifra è zero. Senza investimenti portiamo il Paese a sbattere", è uno dei passaggi finali del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, dal palco in piazza San Giovanni nelle conclusioni della manifestazione "Democrazia al lavoro".L’unica spesa pubblica che è previsto aumenti è quella per le armi. Nessuno pensa che debba sparire l'industria della difesa o la difesa stessa – aggiunge – ma la maggior parte di questa spesa servirà a comprare armi dagli Usa e a finanziare Trump".Anche la detassazione degli aumenti contrattuali, uno dei cavalli di battaglia del fronte sindacale, non è che un titolo per Landini, perché per come è strutturata "fa sorridere: va solo ai lavoratori privati e fino ai 28mila euro l’anno, dunque è solo per una piccola parte". E ad esempio esclude gran parte dei metalmeccanici. Ancora più duro sul taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33% e sul fiscal drag: i lavoratori con redditi di 30mila euro avranno "un aumento di appena 3 euro al mese", mentre negli ultimi tre anni "hanno pagato oltre 2mila euro di tasse in più" per il drenaggio fiscale a causa dell'inflazione, in totale un conto da 25 miliardi, nei suoi calcoli."Siamo di fronte, e mi assumo la responsabilità di quello che sto dicendo, ad un governo che sta estorcendo con una truffa miliardi al lavoro dipendente e ai pensionati", sostiene Landini. Uno sciopero dunque è all’orizzonte. "Se non saremo ascoltati e se nel Parlamento e nel Governo non accetteranno di modificare radicalmente quella che è una legge che noi consideriamo sbagliata, valuteremo e non escludiamo assolutamente nulla", assicura garantendo che la Cgil non si fermerà "finché non arriveranno risposte".


