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Proteste a New York contro la sospensione di Jimmy Kimmel: scontro tra Disney, Trump e libertà di espressione

New York – La sospensione a tempo indeterminato del talk show Jimmy Kimmel Live! da parte di Disney ha acceso un acceso dibattito politico e mediatico negli Stati Uniti, sollevando accuse di censura e minacce alla libertà di parola.

Il caso nasce dal monologo andato in onda lunedì scorso, quando Jimmy Kimmel ha preso di mira il presidente Donald Trump e il defunto attivista di destra Charlie Kirk, ucciso recentemente durante un evento pubblico. Le battute del conduttore hanno scatenato l’ira dei conservatori: molte emittenti locali affiliate ad ABC hanno rifiutato di trasmettere lo show finché Kimmel non presenterà delle scuse alla famiglia Kirk.

Le reazioni politiche: FCC nel mirino
La decisione di Disney – proprietaria della rete ABC – è stata accompagnata da dichiarazioni pesanti del presidente della Federal Communications Commission (FCC), nominato da Trump, che ha minacciato azioni regolatorie contro i broadcaster critici. Una posizione che ha fatto insorgere i democratici e diverse organizzazioni per i diritti civili, accusando l’amministrazione di voler zittire le voci scomode.
Il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, ha chiesto apertamente la rimozione del presidente dell’FCC Brendan Carr, definendolo “una delle più grandi minacce alla libertà di parola in America”.

Le proteste a New York e Los Angeles
Venerdì, davanti agli uffici Disney a Manhattan, decine di sceneggiatori e autori televisivi hanno manifestato con lo slogan “proteggere la libertà di espressione”. La protesta è stata organizzata dal sindacato Writers Guild of America (WGA).
Un’iniziativa simile si era svolta il giorno prima a Los Angeles, dove circa 150 persone hanno sfilato davanti agli studi di registrazione di Jimmy Kimmel Live! con cartelli che recitavano: “Don’t Bend a Knee to Trump”, “Resist Fascism” e “Douse the Mouse”.

Trump contro Kimmel
Trump, ex volto noto della TV, durante la sua visita di Stato in Gran Bretagna ha commentato positivamente la sospensione di Kimmel, definendo il comico “privo di talento” e accusandolo di aver “detto cose orribili” su Kirk.
Tornando negli Stati Uniti, il presidente si è lamentato con i giornalisti, sostenendo che il 97% delle televisioni fosse “contro di lui” e suggerendo persino che alcune emittenti dovrebbero perdere la licenza. Una richiesta che non ha basi legali, dato che la legge federale vieta all’FCC di revocare concessioni a causa di critiche o opinioni sgradite al governo.

Disney di nuovo nell’occhio del ciclone
Per Disney non è la prima volta che entra nel mirino dei conservatori. Già nel 2022 il colosso dell’intrattenimento si era scontrato con il governatore repubblicano Ron DeSantis per la legge della Florida che limitava le discussioni su orientamento sessuale e identità di genere nelle scuole. Allora l’azienda, sotto la pressione dei suoi stessi dipendenti, aveva assunto una posizione critica, finendo in una lunga battaglia politica e legale.

Un futuro incerto per Jimmy Kimmel Live!
Al momento Kimmel non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla sua sospensione. Il destino del programma rimane incerto, mentre il dibattito nazionale si infiamma su un tema cruciale: fino a che punto la politica può influenzare la libertà di parola nel mondo dei media?

Autore Antonio Gui
Categoria Esteri
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