Decine di migliaia di israeliani domenica a uno sciopero generale e a manifestazioni in tutto il Paese per chiedere la fine della guerra a Gaza e il ritorno degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas.

La mobilitazione, organizzata dal Consiglio di Ottobre — che riunisce familiari di vittime e ostaggi dell'attacco del 7 ottobre 2023 — ha visto blocchi stradali sulle principali arterie, da Tel Aviv a Gerusalemme, fino al nord del Paese. La polizia ha effettuato oltre 30 arresti e, in alcuni casi, ha disperso i manifestanti con gli idranti.

Cortei e presidi si sono tenuti anche davanti alle abitazioni di diversi ministri del governo. Nonostante la mancata adesione formale della Histadrut, il principale sindacato israeliano, numerose amministrazioni locali, università e aziende hanno permesso ai propri dipendenti di partecipare allo sciopero.

Il presidente Isaac Herzog, intervenuto a Hostages Square di Tel Aviv, ha ribadito che "tutto il popolo israeliano è unito nel volere il ritorno degli ostaggi" e ha sollecitato la comunità internazionale a esercitare maggiore pressione su Hamas.

In piazza sono intervenuti anche ex ostaggi, tra cui Arbel Yehoud, che ha avvertito: "La pressione militare non li riporterà indietro, l’unica via è un accordo immediato".

Il cuore delle manifestazioni è rimasto Hostages Square, dove centinaia di famiglie hanno portato cartelli, foto e passeggini vuoti a simboleggiare i bambini uccisi il 7 ottobre.

Secondo i familiari degli ostaggi, lo sciopero non sarà un evento isolato ma l'inizio di una mobilitazione destinata a continuare finché non ci sarà un accordo per la liberazione dei prigionieri.


Il primo ministro Benjamin Netanyahu, aprendo la riunione settimanale del governo, ha accusato lo sciopero e le proteste di “rendere meno probabile” un cessate il fuoco con Hamas.

"Chi chiede di fermare la guerra senza sconfiggere Hamas — ha dichiarato — non solo irrigidisce la posizione del nemico e allontana la liberazione dei nostri ostaggi, ma garantisce che le atrocità del 7 ottobre si ripetano ancora e ancora. Per riportare a casa i nostri prigionieri e assicurare che Gaza non rappresenti più una minaccia, dobbiamo completare la missione e sconfiggere Hamas".

Netanyahu ha ribadito di voler applicare la decisione del gabinetto di sicurezza che prevede la conquista di Gaza City, sottolineando inoltre che Hamas pretende il ritiro totale di Israele, inclusi il corridoio di Filadelfia (lungo il confine con l’Egitto) e la fascia di sicurezza attorno alla Striscia. "Un ritiro completo permetterebbe a Hamas di riorganizzarsi, riarmarsi e colpirci di nuovo", ha detto.

Le dichiarazioni del premier hanno suscitato forte indignazione tra i familiari degli ostaggi. Il Forum delle Famiglie degli Ostaggi, che rappresenta la maggioranza delle famiglie coinvolte, ha accusato Netanyahu di “mentire all’opinione pubblica” e di aver respinto più volte occasioni concrete per chiudere un accordo.

"Da 22 mesi i nostri cari languono a Gaza, sotto la tua responsabilità", recita la nota diffusa dal Forum. "Invece di ingannare l’opinione pubblica e screditare le famiglie, porta i nostri cari a casa e chiudi questa guerra".

Secondo il Forum, negli ultimi due anni ci sono state diverse opportunità per riportare indietro gli ostaggi, ma sarebbe stato proprio Netanyahu a "far saltare" i negoziati. "Sono stati rapiti durante il tuo governo, ed è tua la responsabilità di riportarli indietro", aggiunge il comunicato.

Le manifestazioni di domenica hanno visto, secondo gli organizzatori, centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese, con "migliaia di piccole e grandi attività" che hanno chiuso per permettere ai lavoratori di partecipare.

A Gerusalemme, i manifestanti hanno bloccato la Begin Highway scandendo slogan per un accordo sugli ostaggi e il cessate il fuoco. "Il popolo ha votato con i piedi e ha mandato un messaggio chiaro: riportate a casa gli ostaggi e i soldati, e chiudete la guerra", ha dichiarato il Forum.


Attualmente, secondo le autorità israeliane, 50 ostaggi si trovano ancora a Gaza: 49 catturati il 7 ottobre 2023 e il corpo di un soldato ucciso nel 2014. Tra loro, 28 sarebbero già morti, 20 ritenuti vivi e 2 in condizioni critiche.

Nel novembre 2023, un primo accordo portò alla liberazione di 105 ostaggi. Tra gennaio e febbraio 2025, altri 30 furono rilasciati insieme ai corpi di otto prigionieri uccisi. Cinque persone sono state liberate al di fuori degli accordi, otto salvate dall’IDF con operazioni militari, mentre i corpi di 49 ostaggi sono stati recuperati durante il conflitto.