L'amministrazione statunitense guidata dal presidente Donald Trump ha annunciato nuove sanzioni personali contro quattro membri della Corte Penale Internazionale (CPI) dell'Aia, accusata da Washington di rappresentare una "minaccia alla sicurezza nazionale" e di agire come "strumento legale contro gli Stati Uniti e il loro alleato Israele".
Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha dichiarato mercoledì sera che le misure arrivano in risposta ai mandati di arresto emessi dalla CPI contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, oltre che contro cittadini americani.
Le sanzioni colpiscono quattro figure di rilievo della Corte:
Kimberly Frost (Canada), giudice;
Nicolas Guillot (Francia), giudice;
Nazhat Shameem Khan (Figi), vice procuratrice generale;
Mbaye Niang (Senegal), vice procuratore.
Le misure prevedono il congelamento di eventuali beni negli Stati Uniti e l'esclusione dal sistema finanziario americano, oltre a restrizioni sui visti.
Secondo Washington, questi magistrati avrebbero partecipato direttamente alle indagini, all'emissione di ordini di arresto e alle procedure contro cittadini statunitensi e israeliani "senza il consenso dei rispettivi governi".
Rubio ha ribadito la linea dura dell'amministrazione:
"La Corte si è trasformata in un rischio per la nostra sicurezza nazionale e in un'arma politica contro di noi e Israele. Difenderemo i nostri soldati, la nostra sovranità e i nostri alleati da azioni illegittime e infondate".
Già a febbraio, Trump aveva firmato un decreto esecutivo che autorizzava sanzioni economiche e restrizioni di viaggio contro funzionari della CPI coinvolti nelle indagini.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore l'annuncio, definendo la decisione di Washington un atto di sostegno verso Israele:
"Accolgo con favore le sanzioni annunciate dal segretario di Stato americano Marco Rubio. Si tratta di una risposta ferma contro la campagna diffamatoria che prende di mira Israele e il suo esercito. È una vittoria per la verità e per la giustizia".
Secondo fonti israeliane, il giudice francese Nicolas Guillot aveva presieduto la commissione che ha emesso i mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant. La giudice canadese Kimberly Frost, invece, sarebbe stata presa di mira per aver sostenuto l'apertura di un'indagine sulle operazioni militari statunitensi in Afghanistan.
Nel novembre 2024 la Corte Penale Internazionale aveva emesso mandati di arresto contro Netanyahu e Gallant, accusandoli di crimini di guerra e crimini contro l'umanità nell'ambito della guerra a Gaza, definita da varie organizzazioni internazionali una campagna di sterminio.
La decisione americana di colpire personalmente i magistrati si inserisce in una più ampia strategia di delegittimazione della CPI, già accusata da Washington di essere "moralmente fallita". Rubio ha infine esortato gli altri paesi a "rivalutare il loro sostegno" alla Corte, sottolineando che molti di essi "devono la propria libertà ai sacrifici dei soldati americani".


