In appena cinque anni, l’orbita terrestre è cambiata più di quanto avessimo visto nei decenni precedenti. Il numero di satelliti attivi è esploso e continua a crescere: un affollamento senza precedenti che sta ridisegnando il cielo, con conseguenze sempre più evidenti per l’astronomia.
Fino a poco tempo fa il problema più noto era quello delle scie luminose che attraversano le immagini dei telescopi terrestri. Sono riflessi del Sole sui satelliti in movimento, sottili graffi luminosi che tagliano il campo visivo degli strumenti. Ma un nuovo studio pubblicato su Nature mostra che questa interferenza non riguarda più solo gli osservatori a terra: anche i telescopi spaziali stanno iniziando a essere colpiti.
Un’orbita sempre più affollata
La luce solare rimbalza sui satelliti mentre attraversano il cielo, e questo può generare striature anche nelle immagini raccolte oltre l’atmosfera. Una simulazione delle future osservazioni del telescopio europeo ARRAKIHS, il cui lancio è previsto per il 2030, mostra quanto grave possa diventare il fenomeno in un contesto dove potrebbero essere attivi fino a 560.000 satelliti.
Nemmeno Hubble, uno dei simboli della scienza moderna, è immune. Da 35 anni opera a circa 500 km dalla Terra, un’orbita che un tempo era relativamente tranquilla. Oggi quel livello orbitale è diventato trafficato come un incrocio urbano all’ora di punta: migliaia di satelliti, per lo più lanciati negli ultimi cinque anni, gli passano attorno di continuo.
Tra il 2018 e il 2021 solo il 4,3% delle immagini di Hubble mostrava almeno una scia causata da un satellite. Da allora il numero di satelliti attivi è quasi raddoppiato, passando da 8.000 a oltre 13.000, senza contare detriti e relitti.
Simulazioni da allarme rosso
Per capire cosa accadrà nei prossimi anni, lo studio ha simulato diversi scenari utilizzando un database pubblico di oggetti artificiali in orbita. Le ipotesi vanno da 10.000 satelliti a un milione, valore vicino al totale delle richieste di lancio già presentate all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni. Una cifra improbabile, ma che rende l’idea della tendenza.
Gli autori indicano come scenario più realistico quello di 560.000 satelliti: la somma delle mega-costellazioni annunciate, ciascuna composta da migliaia di unità. Sulla base di questa proiezione, e analizzando immagini reali di Hubble del periodo 2023–2024, i ricercatori hanno calcolato l’impatto potenziale: quasi il 40% delle fotografie sarebbe contaminato da almeno una scia luminosa.
E Hubble non sarebbe il più colpito. SPHEREx della NASA, lanciato nel 2024 e posto a 700 km di quota, potrebbe ritrovarsi con scie nel 96% delle immagini. Per i futuri telescopi in orbita bassa i numeri sono impressionanti: circa 6 scie per esposizione per SPHEREx, 70 per ARRAKIHS, fino a 90 per il telescopio cinese Xuntian.
Quanto è grave davvero?
Per valutare il danno scientifico non basta contare le scie: bisogna capire quanto sono luminose. Una domanda tutt’altro che banale, perché i satelliti hanno superfici riflettenti diverse, manovre imprevedibili e orientamenti variabili.
Nonostante queste incertezze, lo studio guidato da Alejandro S. Borlaff conclude che la luminosità delle tracce sarebbe ben sopra la soglia minima rilevabile, quindi inevitabilmente invasiva. E non c’è solo il Sole diretto: contribuiscono anche la luce riflessa dalla Terra e dalla Luna. È un bagliore più debole, ma sufficiente a creare ulteriore rumore nelle immagini.
A questo si aggiunge un ulteriore rischio: progetti sperimentali di satelliti ultra-riflettenti ideati per illuminare aree urbane o fornire “luce solare su richiesta”. Un incubo per chi si occupa di osservazioni astronomiche.
Come correre ai ripari
Le possibili contromisure ci sono, ma richiedono impegno e cooperazione internazionale. Le più immediate includono rendere i satelliti meno luminosi, condividere informazioni precise sulle loro orbite e testarne in anticipo il comportamento ottico. Cruciale anche una rete globale per monitorare l’inquinamento luminoso orbitale.
Il gruppo di Borlaff propone tre linee d’azione principali:
- Prevenzione: collocare i satelliti commerciali più in basso rispetto ai telescopi spaziali, riducendo il rischio di interferenze.
- Elusione: creare un archivio pubblico e accurato delle orbite, aggiornato in tempo reale, con precisione molto maggiore rispetto ai TLE oggi disponibili.
- Correzione: sviluppare tecniche per rimuovere digitalmente le scie dalle immagini scientifiche.
L’International Astronomical Union sta lavorando a SatChecker, un sistema per prevedere il passaggio dei satelliti. Ma per essere utile ai telescopi spaziali servirebbe conoscere la posizione dei satelliti con una precisione dell’ordine dei centimetri, non dei chilometri. Senza una forte collaborazione da parte degli operatori commerciali, questo obiettivo rimane fuori portata.
Un cielo diverso da quello che abbiamo conosciuto
Anche se tutte le contromisure venissero adottate, gli astronomi concordano: il cielo non tornerà più quello di prima. L’affollamento orbitale è destinato a crescere e l’aspetto della volta celeste sarà sempre più influenzato dalle scie artificiali. I telescopi spaziali continueranno a funzionare, certo, ma in un ambiente sempre più difficile e imprevedibile.
L’unica certezza è che il cielo notturno, così come lo abbiamo conosciuto per millenni, è già cambiato. E continuerà a farlo.


