Modello “grande Milano” e “affidopoli”: la Magistratura sta sfregiando brand e rispettabilità personale solo perché Istituzioni e Politici ritengono di essere stipendiati solo per firmare?
Ormai sembra che la Magistratura sia diventata l’organo ufficiale di informazione della Politica. Quando è innescata da una denuncia o da una segnalazione, preavvisa (nel rigoroso rispetto dei suoi tempi e modi) la Politica che sta puntando i riflettori su problemi di cui la Politica non si è ancora accorta. Con i primi interrogatori – le pronunce del Gip, conferma alla Politica che il problema esiste, spiega alla Politica cosa è veramente successo e la informa che attiva l’iter giudiziario.
Solo così la Politica è riuscita a sapere che, a Milano, una cellula rivoluzionaria stava realizzando un “Pgt-Piano di gestione del territorio ombra” e stavano nascendo avveniristiche oasi urbanistiche – spuntavano grattacieli in sostituzione di capannoni incompatibili con il dettato della Legge urbanistica del 1942 e delle correlate successive varianti legislative. La Magistratura ha informato la Politica sulla lottizzazione abusiva – sull’abuso edilizio per l’utilizzo improprio di strumenti come la Scia – sull’utilizzo di strumenti artificiosi per raggirare le regole e facilitare l'avvio di un piano di affari occulto di pianificazione e di attuazione di agglomerati edilizi (dettagli in precedente appunto del 25 luglio). Il Gip, in data 31 luglio, informa la Politica che la cellula rivoluzionaria è stata neutralizzata (cinque arresti domiciliari e uno in carcere). Intanto il comitato che riunisce gli acquirenti delle case comprate nei cantieri bloccati a Milano dopo le inchieste sull'urbanistica sta valutando l'idea di una class action. Il Sindaco Sala chiosa: “ci aspettiamo un momento in cui ci possano dire delle soluzioni alla nostra situazione”.
Solo così la Politica è venuta a conoscenza, il 26 luglio, anche di un’inchiesta giornalistica, portata avanti dal luglio del 2024 dal quotidiano Il Resto del Carlino, che segnalava, a Pesaro, l’affido di lavori pubblici (affido diretto – senza bando pubblico) sempre agli stessi soggetti, in particolare a due associazioni culturali di Pesaro (Opera Maestra e Stella Polare). La Magistratura ha informato la Politica che l’europarlamentare Matteo Ricci, parlamentare europeo del Partito Democratico - candidato a Presidente della regione Marche, ha impiantato, quando era sindaco di Pesaro, un sistema di affidi diretti (da qui l’etichetta “Affidopoli”) a due associazioni con al centro Stefano Esposto, presidente delle due associazioni in questione, e Massimiliano Santini, ex consigliere comunale. Tramite la mediazione dell’ex capo di gabinetto di Ricci, Franco Arceci, Santini sarebbe stato messo in contatto con una serie di imprenditori disposti a sponsorizzare eventi del Comune, indirizzando poi il denaro che proveniva da loro, oltre che dalle casse del Comune, verso le due associazioni presiedute da Esposto. In cambio Santini avrebbe ricevuto denaro e benefici personali per oltre 100mila euro. Fatti comunque non sorprendenti perché ripropongono l’annoso problema della delega a consumare tasse senza essere attrezzati per sapere-per controllare come vengono consumate.
L’ex sindaco Matteo Ricci, il 27 luglio, conferma: “Non mi sono mai occupato di affidamenti o di appalti, non è una cosa che per legge spetta al sindaco, ma alla struttura amministrativa e dirigenziale. In dieci anni da sindaco ho deciso 500 milioni di investimenti pubblici e organizzato tantissimi eventi, mai una volta mi sono interessato di chi avrebbe realizzato i lavori”. E, il 30 luglio, dopo un incontro di 5 ore con i Magistrati dichiara: "ho ribadito la mia assoluta estraneità ai fatti e anzi ho apportato un contributo ulteriore per l'accertamento della verità". Il leader del M5S Giuseppe Conte, il 31 luglio, anticipa la decisione del Gip sciogliendo ogni riserva - opposizione alla candidatura di Ricci: "non ci sono ragioni allo stato per quello che oggi sappiamo per chiedere un passo indietro a Ricci. Abbiamo letto e riletto l'avviso di garanzia e possiamo riassumere che non ci sono elementi a carico della sua colpevolezza che comprovino allo stato la consapevolezza di partecipare all'ipotesi accusatoria” (non sapeva!).
