Non si ferma l’andamento positivo delle entrate tributarie. Anche novembre è stato un mese positivo che si è chiuso a positivo per le entrate tributarie, che si è chiuso sfiorando quota 59 miliardi. Dato che porta le entrate nei primi undici mesi dello scorso anno a 520,5 miliardi, con un aumento del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nel dettaglio, a novembre, le imposte dirette sono salite dell’1,9% a 28,6 miliardi, con un balzo del 21,9% dell’Ires. Quanto alle imposte indirette dall’Iva sono arrivati a quasi 19,6 miliardi, in crescita del 3,1%. Il prelievo sulle importazioni è stato di 1,5 miliardi, in aumento del 4,8%.

Il «mondo delle imposte indirette» a trainare il risultato. Queste ultime superano i 205,4 miliardi, con un +4,3 % su base annua. Guardando i dati sull’orizzonte degli undici mesi, tra gennaio e novembre l’imposta sul valore aggiunto ha raggiunto i 160,8 miliardi, con una crescita del 3% (in termini assoluti circa 4,7 miliardi).

"Questi risultati confermano che è possibile coniugare equità, rigore e sviluppo. Ora, con queste risorse aggiuntive derivanti anche dal maggiore recupero fiscale, il mio auspicio è che si possa continuare ad abbassare le tasse, dirette e indirette, a favore delle famiglie e dei ceti più deboli, dando così ancora più sostegno a chi vive di stipendi e pensioni e affronta ogni giorno le difficoltà del caro vita." ha detto il senatore Nicola Calandrini , presidente della 5 commissione bilancio.

Altre imposte indirette – come l’imposta di bollo, le accise, i canoni per radio e tv, le concessioni governative – segnano incrementi consistenti. Ad esempio, il bollo sulle transazioni e contratti, l’accisa sui prodotti energetici e le concessioni governative contribuiscono sensibilmente al surplus.

Sul versante opposto, le imposte dirette – quelle legate al reddito e ai profitti societari – procedono con molto più cautela: il totale si ferma a circa 266,2 miliardi, con un incremento marginale di +0,4 % rispetto ai primi dieci mesi dell’anno precedente.

In particolare l’IRPEF (la tassa sui redditi delle persone fisiche) registra un calo significativo, attestandosi a circa 187,9 miliardi: una contrazione che riflette il taglio del cuneo fiscale reso permanente. A compensare in parte la minore pressione su Irpef e Ires c’è un robusto incremento delle imposte sostitutive legate al risparmio gestito, ai redditi da capitale e alle plusvalenze: il gettito in questi settori cresce a doppia/tripla cifra rispetto al 2024.

Un altro pilastro del successo fiscale del 2025 è il rafforzamento dell’attività di accertamento e controllo.   In aumento sono in particolare gli incassi dall’attività di controllo e di accertamento svolta dall’amministrazione fiscale. Nel complesso il recupero ha fatto segnare un +6,6% e la percentuale balza all’11,9% se si prendono in considerazione le sole imposte dirette.