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Caldo record a giugno 2026, ma la mortalità resta contenuta: Torino tra le città più colpite secondo il Ministero della Salute

Giugno 2026 si conferma come uno dei mesi più caldi mai registrati, sia a livello mondiale sia in Europa. Anche l'Italia ha vissuto condizioni climatiche eccezionali, con anomalie termiche particolarmente marcate soprattutto nelle regioni del Centro-Nord, dove in alcune aree le temperature hanno superato fino a 5,5 gradi centigradi i valori climatici di riferimento. Nonostante l'intensità delle ondate di calore, l'impatto complessivo sulla mortalità della popolazione anziana è rimasto relativamente contenuto, segno che le misure di prevenzione e i sistemi di allerta hanno probabilmente contribuito a limitare le conseguenze sanitarie più gravi.

È questo il quadro delineato dal nuovo rapporto del sistema HHWWS-SISMG, realizzato dal Ministero della Salute in collaborazione con il Dipartimento della Protezione civile, che analizza gli effetti delle prime ondate di calore dell'estate 2026 nelle 54 città italiane monitorate dal Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera.

Nel periodo compreso tra il 25 maggio e il 30 giugno, l'eccesso di mortalità nella popolazione con più di 65 anni è stato pari al 3% rispetto ai valori attesi. Un incremento definito contenuto dagli esperti, soprattutto se confrontato con l'eccezionalità delle condizioni meteorologiche registrate nello stesso periodo.

Due ondate di calore hanno interessato gran parte del Paese
Il rapporto ricostruisce con precisione l'evoluzione delle temperature nel corso delle settimane. Una prima fase di caldo si è verificata tra il 25 e il 30 maggio, seguita da una seconda ondata decisamente più intensa che, a partire dal 16 giugno, ha coinvolto gran parte delle regioni settentrionali e centrali, proseguendo praticamente senza interruzioni fino alla fine del mese.

Durante questo periodo i sistemi nazionali di previsione del rischio sanitario hanno emesso numerosi bollettini di livello elevato. Nelle città del Nord e del Centro sono stati registrati mediamente dieci giorni consecutivi di allerta di livello 2 o 3, mentre nelle città del Sud i giorni caratterizzati da rischio elevato sono stati in media quattro.

L'intensità e la durata del caldo hanno quindi interessato soprattutto le aree centro-settentrionali del Paese, dove le temperature sono rimaste elevate anche nelle ore notturne, aumentando lo stress termico soprattutto per le fasce più fragili della popolazione.

Mortalità in aumento, ma con forti differenze territoriali
L'analisi evidenzia come gli effetti sanitari non siano stati omogenei sul territorio nazionale.

Considerando l'intero periodo osservato, l'eccesso di mortalità tra gli over 65 è stato pari al 5% nelle città del Centro-Sud, mentre nel Nord si è attestato al 2%, incremento che gli esperti precisano non essere statisticamente significativo.

Dietro questo dato medio si nascondono tuttavia differenze anche molto marcate tra le singole realtà urbane.

Gli aumenti più evidenti della mortalità sono stati osservati a Torino, Novara, Roma, Latina, Bari, Palermo e Catania. Al contrario, altre città che hanno sperimentato temperature analoghe non hanno mostrato incrementi significativi dei decessi, confermando come l'impatto del caldo dipenda da molteplici fattori, tra cui le caratteristiche demografiche della popolazione, la diffusione delle misure preventive e la capacità dei servizi sanitari e sociali di assistere tempestivamente le persone più vulnerabili.

Torino è la grande città con l'incremento più elevato durante la fase più critica
Particolarmente significativa risulta la fotografia relativa al periodo compreso tra il 18 e il 30 giugno, coincidente con la fase più intensa dell'ondata di calore.

Tra tutte le grandi città italiane, soltanto Torino ha registrato un incremento statisticamente significativo della mortalità nella popolazione con più di 65 anni, pari al 35% rispetto ai valori attesi.

Tra i centri di dimensioni minori emergono invece Perugia, dove l'eccesso di mortalità ha raggiunto il 40%, e Latina, che ha registrato un incremento del 48%, valore definito al limite della significatività statistica.

Roma ha invece evidenziato un aumento del 7%, che secondo il rapporto non raggiunge la significatività statistica.

L'analisi dell'intero periodo, dalla fine di maggio alla conclusione di giugno, restituisce inoltre una mappa dettagliata degli incrementi osservati nelle diverse città. Torino ha fatto registrare un eccesso di mortalità del 19%, Novara del 49%, Latina del 36%, Bari del 23%, Cagliari del 35%, Catania del 17%, Palermo dell'11% e Roma del 6%.

Pronto soccorso sostanzialmente stabili nonostante il caldo estremo
Uno degli aspetti più rilevanti messi in evidenza dal rapporto riguarda il limitato impatto delle elevate temperature sull'attività dei Pronto soccorso.

Contrariamente a quanto si potrebbe attendere durante ondate di calore così intense, le strutture sentinella monitorate hanno mostrato un andamento complessivamente stabile degli accessi.

Solo Venezia, Milano e Palermo hanno registrato lievi aumenti nei giorni caratterizzati dalle temperature più elevate, senza tuttavia evidenziare situazioni di particolare criticità.

Questo andamento suggerisce che, almeno nella fase iniziale dell'estate, il sistema sanitario abbia retto l'impatto dell'emergenza climatica senza subire pressioni eccezionali sul fronte dell'assistenza ospedaliera d'urgenza.

Sorveglianza e prevenzione restano gli strumenti principali
Il Ministero della Salute sottolinea come il sistema HHWWS-SISMG rappresenti oggi uno strumento essenziale per monitorare in tempo reale gli effetti delle ondate di calore sulla salute della popolazione e consentire interventi tempestivi laddove emergano situazioni di rischio.

Il sistema di sorveglianza, attivo in 54 città italiane, permette infatti di individuare rapidamente eventuali incrementi della mortalità e di orientare le misure di prevenzione verso le categorie più esposte, in particolare gli anziani e i soggetti fragili.

Tra le azioni considerate prioritarie figurano il rafforzamento dei piani locali di prevenzione, l'attivazione tempestiva delle reti dell'emergenza-urgenza, il coinvolgimento dei medici di medicina generale nel monitoraggio dei pazienti più vulnerabili e nell'eventuale revisione delle terapie farmacologiche durante i periodi di caldo intenso.

A queste si aggiungono la diffusione capillare dei bollettini di allerta, l'attivazione di posti letto temporanei destinati agli anziani fragili, il potenziamento dell'assistenza domiciliare e la realizzazione di una rete sempre più estesa di "rifugi climatici", ossia spazi pubblici climatizzati nei quali le persone più esposte possano trovare sollievo durante le giornate caratterizzate da temperature estreme.

Il rapporto conferma così come, di fronte a estati sempre più calde e frequenti eventi meteorologici estremi, il monitoraggio continuo, la prevenzione e il coordinamento tra istituzioni sanitarie e servizi territoriali rappresentino strumenti fondamentali per contenere gli effetti del cambiamento climatico sulla salute pubblica.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Scienza e Tecnologia
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