Era il 07 marzo del 1971. Allo stadio comunale di Torino la Juventus allora guidata da Cesto Vycpalek regolava con un sonoro 4 a 1 il Napoli di Chiappella, grazie ad una convincente e brillante prova corale. Tra i 22 in campo spiccava però un giovane salentino alla sua prima vera annata da protagonista con la maglia bianconera.


Il giorno dopo, su La Gazzetta dello Sport, scrivevano così:


"Oggi, prima e gelida domenica di marzo, la nazionale azzurra trova la mezzala che da anni va cercando per annullare finalmente lo stanco dualismo Mazzola-Rivera. Nella sua infinita bontà e fortuna, il signor Ferruccio Valcareggi viene a sapere che Franco Causio, torinese di Lecce, ventitré anni, già testa matta, batte il Napoli fin dal terzo minuto di gioco con un tiro malandrino che si infila sotto il gomito di Zoff, poi continua a picchiare in testa come se il suo avversario diretto non esistesse...

Nell'ampio campionario delle sue azioni si aggiunge la continuità di un gioco d'amplissimo respiro, realizzato a tutto campo sempre con partenze piuttosto arretrate e sostenuto da un dinamismo che immiserisce e avvilisce qualsiasi avversario.

E ancora ci va messa la classe, cioè la conoscenza dei fondamentali che gli permette di trattare la palla con la confidenza riservata a pochi. Vedere Causio in gioco è come assistere al recital di un calciatore selenita, precipitato dalla luna in terra senza sapere che i terrestri giocano da seduti, si limitano a distruggere il gioco altrui, fanno o la mezzala di punta o il centrocampista arretrato, insomma fanno di tutto pur di limitare il lavoro, la responsabilità, il settore di competenza.

Lui, povero selenito, gioca ancora come prima della guerra quando la mezzala correva dovunque, in difesa come in attacco senza che questo gli impedisca di tirare in porta e fare dei gol, difatti ne ha già fatti quattro su undici partite."