Il presidente americano scende al 35% di approvazione secondo Reuters/Ipsos. Pesano il conflitto con Teheran, l’aumento del costo della vita e la delusione di una parte dell’elettorato conservatore che lo aveva riportato alla Casa Bianca promettendo pace e prezzi più bassi.


Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca doveva rappresentare, almeno nelle intenzioni della campagna elettorale repubblicana del 2024, il grande riscatto dell’America stanca dell’inflazione, delle guerre infinite e delle difficoltà economiche degli anni precedenti. A pochi mesi dall’inizio del suo secondo mandato, però, il quadro appare molto diverso. I numeri dell’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos raccontano infatti un presidente in evidente difficoltà politica, con un consenso sceso al 35%, vicinissimo al minimo storico già toccato il mese scorso al 34%.

È un dato pesante soprattutto perché mostra un progressivo deterioramento non soltanto tra democratici e indipendenti – cosa prevedibile – ma anche dentro il Partito Repubblicano, cioè il cuore dell’universo trumpiano. Trump aveva iniziato il nuovo mandato nel gennaio 2025 con un consenso del 47%, un livello comunque inferiore rispetto all’entusiasmo propagandato dal movimento MAGA, ma sufficiente per presentarsi come leader forte e dominante. Da allora, però, la situazione internazionale ed economica ha iniziato a logorare la sua immagine.

Il colpo più duro è arrivato dalla guerra contro l’Iran. La decisione di ordinare attacchi militari congiunti insieme a Israele nel febbraio scorso ha provocato conseguenze enormi sul mercato energetico mondiale. Il blocco di una parte consistente del traffico petrolifero nello Stretto di Hormuz ha fatto schizzare il prezzo del petrolio e, di conseguenza, quello della benzina negli Stati Uniti. Gli americani si sono ritrovati a pagare il carburante circa il 50% in più rispetto ai mesi precedenti. Una mazzata per milioni di famiglie che già faticavano a sostenere il costo della vita.

Ed è proprio qui che emerge la contraddizione politica più devastante per Trump. Il presidente aveva costruito gran parte della sua campagna sul tema dell’economia quotidiana: meno inflazione, bollette più leggere, prezzi più bassi, benzina economica. Aveva accusato Joe Biden di aver distrutto il potere d’acquisto degli americani e promesso una nuova età dell’oro. Oggi, invece, molti elettori repubblicani iniziano a guardarlo con crescente frustrazione.

Secondo il sondaggio Reuters/Ipsos, soltanto il 47% dei repubblicani approva la gestione del costo della vita da parte di Trump, mentre il 46% la boccia apertamente. Numeri impressionanti se si considera che si parla del suo stesso elettorato. Ancora più significativo è il dato generale: soltanto un americano su cinque approva la gestione economica del presidente sul fronte del costo della vita.

La crepa dentro il Partito Repubblicano è ormai evidente. A gennaio 2025 soltanto il 5% degli elettori repubblicani disapprovava Trump. Oggi quella quota è salita al 21%. Parallelamente, il gradimento interno al GOP è sceso dal 91% di inizio mandato all’attuale 79%. Un calo che per molti presidenti sarebbe ancora gestibile, ma che per Trump rappresenta un campanello d’allarme enorme, soprattutto in vista delle elezioni di midterm di novembre, dove i repubblicani rischiano di perdere il controllo del Congresso.

Molti parlamentari conservatori iniziano infatti a temere che la guerra con l’Iran possa trasformarsi in una trappola politica. Trump era tornato al potere promettendo di evitare le “forever wars”, le guerre infinite che avevano dissanguato gli Stati Uniti in Iraq e Afghanistan. Aveva attaccato l’establishment americano accusandolo di trascinare il Paese in conflitti senza fine. Oggi, però, si ritrova coinvolto in una nuova crisi militare in Medio Oriente che sta colpendo direttamente l’economia americana.

Il presidente continua a difendere la scelta militare, sostenendo che gli attacchi contro Teheran siano stati un successo strategico. Trump rivendica l’uccisione della leadership iraniana e parla di un’Iran indebolita. Ma la realtà geopolitica resta instabile. Nonostante il fragile cessate il fuoco in vigore da aprile, Teheran continua infatti a ostacolare il passaggio delle petroliere nello Stretto di Hormuz, uno snodo fondamentale da cui passava circa un quinto del commercio petrolifero mondiale.

Anche su questo fronte i numeri del sondaggio sono problematici per la Casa Bianca. Solo il 62% dei repubblicani approva la gestione della crisi iraniana da parte di Trump, mentre il 28% la disapprova. Tra democratici e indipendenti il giudizio è ancora più negativo. Complessivamente, appena un americano su quattro considera “valso la pena” l’intervento militare contro l’Iran. Persino tra i repubblicani soltanto circa la metà sostiene davvero l’operazione.

L’unico terreno sul quale Trump continua a mantenere una solida base di consenso resta l’immigrazione. L’82% dei repubblicani approva ancora la sua linea dura sui confini e sui migranti, tema che continua a rappresentare il collante ideologico più forte del movimento MAGA. Ma nemmeno questo sembra più sufficiente a compensare il malcontento economico.

E qui emerge forse il dato politico più importante dell’intera vicenda: gli elettori americani possono tollerare quasi tutto, tranne il fatto di sentirsi più poveri. Trump aveva promesso prosperità immediata, carburante economico e stabilità. Invece, milioni di cittadini vedono aumentare i prezzi mentre Washington torna a parlare di guerra nel Golfo Persico. Una combinazione esplosiva che rischia di trasformare il secondo mandato trumpiano in qualcosa di molto diverso dal trionfo annunciato dai suoi sostenitori appena pochi mesi fa.



Fonte Reuters:
www.reuters.com/world/us/trump-approval-drops-35-republican-support-softens-reutersipsos-poll-finds-2026-05-19