"Hanno fatto festa al Milan in questi giorni e non c’entra la vittoria sul Bari, comunque indispensabile per sperare ancora in un miracoloso aggancio all’Inter. A rallegrare gli sconsolati animi di Milanello sono bastate due partenze: quelle di Winston Bogarde e di Edgar Davids, la detestata coppia olandese che si era attirata addosso, come una potente e nefanda calamita, il livore di dirigenti, giornalisti e compagni di squadra. Il primo, il monumentale e ombroso Bogarde, si è ricongiunto a Barcellona con il maestro Van Gaal, solo lui capace (forse) di riplasmarlo calciatore.
Il secondo, il selvaggio Davids, dopo aver rinunciato sino alla fine a seguire il compagno in Catalogna, è da martedì scorso della Juve, per quello che è senza dubbio il più inatteso dei colpi di mercato. Se non clamorosa, infatti, è quantomeno sorprendente la decisione di Madama di portare a Torino un giocatore tanto discusso e criticato.
Il più scorbutico, irascibile e arrogante degli stranieri, stando alle cronache della questura di Milano; uno cui persino il suo mentore dei tempi dell’Ajax, il patriarca Van Gaal, regalava amabilmente il nomignolo di 'pit-bull', cagnolino non proprio conciliante e che trasmette bene l’idea di un personaggio astioso, pronto sempre a ringhiare contro tutti: avversari, compagni e comuni passanti...
Follia? Masochismo? Scambio di favori fra i due club più collaboranti sul piano televisivo? Davids alla Juve è un arcano per tanti, specialmente per quelli che a Milanello lo hanno incrociato tutti i giorni per un anno e mezzo e che giurano di non rimpiangerlo in futuro, nemmeno se d’ora in avanti dovesse riscattarsi in bianconero" - Matteo Marani dal “Guerin Sportivo” del dicembre 1997.
In realtà, già dalle prime apparizioni, il Davids visto a Torino si dimostrerà un lontano parente di quello "non ammirato" a Milano. Dinamismo, tenacia, grande resistenza e tecnica sopraffina, l'olandese, darà un impulso decisivo al centrocampo bianconero, stabilendo un gran feeling con mister Lippi e con tutto l'ambiente.
Nelle successive sei stagioni con la maglia della Juve darà il meglio di sé, divenendo, con il suo inconfondibile look e con la sua grinta, leader carismatico e idolo dei tifosi, rivelandosi uno dei migliori centrocampisti della sua generazione.