Il prestigioso brand Milano, un brand che è utile a tutti e non solo ai milanesi, è a rischio. La Magistratura congela il mercato immobiliare milanese – sigilla cantieri e licenzia lavoratori in attesa di stabilire come i legislatori potrebbero riscrivere nel 2025 la Legge urbanistica del 1942. Alle interpretazioni opposte di Comune di Milano e di Procura in merito alla Legge urbanistica del 1942 si aggiungono le sentenze della Cassazione che, ad aprile, conferma il sequestro del cantiere delle Residenze Lac al Parco delle Cave (Baggio) e del Tar della Lombardia che, in un caso molto simile per un maxi-condominio in via Razza – presso la stazione Centrale, giustifica una procedura semplificata richiesta dai costruttori non accogliendo il ricorso dei cittadini. Ovviamente il cesto delle segnalazioni alla Magistratura si riempie e giustifica l’ampliamento delle indagini. Dopo le sei richieste di arresti e con la notizia rimbalzata sui media, in Procura arrivano decine di denunce o di esposti dei cittadini, assistiti da avvocati, per chiedere agli inquirenti verifiche su cantieri e palazzi. E la Magistratura punta il riflettore sull'operazione 'Fili Cadorna' (riqualificazione della stazione Cadorna e di una zona del parco Sempione) e su San Siro (vendita ai club dello stadio Meazza e delle aree limitrofe e fasi precedenti). Non mancano le imitazioni: a Bologna alcuni cittadini hanno avanzato un esposto su progetti e procedimenti autorizzativi (ritenuti comparabili a quelli meneghini) che ha portato all’apertura di un fascicolo senza indagati (il Comune di Bologna, però, ha sottolineato la presenza di una normativa regionale differente). Riflettore anche sui fondi arrivati dall'estero nelle casse di imprese e sviluppatori immobiliari (ad esempio bonifici per 6,5 milioni di euro da Jersey - e conti all'estero rintracciati con le perquisizioni).
L’archistar Stefano Boeri, il 27 luglio, invita la Politica a riflettere: ”certamente oggi serve una più incisiva politica di redistribuzione delle ricchezze che Milano attrae e troppo spesso concentra in spazi e ambienti ristretti ed esclusivi. Ma certo, al netto di una opportuna indagine su eventuali illegalità, non serve all’Italia la demolizione di un modello, quello milanese, di governo della complessità urbana. Un modello che da almeno venticinque anni ha saputo produrre, grazie ad una serie di straordinarie accelerazioni, ricchezza per un intero Paese”. Istruttive anche le analisi del dopo - l’inventario dei segnali ignorati dalla Politica. Il 23 luglio, il prof. Giulio Ernesti, professore ordinario di urbanistica presso l'Università Iuav di Venezia fino al 2019, segnala alla Politica che “in carenza di aree a disposizione si punta ad un’edificazione di sostituzione di patrimoni preesistenti che nell’elevazione di torri e grattacieli ha la propria connotazione distintiva”; denuncia “l’accelerazione di un processo che tende a rimuovere e interpretare come un ostacolo l’ascolto dei bisogni e dei messaggi di una componente significativa dei cittadini, ignorati come importante risorsa e attore imprescindibile delle scelte di sviluppo della città”; ricorda che “tutto risale ai piani regolatori elaborati dalle Amministrazioni Moratti e Pisapia che concepiscono e innescano quel processo di densificazione della città cui stiamo assistendo da allora (e ancor da prima)”.
Il 24 luglio, l’ex sindaco di Milano Letizia Moratti elenca alla Politica i problemi della città “casa, lavoro, mobilità e sicurezza, una nuova attenzione alla sostenibilità come principio guida delle scelte urbane, rapporto di fiducia con le periferie che oggi si sentono abbandonate”; invita a “politiche concrete per il diritto allo studio - all’abitare - alla mobilità accessibile, ad offrire opportunità a tutti, ad un’urbanistica (motore decisivo, ma da migliorare) che non parla più solo di metri cubi o skyline ma costruisce comunità, verde, servizi, qualità della vita”; denuncia che “la Milano degli ultimi anni ha prodotto diseguaglianze crescenti, l’attrattività è paradossalmente diventata escludente, le periferie sono rimaste ai margini mentre il centro si trasformava, i problemi si sono amplificati: negozi chiusi e vetrine spente sono indice di crisi economica e sociale e causa anche di insicurezza, la mancanza di alloggi per gli studenti universitari sono un grave fardello per una città che vanta poli accademici di eccellenza, lasciare metà delle case popolari vuote è inaccettabile”.
E la Politica che fa? Apparentemente non si accorge che la Magistratura sta sfregiando il brand nazionale Milano perché manca la struttura di controllo che avrebbe impedito alla Magistratura di sfregiarlo - ha insabbiato in Senato la legge che impedirebbe alla Magistratura di continuare a sfregiarlo (e aspetta che sia la Magistratura a dire come si deve riscrivere la Legge urbanistica del 1942) e continua ad ignorare i segnali di disagio-di disgusto dei milanesi. O non sa cosa fare ed è grave perché i contribuenti la stipendiano pensando che sappia fare. O sa cosa fare ma non lo fa ed è ancora più grave perché i contribuenti stanno continuando a stipendiarla perché lo faccia.
Pesaro è solo la banale conferma che Istituzioni e Politici non hanno ancora trovato il tempo di attrezzarsi per non sprecare – per non farsi scroccare i soldi dei contribuenti. Manca la struttura di controllo e l’infrastruttura tecnologica che la supporta accendendo ai vari livelli di responsabilità gli alert che attivano tempestivi interventi correttivi compresa la denuncia di chi utilizza male il denaro dei contribuenti. La Magistratura non si attiverebbe su denuncia e non dovrebbe perdere tempo ad accertare perché riceverebbe già segnalazioni circostanziate-attribuite su cui appiccicare il cartellino dell’apposito reato. Ma evidentemente rimediare alla mancanza di cultura e struttura di controllo non è una priorità.
I contribuenti (ovviamente quelli che contribuiscono, in particolare quelli costretti a contribuire perché il Ministro delle finanze infila la manina nella busta paga-pensione prima che venga consegnata) forse dovrebbero attivarsi per determinare un incremento del tasso di sostituzione della Politica e di competenza della Dirigenza PA (non basta solo disertare la cabina elettorale).